Trentasei autoritratti, dal 1990 al 2026, compongono un’installazione che si presenta come un unico organismo. Per la prima volta Egeon presenta una serie inedita di lavori realizzati a carboncino, un medium introdotto solo recentemente nella sua ricerca. Nati da fotografie scattate da persone diverse, i ritratti evocano un insieme di memorie labili. Come il ricordo, infatti, anche il segno del carboncino è fragile e mutevole: soggetto al tempo, può attenuarsi, trasformarsi o scomparire. Su ciascun volto si innesta una trama ispirata alle rizomorfe del fungo Armillaria: strutture filamentose e parassitarie che si sviluppano sugli alberi e ne favoriscono il decadimento. Se da un lato ne accompagnano la morte, dall’altro rendono possibile la rigenerazione della foresta, favorendo il riciclo dei nutrienti. Il carboncino, ottenuto dal legno, e la carta, derivata dalla cellulosa, richiamano la materia stessa della foresta. L’allestimento ne rievoca la presenza attraverso grandi ritratti sospesi, liberi di ruotare e di instaurare relazioni mutevoli con il visitatore.
Per l’occasione, Egeon realizzerà inoltre un’opera murale temporanea raffigurante un gruppo di rizomorfe sulla facciata principale di SAC, concepita come estensione dell’installazione nello spazio esterno.
Sofia De Pascali
Biografia dell’artista
Egeon (Bolzano, 1990) è un artista che opera nello spazio pubblico, dove muralismo e installazione sono i linguaggi attraverso cui interroga il rapporto tra immagine, luogo e memoria. Il suo lavoro nasce dall’ascolto dei contesti in cui interviene, trasformando muri, architetture e paesaggi in superfici di indagine visiva. La sua ricerca si muove tra interazioni umane e i processi della memoria, esplorando quelle mappe cognitive e affettive che orientano la mente e contribuiscono a definire la nostra percezione del reale. Negli ultimi anni il suo linguaggio visivo si è progressivamente radicato nell’immaginario della foresta: un ecosistema abitato da piante, animali e funghi, dove relazioni invisibili generano simboli e archetipi. In un dialogo organico tra umano e naturale, il suo sguardo sulla natura si muove tra osservazione scientifica e intuizione poetica. Da questa tensione nasce un linguaggio visivo essenziale, segnato da una malinconia cruda, che senza retorica osserva il comportamento paradossale dell’uomo di fronte alla vita, in bilico tra bruttura e meraviglia.

© Davide Menegazzi
