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DESCRIPTION:“Ma nel momento stesso in cui quel sorso\, mescolato alle briciole del dolce\, toccò il mio palato\, trasalii\, attento a ciò che accadeva di straordinario in me”.  \n(Marcel Proust\, Dalla parte di Swann\, 1913)  \nSpesso è un dettaglio a innescare un’esperienza di rivelazione. Nel celebre episodio della madeleine di Marcel Proust\, un gesto semplice\, come addentare un dolce\, dopo averlo immerso nel tè\, agisce da amplificatore sensoriale in grado di far riemergere un intero universo di immagini ed emozioni.  \nFrammenti si sviluppa in questo spazio percettivo liminale\, dove ciò che è ambiguo\, discontinuo e parziale\, continua a interrogare lo sguardo e la mente.  \nSAC apre le sue porte al pubblico\, per la prima volta\, con una mostra bipersonale. Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace\, già presenti nello spazio in precedenti esposizioni collettive\, sono ora protagonisti di un confronto diretto\, un dialogo visivo in cui le loro sensibilità si intrecciano e si rispecchiano.  \nLa ricerca di Silvia Beltrami (Roma\, 1974) si muove all’interno di una realtà frantumata\, instabile e mai pienamente afferrabile. Fin dagli esordi il collage si afferma come suo linguaggio privilegiato: non una semplice tecnica compositiva\, ma un gesto critico attraverso cui l’immagine viene smontata\, decontestualizzata e ricostruita. Nei lavori più recenti Beltrami intreccia il collage alla pratica dello strappo d’affresco: tecnica che consiste nella rimozione dello strato superficiale della parete che\, grazie all’uso di colle vegetali e di una tela leggera (calicot)\, viene staccata e trasferita su un nuovo supporto. Il muro\, inteso come luogo di stratificazione storica\, viene così fisicamente sottratto al suo contesto originario per diventare opera\, mantenendo intatta la propria corporeità e al tempo stesso evocando l’effetto visivo di un manifesto strappato. Il frammento\, lungi dall’essere una perdita\, si fa elemento generativo: una porzione di realtà che\, sottratta al proprio tempo e spazio\, apre a nuove possibilità di senso. Le figure che abitano le opere di Beltrami restituiscono una condizione umana precaria\, segnata da pregiudizi\, controllo e incomunicabilità. Decostruire per dare nuova vita: è in questo gesto che la pratica di Beltrami trova il proprio nucleo più autentico. L’artista si affida alla teoria del Decostruzionismo\, elaborata da Jacques Derrida\, secondo cui è necessario smontare concetti e strutture consolidate per rivelarne la fragilità e le contraddizioni\, mostrando come i significati siano in continua trasformazione.   \nGiuseppe Gallace (Soverato\, 1993) rifiuta la narrazione lineare per aprirsi a un’ambiguità stratificata\, visiva e immaginifica. La sua ricerca si presenta come un campo aperto alle interpretazioni\, fondato su un rapporto intimo con la pittura. Per l’artista la tela è una superficie in cui passato e presente\, crosta e polpa convivono senza gerarchie prospettiche. Gallace colloca la propria ricerca nella sfera del Realismo Magico\, inteso come approccio artistico e letterario che fonde il quotidiano con elementi fantastici\, rendendo straordinario ciò che appare ordinario; una soglia instabile tra realtà e immaginazione\, in cui le immagini mantengono un’apparente quiete formale ma sono attraversate da una tensione sottile e inquieta. Nei lavori più recenti Gallace fa affiorare elementi floreali che\, come tracce materiali\, squarciano la superficie pittorica rendendo visibile la stratificazione del dipinto. Le forme\, fragili e sul punto di piegarsi o rompersi\, abitano una condizione di tensione latente\, sospesa tra la rappresentazione infantile del fiore e una sensazione di inospitalità. Il dualismo tra l’illusione tipica dell’infanzia e la disillusione della giovinezza esprime con chiarezza l’ibridazione tra delicatezza e inquietudine che caratterizza il lavoro di Gallace\, dove l’apparenza suggerisce una favola continuamente interrotta da frammenti di tela che ne incrinano l’incanto.  \nAll’interno di questo dialogo\, il frammento si afferma come forma di possibilità. Le opere di Beltrami e Gallace abitano un territorio ibrido in cui il reale\, pur frantumato\, resta vivo.  \n   \nTesto critico di Sofia De Pascali \n 
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SUMMARY:Finissage FRAMMENTI
DESCRIPTION:Sabato 18 aprile non perderti il finissage della mostra Frammenti\, ultima occasione per ammirare le opere della bipersonale e conoscere gli artisti Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace. Ti aspettiamo al SAC di Robecchetto con Induno alle ore 18\, non mancare!
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DESCRIPTION:Possiamo ancora abitare consapevolmente un mondo che ci sovrasta e ci consuma\, oppure è nel gesto del fermarsi che si apre la possibilità di una nuova relazione con la natura e con noi stessi?  \nLa mostra collettiva Res Naturae\, dal latino “cose della natura”\, trova la sua origine in questa domanda. Oggi la natura non può più essere pensata come uno sfondo stabile o come una realtà separata dall’essere umano: è piuttosto un intreccio dinamico di relazioni\, dove biologico\, tecnologico e culturale si influenzano reciprocamente e in modo continuo.  \nRosi Braidotti\, filosofa italo-australiana all’interno del suo testo The Posthuman (2013)\, ci invita a ripensare radicalmente l’idea stessa di “umano”\, mettendo in discussione l’eredità dell’umanesimo occidentale\, che ha a lungo definito l’essere umano come centro separato dal resto del vivente. Da qui il concetto di zoe: una forza vitale che attraversa ogni forma esistente (umana\, animale\, ambientale\, naturale\, tecnologica) in un flusso comune e non gerarchico che unisce ogni essere vivente. Donne e uomini sono soggetti nomadi facenti parte di una rete ampia di relazioni che includono altre forme di vita.  \nIn mostra\, il mondo animale non si definisce come semplice soggetto iconografico\, ma come campo di indagine attraverso cui interrogare le forme del vivente e le sue trasformazioni. Tra adattamento\, scomparsa e reinvenzione\, le ricerche artistiche costruiscono tre diverse declinazioni di un medesimo ecosistema immaginario\, in cui le specie si ibridano\, si dissolvono o si ricompongono in nuove forme del vivente.  \nLa ricerca di Stefano Zaratin (Mestre\, 1962) apre a una visione estrema proiettata verso scenari distopici in cui la natura si trasforma per sopravvivere a un ambiente ostile: piante e forme viventi si adattano\, mutano\, si ridefiniscono\, fino a generare nuove tassonomie immaginarie che mettono in discussione i confini tra le specie. Nel lavoro di Zaratin cemento\, legno\, plastica e carta\, spesso recuperati\, diventano portatori di storie e trasformazioni\, attivando direttamente il processo creativo. Le opere mettono spesso in scena un cortocircuito tra naturale e artificiale: materiali inquinanti che richiamano ambienti puri\, elementi di recupero che assumono la qualità di reperti\, forme organiche che oscillano tra adattamento e sopraffazione. La natura appare così come spazio ambivalente\, fragile ma ancora vitale. La formazione scientifica emerge con forza nell’attenzione al dettaglio\, alla lentezza e all’osservazione ravvicinata della natura: ne deriva un approccio che unisce curiosità analitica e dimensione poetica.  \nIl linguaggio di Hadeel Azeez (Baghdad\, 1981) si articola attraverso immagini che appaiono come ibridazioni di specie e forme\, in cui il disegno diventa ipotesi di nuove possibilità di esistenza\, anche in relazione alle trasformazioni ambientali contemporanee. Il segno\, insieme gesto e ignoto\, si colloca in una soglia tra Oriente e Occidente: migliaia di micro-tratti costruiscono superfici che evocano strutture organiche\, come se l’immagine fosse osservata a livello cellulare. Al centro della ricerca emerge una riflessione sul rapporto tra forma e natura\, in particolare attraverso il mondo ornitologico e la figura dell’uccello come simbolo di libertà\, equilibrio e adattamento. Intreccia esseri diversi tra loro\, come per creare una nuova specie\, in un processo simile a quello della mente: ne deriva una sorta di “cubismo mentale”\, in cui le forme si sovrappongono e si ricompongono continuamente generando nuove sfumature del reale.  \nAnche nei lavori di Alice Olimpia Attanasio (Milano\, 1985) la scelta dei soggetti si concentra prevalentemente sugli uccelli\, osservati attraverso una lente quasi contemplativa. Ricami e interventi cuciti si sovrappongono alle immagini\, accentuando una dimensione di fragilità ed evanescenza\, in cui i soggetti appaiono immersi in un ambiente che si dissolve progressivamente. Ne emerge una visione ibrida della vita\, sospesa tra ciò che permane e ciò che rischia di scomparire sotto l’impatto dell’intervento umano. Le immagini\, pur rimanendo fedeli alla realtà\, non tendono alla mera riproduzione\, ma a una sua reinterpretazione sensibile ed estetica. La pratica del ricamo diventa inoltre un gesto meditativo\, che unisce dimensione pittorica\, scultorea e installativa – proprie della ricerca multidisciplinare – trasformando il processo stesso in un atto di attenzione e cura.  Così\, la natura si rivela nella sua dimensione più fragile e al tempo stesso più essenziale. L’uso di palette desaturate e toni pastello contribuisce a costruire un’atmosfera rarefatta e sospesa: ne deriva un’immaginazione che richiama gli habitat naturali e atmosfere quasi oniriche\, in cui anche i soggetti più ordinari assumono una dimensione simbolica e poetica.  \nA partire da queste riflessioni\, lo sguardo si amplia e si sposta dall’animale all’ambiente che lo accoglie. La natura diventa qui occasione di contemplazione: lo sguardo rallenta\, si sofferma su ciò che resta\, su ciò che muta e su ciò che progressivamente scompare. In questa sospensione\, emergono assenze e memorie che invitano a ripensare il nostro modo di abitare il mondo.  \nLa ricerca di Noemi Cammareri (Pisa\,1997)\, infatti\, si orienta verso una natura intesa come presenza imprescindibile e interlocutrice attiva. La distanza dal suo paesaggio naturale d’origine rende progressivamente evidente\, alla sensibilità dell’artista\, un senso di assenza. L’ambiente lagunare d’adozione diventa\, così\, una possibile via alternativa di relazione: l’acqua dei canali\, con riflessi e movimenti\, si trasforma in spazio di osservazione e sperimentazione pittorica. Nell’immaginario di Cammareri la natura terrestre – legata alla memoria – e la dimensione acquatica – del presente – si ibridano e si contaminano. Da questa sovrapposizione emerge una riflessione profonda sul nostro rapporto con l’ambiente: ciò che è costantemente presente tende a essere dato per scontato\, salvo rivelarsi essenziale quando viene a mancare. Elementi come l’acqua\, talvolta evocata\, diventano segni di una mancanza\, alludendo a una condizione di progressiva perdita e rarefazione delle risorse naturali.  \nCon Christian Basetti (Erba\, 1979) lo sguardo si sposta dalla natura agli spazi costruiti dall’uomo. La contemplazione\, in questo caso\, è legata ad architetture riconducibili all’epoca risorgimentale\, osservate come testimonianze di un passato carico di memoria e identità. Le fotografie di Basetti esplorano luoghi abbandonati\, dove la presenza umana sopravvive sotto forma di rovina\, mentre la vegetazione riaffiora lentamente. La luce trasforma questi ambienti in scenari sospesi\, in cui perdita e rinascita coesistono\, suggerendo una continuità che supera la distinzione tra costruito e naturale. Ne deriva una pratica che unisce spirito d’avventura e ricerca estetica\, con una forte attenzione alla luce e alla dimensione visiva del decadimento. L’approccio privilegia l’aspetto estetico e atmosferico rispetto a quello documentaristico\, con l’obiettivo di restituire una bellezza dimenticata e risvegliare uno sguardo rinnovato sul patrimonio architettonico italiano.  \nLe tracce dell’intervento umano rappresentano un equilibrio fragile. Il discorso si sposta alla relazione tra uomo e ambiente\, mettendo al centro il binomio di uso e abuso delle risorse naturali.  \nLa pratica scultorea di Diego Asperges (Milano\, 1958)\, infatti\, combina strutture lignee ed elementi in resina\, dando forma a opere in cui la dimensione materica si intreccia con una riflessione critica sui modelli di produzione contemporanei. Il suo lavoro affronta infatti la tematica del consumismo\, inteso come sistema pervasivo che non riguarda soltanto il consumo di beni\, ma anche la trasformazione e l’esaurimento delle risorse ambientali. In questa prospettiva\, il processo produttivo diventa un meccanismo continuo di accumulo e scarto\, in cui ciò che viene generato è destinato fin dall’origine a diventare rifiuto. Il dialogo tra legno e plastica si fa così emblematico: da un lato un materiale organico\, dall’altro un materiale artificiale che incarna l’eccesso della produzione oltre che di difficile smaltimento\, contribuendo all’accumulo di rifiuti e all’inquinamento ambientale.   \nIl lavoro di Sofia Fresia (Genova\, 1992) prende forma a partire da esperienze dirette e da un legame profondo con il territorio\, restituendo scenari sospesi tra attrazione e inquietudine. Il paesaggio naturale\, in particolare quello montano\, si intreccia con elementi autobiografici come il nuoto – esperienza di riscatto e riconquista di sé – dando origine a un linguaggio visivo in cui dimensione personale e collettiva convivono. Questi riferimenti\, rielaborati in chiave simbolica e surrealista\, diventano uno strumento per riflettere sulle contraddizioni del presente: da un lato il senso di inadeguatezza dell’individuo in un contesto accelerato e instabile\, dall’altro la crescente consapevolezza della crisi ambientale. Fresia suggerisce\, però\, una forma di speranza: attraverso l’uso di colori accesi invita a credere in una luce anche in tempi di incertezza. Ma\, nell’instabilità del presente\, è davvero ancora possibile intravedere uno spiraglio?  \nRes Naturae ci interroga\, quindi\, su ciò che accade quando i confini tra umano e “non umano” diventano porosi. In questo spazio di sospensione\, trovare un equilibrio possibile con la natura\, non più intesa come qualcosa da dominare\, ma come una realtà viva con cui entrare in simbiosi\, diventa un atto di resistenza necessario. Attraverso linguaggi e sensibilità differenti la mostra non propone una visione unitaria della natura\, ma ne restituisce la complessità\, invitando a ripensare il nostro modo di abitarla. In questo spazio di soglia\, dove i confini si fanno instabili\, la possibilità di un nuovo equilibrio non passa più attraverso il controllo o la distanza\, ma attraverso una relazione più attenta\, consapevole e reciproca.  \n  \nTesto critico di Sofia De Pascali
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DESCRIPTION:Non mancate all’open day dei corsi d’arte di SAC! \nTroverete la programmazione dei corsi di settembre\, la mostra degli allievi con i lavori realizzati durante l’anno e i nostri insegnanti pronti a rispondere a qualsiasi curiosità!\nVi aspettiamo!
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DESCRIPTION:Venerdì 5 giugno alle ore 18.30\, la Biblioteca Alda Merini di Robecchetto con Induno presentererà Francesca Diotallevi e il suo ultimo romanzo “L’ultimo mago”\, edito da Neri Pozza. Seguirà aperitivo offerto.\nL’incontro è organizzato in collaborazione con La Memoria del Mondo\, libreria editrice a Magenta\, sarà moderato da Luca Malini. \nEvento gratuito\, gradita la prenotazione presso la Biblioteca Alda Merini\, chiamando il numero 0331 876476 o scrivendo tramite whatsapp al 3346097681.
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DESCRIPTION:Il tema della quarta edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2025/2026 è “Dentro un sogno”. \n“Ecco dunque un sogno. Vedo oggetti di ogni tipo sfilarmi davanti\, ma nessuno di essi esiste\nrealmente. Credo di andare e venire\, vivere una serie di avventure\, mentre sono tranquillamente\nsteso sul mio letto”.\nH. Bergson\nDunque\, dormo o son desto? \nI nomi dei finalisti del concorso\, sezione Giovani Artisti sono: \nNicoleta Baciu  \nEsmeraldo Baha  \nJacopo Bellapianta  \nElisa Besozzi  \nRebecca Carrozzo  \nBeatrice Caruso  \nErica Cicchini  \nPiergiorgio Colone  \nSofia Degli Esposti  \nLucrezia Della Balda  \nIrene Finocchiaro  \nChristian Grasso  \nFrancesco Luchena  \nFederico Luise  \nCecilia Maran  \nNilde  \nLaura Serafini  \nDaria Tiflea  \nNikodem Rafal Trojnar  \n  \nVincitore primo premio: Piergiorgio Colone\nVincitore residenza d’artista: Jacopo Bellapianta\nVincitore residenza d’artista: Nikodem Rafa Trojnar\nVincitore Menzione Ernesto Morales: Nikodem Rafa Trojnar \n 
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DESCRIPTION:Il tema della quarta edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2025/2026 è “Dentro un sogno”. \n“Ecco dunque un sogno. Vedo oggetti di ogni tipo sfilarmi davanti\, ma nessuno di essi esiste\nrealmente. Credo di andare e venire\, vivere una serie di avventure\, mentre sono tranquillamente\nsteso sul mio letto”.\nH. Bergson\nDunque\, dormo o son desto? \nI nomi dei finalisti del concorso\, sezione Giovani Artisti sono: \nCarlotta Baldazzi \nGiulia Berra  \nRodrigo Blanco  \nStefano Casati  \nMarco Dalbosco  \nFrancesco Damiani  \nAlessandro D’Aquila  \nLele De Bonis  \nFrancesca Della Toffola  \nMarjan Fahimi  \nAidin Farkhondeh  \nPietro Giromini  \nMatteo Gobbo  \nPasquale Musone  \nFranco Nicolosi  \nManuel Olivares  \nRafael Nunez Oneiros  \nLorenzo Romani  \nClaudio Silvano  \nMarco Vecchiato \n  \nI nomi dei vincitori saranno annunciati durante l’opening della mostra\, sabato 12 settembre\, ore 18. \n 
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SUMMARY:Il sacrificio dei ricordi
DESCRIPTION:Trentasei autoritratti\, dal 1990 al 2026\, compongono un’installazione che si presenta come un unico organismo. Per la prima volta Egeon presenta una serie inedita di lavori realizzati a carboncino\, un medium introdotto solo recentemente nella sua ricerca. Nati da fotografie scattate da persone diverse\, i ritratti evocano un insieme di memorie labili. Come il ricordo\, infatti\, anche il segno del carboncino è fragile e mutevole: soggetto al tempo\, può attenuarsi\, trasformarsi o scomparire. Su ciascun volto si innesta una trama ispirata alle rizomorfe del fungo Armillaria: strutture filamentose e parassitarie che si sviluppano sugli alberi e ne favoriscono il decadimento. Se da un lato ne accompagnano la morte\, dall’altro rendono possibile la rigenerazione della foresta\, favorendo il riciclo dei nutrienti. Il carboncino\, ottenuto dal legno\, e la carta\, derivata dalla cellulosa\, richiamano la materia stessa della foresta. L’allestimento ne rievoca la presenza attraverso grandi ritratti sospesi\, liberi di ruotare e di instaurare relazioni mutevoli con il visitatore.\nPer l’occasione\, Egeon realizzerà inoltre un’opera murale temporanea raffigurante un gruppo di rizomorfe sulla facciata principale di SAC\, concepita come estensione dell’installazione nello spazio esterno.\n\nSofia De Pascali\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nBiografia dell’artista\nEgeon (Bolzano\, 1990) è un artista che opera nello spazio pubblico\, dove muralismo e installazione sono i linguaggi attraverso cui interroga il rapporto tra immagine\, luogo e memoria. Il suo lavoro nasce dall’ascolto dei contesti in cui interviene\, trasformando muri\, architetture e paesaggi in superfici di indagine visiva. La sua ricerca si muove tra interazioni umane e i processi della memoria\, esplorando quelle mappe cognitive e affettive che orientano la mente e contribuiscono a definire la nostra percezione del reale. Negli ultimi anni il suo linguaggio visivo si è progressivamente radicato nell’immaginario della foresta: un ecosistema abitato da piante\, animali e funghi\, dove relazioni invisibili generano simboli e archetipi. In un dialogo organico tra umano e naturale\, il suo sguardo sulla natura si muove tra osservazione scientifica e intuizione poetica. Da questa tensione nasce un linguaggio visivo essenziale\, segnato da una malinconia cruda\, che senza retorica osserva il comportamento paradossale dell’uomo di fronte alla vita\, in bilico tra bruttura e meraviglia.\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n© Davide Menegazzi
URL:https://www.spazioartecontemporanea.com/evento/il-sacrificio-dei-ricordi/
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