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SUMMARY:Open day corsi d'arte
DESCRIPTION:Domenica 25 maggio\, dalle 16:30 alle 19:30\, vi aspettiamo per presentare la nuova programmazione dei corsi di settembre e la mostra degli allievi con i lavori realizzati durante l’anno. \nSaranno presenti i nostri insegnanti pronti a rispondere a qualsiasi curiosità! \nNon mancate!
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SUMMARY:Di nuvole e di soglie
DESCRIPTION:Ernesto Morales nella mostra “Di nuvole e di soglie” presenta due delle sue serie più note esposte in passato in musei internazionali: “Clouds” e “Places”\, dipinti olio su tela che riflettono profondamente la sua esplorazione artistica e concettuale dell’ultimo decennio. Attraverso “Clouds”\, Morales esplora la fluidità e l’effimero delle nuvole\, catturando la loro trasformazione e mutevolezza come metafora della condizione umana e dell’impermanenza della vita stessa. In contrasto\, la serie “Places” si concentra sulle rappresentazioni di luoghi\, spesso intrecciando memoria e percezione attraverso l’uso di colori e composizioni che evocano emozioni e ricordi. \n\nBIOGRAFIA \nErnesto Morales nasce nel 1974 a Montevideo\, in Uruguay\, e inizia il suo percorso artistico a Buenos Aires dove ha vissuto fino al 2006 per poi trasferirsi in Europa. Dopo un primo periodo a Parigi\, stabilisce il suo studio in Italia\, inizialmente a Roma e dal 2011 a Torino.  \nLa sua ricerca artistica lo ha condotto negli ultimi venti anni a realizzare mostre in musei e gallerie internazionali tra Europa\, America e Sud-Est asiatico. Tra il 2009 e il 2025 ha rappresentato istituzionalmente Italia\, Argentina e Uruguay con una serie di importanti esposizioni personali. Nel 2019 è stata inaugurata la sua retrospettiva “Mindscapes” a New York presso il Consolato Generale della Repubblica Argentina. Nel 2023 ha realizzato la mostra “Come fosse luce” in dialogo con l’opera di Lucio Fontana presso la Fondazione La Crescentina in Piemonte\, Italia\, e da novembre 2024 a febbraio 2025 realizza la sua mostra “The beginning and the light” presso il Rothko Museum in Lettonia.
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SUMMARY:Morbido nido
DESCRIPTION:La gravidanza è un viaggio intenso\, ricco di emozioni\, di mutamenti\, di attesa e di spazi da creare… Necessita di un luogo sicuro e accogliente\, proprio come un morbido nido! \nTi aspettiamo domenica 13 aprile al SAC potrai vivere un incontro espressivo dedicato a te e al tuo benessere in una fase unica e trasformativa attraverso l’utilizzo dei materiali artistici che favoriscono una libera espressione e la condivisione di pensieri e stati d’animo nel gruppo. \nL’arteterapia è un modo meraviglioso per esplorare i cambiamenti e le evoluzioni di un periodo speciale. \n  \nArteterapeuta Raffaella Fontana \nNon è richiesta nessuna competenza artistica \nCosto di partecipazione 20 € \nPrenotazione necessaria tramite mail a info@spazioartecontemporanea.com
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SUMMARY:Finissage Poli
DESCRIPTION:Sabato 12 aprile non mancare al finissage della mostra Poli\, dedica di una plurarità di artisti al fondatore della galleria Maelström di Milano\, Luca Poli. Non perderti la possibilità di incontrare gli artisti protagonisti della mostra\, ti aspettiamo! \nScopri di più sulla mostra
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SUMMARY:Poli
DESCRIPTION:La mostra si può pensare come organismo complesso\, un insieme di elementi che collaborano a veicolare un pensiero di diversa natura\, che sia critica\, filosofica\, morale. Quando sono molteplici i punti di vista\, nel caso delle esposizioni collettive\, è ovvio come per trasmettere un messaggio univoco e in accordo serva un nucleo attorno al quale gli artisti gravitino\, come un vortice attorno al suo occhio. \nSAC presenta la mostra collettiva Poli\, raccogliendo le opere di 19 artisti che durante la loro carriera hanno esposto alla galleria Maelström di via Ciovasso 17 a Milano. L’esposizione si incentra attorno alla memoria di Luca Poli\, gallerista nonché attore dell’arte contemporanea che ha condotto il suo lavoro\, assieme a Rita Marziani\, cercando di attrarre nel suo spazio creatori e fruitori del contemporaneo\, con la speranza di trasmettere l’affascinante complessità che lo permea. \nLa galleria\, intitolata omaggiando il racconto di Edgar Allan Poe Discesa nel Maelström\, ha saputo mostrare la sua natura ibrida e complessa: mai statica o unilaterale è divenuta un progetto itinerante nel 2012 ampliandosi anche a servizio di Art Advisory\, mantenendo sempre a cuore la causa del sostegno ai giovani artisti e alla varietà espressiva dei loro approcci. Come per la mostra Estro che inaugurò la galleria del 2010\, anche Poli ha l’obiettivo di dare voce agli artisti attraverso il loro personale linguaggio senza un particolare filo conduttore\, anzi enfatizzando la Varietà di media e tipologie di rappresentazione e proponendo allo spettatore un percorso libero\, invitandolo a perdersi ancora una volta in quel Maelström di materie\, forme e dimensioni\, in equilibrio tra lo spaesamento e il fascino.  \nÈ la scultura ad aprire l’esposizione\, L’ordine delle cose è l’opera di Andrea Cereda che attraverso la sua composizione racconta l’ordine geometrico dietro alla nostra realtà. La regola armonica che lega la pietra\, ancorata al suolo\, alle forme in metallo su muro che\, simili a frammenti di un aeroplano\, dialogano con lo spazio con paradossale leggerezza. L’installazione Under Water di Alice Olimpia Attanasio comprende due dipinti e alcune sculture che vogliono portare a riflettere sulla condizione dei pesci\, parte fortemente a rischio nel nostro ecosistema qui rappresentata fuori dal suo ambiente naturale in figure ceramiche oppresse dal cemento\, decapitate o ritratte sofferenti sulla tela. L’opera di Guido Airoldi conclude la sezione scultorea disseminata nella mostra. Lèmene riproduce in maniera mimetica\, attraverso carta su tela e tavola\, la pietra ammonitica utilizzata per recintare gli appezzamenti di terreno della Lessinia\, tessendo un rapporto analogico tra scultura e territorio. Repentino il vortice porta dal tridimensionale alla fotografia\, Mise en abyme: la rovina nella rovina  di Nicola Bertellotti si interpella sulla “messa in abisso”\, fenomeno narratologico di reduplicazione dell’immagine che l’artista sfrutta per costruire un racconto sulla rovina nella rovina\, l’affresco consunto che riflette lo spazio fatiscente attorno a esso. Anche Tommaso Fiscaletti utilizza il medium fotografico per raccontare gli spazi da un punto di vista percettivo. Mute #11 trasporta lo spettatore dal visuale all’uditivo ritraendo il dialogo tra la giostra e la natura circostante\, un contesto rumoroso e dinamico che viene fermato e “messo in muto” attraverso la sua immagine. La figura femminile è al centro dell’opera di Sara Giannatempo che espone il dittico Filles a parties\, Filles d’amour\, Filles en circulation dalla serie “Una Nuova Schiavitù”\, composizione che con linguaggio cinematografico propone un campo e controcampo tra le lavoratrici di un bordello e un cliente di rilievo dal volto coperto\, in una sorta di tableau vivant narrativo degli anni ‘30. Francesco Minucci riflette sul tema della maschera presentando la serie “Reality Show” in cui diversi personaggi interrogano lo spettatore sulla sostenibilità dell’apparenza agli occhi della società\, evidenziando espressivamente la funzione dell’ “abito per il monaco”. Vincenzo Todaro compie un passo ulteriore dal medium fotografico\, con girl\, child and doll  della serie “DSPR” sembra evocare un’immagine residua\, la rappresentazione di una fotografia in cui la forma umana sublima come erosa dal tempo e dalla pittura che colando ha lasciato la sua traccia indelebile. Nella varietà degli approcci pittorici\, sono alcuni i temi comuni a più artisti. La Natura\, ad esempio\, è osservata da più punti di vista nelle opere di Ilaria del Monte\, Matteo Nannini e Gaia Lionello. Ilaria del Monte nelle tre opere La piccola camera fiamminga\, Doppia Fuga e Risvegli racconta del rapporto quasi simbiotico tra il corpo e la Natura secondo la caducità che li accomuna\, in una rappresentazione figurativa e luminosa arricchita di riferimenti alla simbologia cristiana e alla mitologia classica. Matteo Nannini in Riposo nel giardino dell’Eden e Adamo della serie “Giardini” dipinge una realtà vegetale idillica e sgargiante\, un luogo lontano dal caos del nostro mondo urbanizzato in cui l’uomo possa riscoprire le sue sensazioni più primordiali e nude a contatto con altre specie. Gaia Lionello\, d’altra parte\, propone una visione più cruda quanto realista. In Terre Sospese rappresenta scorci di Natura isolata\, lontana dalla convivenza con l’uomo\, dove una sottile nebbia dipinta lascia intravedere i nodi lignei della tavola. In Save the Tree una figura umana trasporta l’ultimo albero sulla sua barca\, quasi a costruire un legame narrativo con quelle Terre Sospese in cui nemmeno isolata la Natura è riuscita a salvarsi dal suo carnefice\, ora costretto a redimersi. Una posizione critica è assunta anche da Fabio Presti che nella serie House on Mars rappresenta rigidi edifici calati in spazi metafisici e sabbiosi\, evocando una realtà extraterrestre abitata dall’uomo\, frutto di una migrazione climatica a seguito della fine catastrofica del nostro pianeta. Con sguardo più formale\, l’opera di Tina Sgrò REPERTI propone uno scorcio urbano in cui una luce pulviscolare graffia lo spazio rappresentato\, restituendone un’immagine consunta e ai limiti della figuratività\, priva di presenza umana. Con Imparando a Volare\, Armando Fettolini offre allo spettatore la sua visione di leggerezza\, lontana dalla rappresentazione di un soggetto l’opera appare come una superficie in cui la materia increspata sembra volersi staccare dal supporto.  Anche Omar Canzi utilizza un approccio polimaterico e informale. In UNTITLED l’artista sembra replicare la superficie di un muro arricchito da manifesti strappati e virulenti segni di colore\, inquadrando una porzione di realtà urbana. La seconda opera\, The Bluest Light\, rappresenta una sintesi astratta dell’estetica Street Art secondo il personale punto di vista dell’artista\, che allude al graffito attraverso il colore e la rapidità spontanea del gesto pittorico. Ancora attraverso un linguaggio ibrido\, Elena del Fabbro propone un racconto che inizia con i collage digitali esposti alla galleria Maelström e si conclude con l’assemblaggio analogico di Punto di Dolore. Una sorta di evoluzione materica che apre allo spettatore la piena potenzialità interpretativa\, ponendolo davanti a un immaginario onirico popolato da figure distorte. Non mancano artisti dal gusto fortemente grafico. Erica Campanella in Sentimento e Verità rappresenta il fiore come l’oggetto puro di una bellezza perduta\, ritratto attraverso un filtro nostalgico ed evocativo che sembra farlo sbocciare e illuminare di luce propria . Willow con Assolo e Jungle Floor esplora un’estetica Neo-Pop in dialogo con il fumetto e il design. Le sue composizioni appaiono sature e smaltate interagendo con lo sguardo dello spettatore\, facendolo rimbalzare ininterrottamente da una parte all’altra colpito da una frenesia di colori. Arianna Piazza nei suoi Senza Titolo porta uno studio autobiografico sul corpo che deformato dà vita a mostruosi assemblaggi biologici. I disegni furono infatti realizzati dall’artista in un periodo di particolare difficoltà legata alla sua maternità e vogliono rappresentare come il disagio interiore possa trasformare il nostro strato più esterno. \nNella sua pluralità di visioni\, Poli presenta una realtà condensata. Un ritrovo di artisti che durante gli anni hanno costruito il racconto espositivo della galleria Maelström\, riuniti in un istante e in uno spazio comune per onorare la memoria di chi in qualche maniera gli ha permesso ancora una volta di esprimersi\, Luca Poli. \nPietro Salvatore \n  \nGUARDA IL CATALOGO DELLA MOSTRA \n  \n 
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SUMMARY:Mostra dei vincitori del Premio Luigi Candiani
DESCRIPTION:La mostra vede come protagoniste le opere dei vincitori del primo premio e delle residenze d’artista delle categorie giovani artisti\, under 35 e artisti affermati\, over 35.\nIl vincitore del primo premio dei giovani artisti è Giuseppe Gallace che ha conquistato il titolo grazie all’opera “La Passeggiata” del 2024.\nNella categoria artisti affermati è stato invece premiato Angelo Farina con l’opera “Un attimo prima” del 2022.\nIn mostra oltre alle tele dei vincitori del primo premio\, vi sono le opere realizzate durante le residenze d’artista\, assegnate dalla giuria composta da Nicoletta Candiani\, proprietaria e curatrice di SAC\, Elisabetta Roncati e Marta Mezynska.\nVincitori delle residenze d’artista nella categoria giovani artisti sono Asya Magnaterra e Yirui Fang\, nella categoria artisti affermati Atefeh Khas e Sanda Skujina.\nIl Premio Luigi Candiani è stato istitituito nel 2022 in memoria del bisnonno della proprietaria e curatrice di SAC\, che aveva insediato nel 1938 una manifattura tessile nel luogo dove sorge lo stesso spazio d’arte contemporanea.\nPer la sua seconda edizione il Premio ha posto come tema di sviluppo artistico “ il viaggio all’interno del sé”\, ossia:\nEsiste una costellazione in cui tutta la storia del mondo si unisce in un solo punto: gli esseri umani.\nIl passato\, il presente\, il futuro si incontrano per raccontare un universo che corre sempre di più\, una temporalità in cui sembra non esserci altro spazio che quello per volere sempre\nqualcosa di diverso da ciò che già possediamo. In che direzione ci porterà l’iper-produttività in cui siamo incastrati? Ci si può risvegliare da questa fantasmagoria?\nEsiste un tempo\, quello in cui noi viviamo\, che ci richiama irrimediabilmente alla ricostruzione della frammentarietà che ci circonda. Un tempo in cui il nostro sguardo sul mondo si slega dalla sensazione tagliente e vertiginosa dell’abbandono della mercificazione delle nostre vite e si dirige verso l’interiorità che procede\, finalmente\, secondo un proprio tempo.\nOgni momento è il tempo dell’adesso e della rivoluzione inarrestabile che irrompe in maniera fulminea e ci renderà\, forse per la prima volta: l’io che già da sempre siamo.
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SUMMARY:Finissage mostra Ritual Denim
DESCRIPTION:Sabato 14 dicembre non perderti il finissage della mostra personale di Elena Monzo\, Ritual Denim. Ti aspettiamo dalle 17 al SAC!
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SUMMARY:Giorgio Magistroni & friends
DESCRIPTION:Pro Loco di Robecchetto con Induno e SAC vi aspettano nella cornice della mostra Ritual Denim di Elena Monzo\, per la seconda edizione del concerto “Giorgio Magistroni & friends” con musicisti dell’orchestra del Teatro alla Scala di Milano per una serata musicale benefica a sostegno dell’associazione locale “Il Trenino Blu”. \nApertura spazio ore 20.30\, inizio concerto ore 21.00\, ingresso con donazione libera\, posti limitati. \nLa raccolta benefica della serata aiuterà a finanziare il progetto “I TALENTS” \n\nNasce dall’incontro di cinque ragazzi con spettro autistico che vivono nella zona di Padova che\, all’interno di alcuni contesti lavorativi sperimentali\, sviluppano l’idea di promuovere l’inclusione attraverso il gioco dei LEGO.\nRealizzano questa idea in collaborazione con le scuole\, costruendo con i mattoncini LEGO precedentemente recuperati dai bambini\, delle rampe\, delle pedane per disabili al fine di abbattere le barriere architettoniche. \nL’obiettivo di questo progetto è diffondere la cultura dell’inclusione\, del riciclo e della solidarietà. \n \nSito web “I Talents”: https://talentslab.it/ \nSito web associazione “Il Trenino Blu”: https://associazioneiltreninoblu.org/ \n 
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SUMMARY:Ritual Denim - Elena Monzo
DESCRIPTION:Abitiamo una realtà in cui il Rito è ridotto a ripetizioni asettiche di gesti\, svuotato della carica simbolica che gli è sempre appartenuta. Ibridazione\, copia e stratificazione sono i mezzi con cui Elena Monzo propone un nuovo sguardo sulla ritualità\, tentando di risvegliare quel Desiderio che da troppo tempo è rimasto in noi sopito: la volontà di guardare e credere in ciò che vediamo. \nRitual Denim è la prima mostra personale di Elena Monzo all’interno dello spazio post-industriale di SAC\, un’esposizione di 30 opere\, eseguite dal 2014 a oggi\, che trasportano il fruitore in un vorticoso dialogo con figure a metà tra il mito e il contemporaneo arricchite con indumenti e gioielli\, evocate da un’ampia varietà di medium: dalla carta Washi alla calcografia\, dalla ceramica ai tessuti tra i quali il denim\, materiale con cui l’artista ha realizzato le quattro opere inedite che costituiscono uno dei nuclei fondamentali della mostra. Il percorso si sviluppa tra le principali serie elaborate dall’artista nel corso degli anni allo scopo di proporre una visione la più ampia possibile sulla sua varietà espressiva e sulla sua ricerca. \nI soggetti di Elena Monzo sembrano provenire da un mondo altro fluttuando tra realtà\, immaginario e narrazione antica in danze dalle pose manieriste e contorte le quali rispecchiano la sua ricerca nel campo della ritualità. Attraverso questi moti vorticosi le figure cangiano incastrandosi e ibridandosi fra loro in forme\, colori e materie nuove in una fusione che evoca di continuo nuovi soggetti dove già ne sono presenti altri. Non solo l’estetica\, anche la sostanza di queste figure è in continuo cambiamento: nel loro dinamismo figurativo\, queste donne archetipiche compiono una metamorfosi divenendo Icone. E’ il caso di Chloe\, una figura indissolubilmente legata al mito\, i cui indumenti impongono un’energia attuale sulle forme antiche e centauriche della creatura\, eliminando qualsiasi rimando macabro e mutandola in un soggetto potenzialmente destinato a qualche manifesto o copertina di una rivista di moda: un soggetto Cronenberghiano addomesticato. Il dialogo tra antico e attuale è molto presente in Rugiada\, una delle poche opere direttamente su tela\, che raffigura un essere in ginocchio dalla cui schiena spunta un apparato vegetale. Il suo dorso\, ricco di occhi\, guarda nostalgico al passato\, a una realtà a noi invisibile\, la sua forma invece va oltre l’umano\, spinta verso un futuro incerto. Un contemporaneo alter-ego del provvidenziale Giano bifronte. Quello di Elena è un processo di alleggerimento dei soggetti\, dove la ripetizione rituale di pose\, colori e forme sembra voler affermare un nuovo immaginario collettivo\, un pantheon di creature cariche di una nuova femminilità: nuove Icone per un presente privo di idoli. \nSupporto\, Medium\, Tecnica sono solo tre delle parole utili per sondare la complessità materiale delle opere di Elena Monzo. Da dieci anni a questa parte l’artista ha indagato svariate tecniche\, dal bidimensionale al tridimensionale\, senza mai stabilizzarsi su una\, ma stratificando e ibridando vari processi. La Carta è spesso protagonista della sua produzione: moltissime sue varianti\, di texture\, colori e stampe differenti\, si stratificano sulle sue opere andando a vestire le figure rappresentate.\nUn medium che diventa simbolo di quella complessa leggerezza che contraddistingue la sua estetica. Per sostenere il peso dei collage\, il supporto viene spesso reintelato o rinforzato con materiali rigidi\, tra cui il Forex della serie Korova Milk\, ponendo la carta sempre in primo piano\, a costituire il volto dell’opera. Nelle produzioni in serie\, come calcografie e serigrafie\, la carta apre un dialogo intimo con le figure che la popolano\, senza limitarsi alla semplice iterazione della composizione. Anche nelle stampe l’artista riafferma la sua volontà di rendere unici e iconici i soggetti\, mettendo in gioco “quella regola non rispettata della calcografia” per cui “le copie da me stampate finiscono sempre per tornare ad essere degli originali\, grazie ad interventi post-stampa come foglia oro\, acquarello o inchiostri”. Nella sezione della mostra dedicata alle stampe si trova Moonzoo\, in cui una sacerdotessa con un copricapo a testa di lupo sembra rivolta verso l’osservatore\, ostentando la sua unicità e opponendosi alla pudicizia\, una copia comune che diventa matrice iconica\, proponendosi come ponte tra l’arte sciamanica e il pop contemporaneo. \nIl Denim è un materiale inedito\, che l’artista ha declinato in svariati modi per la realizzazione dei suoi ultimi lavori. Tessuto nato per il lavoro manuale\, è entrato a far parte del vestiario casual nel corso del XX secolo e viene analizzato con metodo quasi archeologico nei lavori in mostra\, integrandolo nell’opera d’arte\, donandogli un’ulteriore funzione estetica. Nel nucleo di opere compare Ritual Denim\, che dà il titolo all’esposizione\, un’enorme tela in denim ricca dei personaggi di Monzo\, creata a partire dalla collezione di capi realizzati con le stesse opere incise a laser grazie alla collaborazione con il Development Center della Candiani Denim\, azienda leader nel settore\, con il cui tessuto sono stati realizzati gli stessi capi della capsule collection per SAC. Lo stesso tessuto è stato utilizzato dal sarto Vasco Inzoli\, che ha realizzato tre capi da lavoro impreziositi poi dai gioielli di Luiss. \nTra le quattro tele inedite c’è Coraline Korallion\, opera in cui la figura\, contorta in un rito\, sembrerebbe far nascere dal suo corpo un corallo\, elemento prezioso che in questo lavoro viene dipinto\, e non aggiunto sulla superficie. Il denim qui costituisce la bordatura della tela\, il frame che delimita e chiude la figura in uno spazio stretto che persino lei sembra patire.\nNon solo nelle opere grafiche e pittoriche\, anche in quelle scultoree come ceramiche e cuscini\, Elena Monzo sembra pescare da quell’effetto vertigo di cui parla Celant\, concependo i suoi lavori come complesse ibridazioni e stratificazioni tra medium (1). \nIl tema del Viaggio è portante e duplice nella poetica dell’artista. Sono numerose le sue esperienze compiute all’estero\, specialmente presso residenze di artisti che le hanno permesso di arricchirsi\, per poi importare nella sua produzione materiali e concetti nuovi. Durante la sua residenza a Shanghai scopre la carta Washi\, utilizzata per alcune delle sue opere come Washi\, in cui la composizione\, fortemente verticale\, accoglie un dialogo tra figure segniche e caratteri orientali\, chiusi da un’elegante bordatura. Attraverso il progetto con La geografia della trasformazione\, in collaborazione con la fashion designer trevigiana Cristina Battistella\, le sagome affermate sulla carta Washi si proiettano su materiali quieti e sostenibili come seta e tulle in una serie di outfit che in mostra vengono esposti proprio in dialogo con la carta\, evidenziando l’importanza della relazione tra arte e moda radicata nella poetica dell’artista. In Giappone apprende la maestria nel trattare i materiali\, riflettendo sulla dicotomia tra arte e artigianato\, una distinzione tipica del pensiero occidentale. In Libano vive in prima persona l’ibridazione tra culture differenti\, altro elemento spesso allegorizzato nelle sue opere. Non solo come esperienza\, il Viaggio è tema cardine delle fasi creative e progettuali dei lavori dell’artista. Nel Rito della Preparazione\, le sue figure nascono dalla ricerca e dalla raccolta di immagini\, evocate nude sul supporto\, al loro stadio primordiale. Segue il processo di metamorfosi attraverso l’indumento: l’artista veste le sue figure\, le arricchisce e dona loro un’identità tramite la sovrapposizione di carte e accessori preziosi\, lasciando respirare il soggetto originale e fermandosi prima della soglia obnubilante del kitsch.\nAlla luce di tutto questo\, l’arte di Elena Monzo non si può di certo definire concettuale. Nonostante ciò\, si trova spesso a riflettere su elementi simbolici ricorrenti che emergono in maniera evidente dai suoi lavori. Nel motivo della ritualità e della trasformazione gli accessori assemblati sulle opere\, concepiti dall’abilità artigianale di Luiss Perlanera\, divengono talismani carichi di un’energia magica che le sacerdotesse evocate dall’artista controllano. Fiori\, stelle e ragni preziosi\, sono i talismani di Frida Vogue\, la adornano portando la sua rappresentazione fuori dall’opera\, come ponti tra l’immagine e il reale. Così Frida Kahlo\, figura celebre nella cultura contemporanea\, rinnova la sua unicità attraverso la stratificazione\, divenendo una Neo-Icona portatrice di simboli intimi e forti come la maternità. Un altro tema indagato spesso dall’artista è lo sdoppiamento\, visto come dialogo coerente tra due copie: Sintetik\, un’altra tra le tele inedite bordate in denim\, recupera un soggetto dall’iconografia dei Die Antwoord\, in cui i due artisti si fondono in un essere unico e androgino.\nL’opera si configura come sintesi\, appunto\, del tema del gemello affrontato nel 2014 con Bo&Bo\, che viene dunque a risolversi dieci anni dopo: i twins diventano una sola figura ibrida\, nella forma e nella sessualità. Elena Monzo propone una fuga dalla decadenza esasperante che il tempo sta patendo\, cercando\, come canta Battiato\, “nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali”. \n(1) Celant Germano\, Artmix. Flussi tra arte\, architettura\, cinema\, design\, moda\, musica e televisione\, Feltrinelli\, 2021. \n  \nTesto critico di Pietro Salvatore \nBIOGRAFIA \nElena Monzo nasce a Orzinuovi (BS) nel 1981. Laureata in Pittura all’Accademia di Brera nel 2005\, si specializza in tecniche grafiche come Mastro Incisore. Già nel 2002 partecipa alla mostra collettiva del Museo della Permanente di Milano: Salon I per poi iniziare nel 2006 la sua carriera all’estero con la mostra Obra Sobre Papel alla Galleria Mito di Barcellona. Tra le collettive più importanti a cui ha partecipato: in Germania nel 2008\, Junge Italienische Kunst alla Galerie Blinz&Kramer di Colonia\, Fall Forward\, nella sede di New York di Sara Tecchia nel 2009 e molte altre a seguire tra cui alcune Biennali\, quella di Postumia nel 2010 e quella di Soncino del 2019\, sino alle più recenti quali Super S.H.E da Giovanni Bonelli a Milano nel 2028\, HUMAN NATURE\, alla Galerie Marek Kralewski di Friburgo e le due mostre tenutesi al SAC Profili e Venus in Furs del 2023 e 2024. Dal 2010 al 2024 le opere di Elena sono state esposte in fiere importanti come la Scope di Basilea\, New York e Miami\, Beirut ArtFair\, Art Verona e ArteFieraBologna. L’artista ha avuto spazio non solo in contesti collettivi\, ma anche in mostre personali quali Inside\, alla Bonelli Contemporary di Los Angeles nel 2007\, La Dolce Vita e Dark Venice alla TZR Gallery di Dusseldorf nel 2010 e 2014\, Moon Zoo e Stranger Things alla Gilda Contemporary di Milano nel 2017 e 2024 e Silk\, La via della Seta all’Ex Filanda Meroni di Soncino nel 2018. Molta importanza hanno le sue esperienze nelle residenze d’artista\, in cui Elena ha raccolto nuovi elementi\, concettuali e materici\, per la realizzazione delle sue opere: Kurashiki in Giappone nel 2013\, Beirut\, Libano nel 2014 e Shangai con The Swatch Art Peace Hotel nel 2015. Infine i premi\, tra cui il Premio Italian Factory per la giovane pittura italiana tenutosi al Superstudio-più di Milano nel 2004\, la partecipazione al Premio Cairo nel 2010 e il più recente Premio Combat del 2020. \n  \nCOMUNICATO STAMPA
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SUMMARY:Premio Luigi Candiani - Artisti Affermati
DESCRIPTION:Il tema della seconda edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2023/2024 è \n“Viaggio all’interno del sé”\nGli artisti selezionati hanno interpretato il tema utilizzando una forma d’arte a scelta tra pittura\, scultura\, installazione\, fotografia\, videoarte e cortometraggi\, performance\, arte digitale\, grafica digitale e cartoon. \nVINCITORI \n\n Angelo Farina – vincitore primo premio\n Atefeh Khas – vincitore residenza d’artista\n Sanda Skujina – vincitore residenza d’artista\n\nARTISTI IN MOSTRA \nHadeel Azeez\nMatteo Benetazzo\nElisa Cella\nChiara Anna Colombo\nAlessandro de Leo\nMartina Dalla Stella\nAngelo Farina\nValentina Grilli\nAtefeh Khas\nGiovanni Longo\nMonika Natalia Mazur\nNicola Renzi\nAlessandra Rovelli\nTina Sgrò\nSanda Skujina\nMatteo Suffritti\nDiana Tonutto\nSilvia Trappa\nBarbara Ventura
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SUMMARY:Party di lettura dell'Alda Merini
DESCRIPTION:Il prossimo appuntamento del Party di Lettura prenderà luogo al SAC e sarà domenica 14 luglio\, dalle 17:30 alle 19:00.\nPorta la tua lettura o un’attività da svolgere immersi tra le opere finaliste del concorso Premio Luigi Candiani.\nVi aspettiamo numerosə per questo progetto realizzato con il finanziamento del Centro Libro!
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SUMMARY:Inaugurazione e premiazione Premio Luigi Candiani – Giovani Artisti
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SUMMARY:Premio Luigi Candiani – Giovani Artisti
DESCRIPTION:Il tema della seconda edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2023/2024 è \n“Viaggio all’interno del sé”\nGli artisti selezionati hanno interpretato il tema utilizzando una forma d’arte a scelta tra pittura\, scultura\, installazione\, fotografia\, videoarte e cortometraggi\, performance\, arte digitale\, grafica digitale e cartoon. \nVINCITORI \n\nGiuseppe Gallace – vincitore primo premio\nYirui Fang – vincitore residenza d’artista\nAsya Magnaterra – vincitore residenza d’artista\n\nARTISTI IN MOSTRA \n\nValeria Andreis\nMatteo Bernabè\nGiorgio Camedda\nGianni Carta\nLucia Chiancone\nValeria Dardano\nEdoardo Ettorre\nYirui Fang\nSofia Fresia\nGiuseppe Gallace\nFulvio Governale\nKeren Liang\nAsya Magnaterra\nFrancesca Maroni\nLisa Martignoni\nSimone Miccichè\nAntonio Motta\nGraziella Romeo\nBetty Salluce
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SUMMARY:Finissage Divenire - mostra personale di Erica Conti
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SUMMARY:Apertura straordinaria serale
DESCRIPTION:SAC accoglierà il pubblico per un’apertura straordinaria serale domenica 26 maggio\, ore 21. \nDurante la serata\, le opere di Erica Conti dialogheranno con performance che ricreeranno fermimmagine e sequenze in movimento\, riportando alla luce le pose dei corpi ritratti nella mostra Divenire. \nSegna la data e non mancare! 
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SUMMARY:Inaugurazione Divenire -
DESCRIPTION:mostra personale di Erica Conti
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SUMMARY:Inaugurazione Divenire - mostra personale di Erica Conti
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SUMMARY:Divenire
DESCRIPTION:20 aprile 2024 – 15 giugno 2024 \nNella sua prima mostra personale Divenire\, Erica Conti espone sia opere pittoriche che disegni\, una ricerca personale raccontata tramite l’immagine del corpo. Un simbolo\, il corpo\, che racchiude in sé una duplice visione: interiore ed esteriore\, carnale e spirituale. Ne parla come di un paradiso ritrovato\, un “altrove” che va scoperto qui\, poco oltre le pieghe della pelle. Il primo passo del divenire è la conoscenza di ciò che vive dentro di noi. Nei suoi lavori c’è una narrazione profonda\, che potrebbe non essere compresa immediatamente\, il quadro si apre a ritmi lenti\, accogliendo le domande di chi lo guarda. “Penso sia questo il significato più importante e l’obiettivo della mostra Divenire: avvertire un formicolio nascere da una domanda\, la quale precipitando risveglia quella assopita tensione verso la realizzazione della propria autenticità. Così si manifesta il Divenire”. I colori\, principalmente caldi\, derivanti dalle terre\, ricordano l’essere primitivo e la carnalità dell’umano. Sono invece l’uso delle luci\, il gioco di ombre e le trasparenze che conducono lo spettatore ad una visione del profondo\, spirituale e poetico\, fino ad avvertire il bisogno di non fermarsi alla sola rappresentazione figurativa. Nelle opere dell’artista c’è un richiamo classico\, alcune pose e le fattezze dei corpi ricordano quelle rinascimentali. Seppur aleggia palpabile l’ispirazione ai grandi maestri di un tempo\, ella rimane visibilmente consapevole del proprio periodo storico e si esprime con un linguaggio contemporaneo che mira\, però\, ad essere senza tempo. \n\nBIOGRAFIA\n\nErica Conti – Erì – è una pittrice nata nel 1991 in provincia di Bologna. Frequenta l’Istituto d’Arte a Ravenna dove\, però\, sviluppa un rapporto conflittuale con l’arte che ne causa l’allontanamento per oltre dieci anni. Riprende ad avvicinarsi al disegno e alla pittura solo nel 2016\, un ritorno alle origini che in pochi anni diventa la sua strada professionale. Oggi vive e lavora come pittrice vicino a Cesena\, città nella quale insegna anche “disegno” presso L’Accademia Romagna. \n\n\nMOSTRE\n\n2023/24 – Premio Marche\, “Under Raffaello”\, Urbino (PU) a cura di Camillo Langone \n2023/24 – mostra collettiva “ Dell’umana dimensione\, arti e visioni contemporanee lungo la via Emilia” presso Palazzo Ducale\, Pavullo (MO) a cura di Simona Negrini\, Alessandro Mescoli\, Ricognizioni sull’arte. \n2023 – collettiva finalista premio Mestre di pittura\, presso il Centro Culturale Candiani\, Mestre (VE) \n2022 – collettiva ” Profili”\, SAC-Spazio Arte Contemporanea\, Milano\, a cura di Nicoletta Candiani \n2022 – collettiva Art Prize Pallavicini\, Palazzo Pallavicni\, Bologna\, a cura di Francesca Bogliolo e Claudia Andreotta \n2022 – collettiva “Ritratti Sociali”\, Museo Luigi Tonini\, Rimini\, a cura di Sonia Patrocino \n2022 – installazione Urbana\, Parco AUSA Rimini\, a cura di EcoMuseo \n2022 – collettiva INSTABiffiArte\, Galleria Biffi Arte\, Piacenza\, a cura di Stefano Gazzola\, Carlo Scagnelli e Susanna Gualazzini \n2022 – progetto digitale “INSTABiffiArte”\, Galleria Biffi Arte\, Piacenza\, a cura di Stefano Gazzola \n2022 – collettiva “tre linguaggi femminili in arte”\, Palazzo dei Priori\, Volterra\, a cura di Karen Lojelo \n2022 – collettiva “la bellezza salverà il mondo” Lojelo Art Gallery\, Volterra
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SUMMARY:Men Without Furs - finissage Venus in Furs
DESCRIPTION:In occasione del finissage della mostra collettiva al femminile Venus in Furs\, il comitato ha organizzato MEN WITHOUT FURS;\nTalk tenuto da Rebecca Delmenico e Alessandra Redaelli\, in cui verranno intervistati cinque artisti; Daniele Cestari\, Francesco De Molfetta\, Ernesto Morales\, Max Papeschi\, Nicolò Tomaini. \nL’evento sarà trasmesso in diretta dal nostro profilo instagram @spazio_arte_contemporanea \nApertura ore 17\, talk ore 17.30. \n  \nUn evento a cura del comitato: Antonella Casazza\, Loredana Galante e Marta Mez.
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SUMMARY:Fuori Etichetta
DESCRIPTION:Talk con Elisabetta Roncati e Xena Zupanic all’interno della mostra collettiva al femminile Venus in Furs. \nUn evento a cura del comitato: Antonella Casazza\, Loredana Galante e Marta Mez.
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SUMMARY:Inaugurazione Venus in Furs
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SUMMARY:Venus in Furs
DESCRIPTION:9 marzo 2024 – 6 aprile 2024 \nIl romanzo Venus in Furs (1870) opera di Leopold von Sacher-Masoch\, rimane celebre nella memoria collettiva: Severin\, un uomo sobrio\, racconta della propria devozione assoluta per Wanda\, che lui identifica con Venere\, dea dell’amore. Nella stanza di Severin campeggia un dipinto\, per il quale dice di aver tratto ispirazione dalla Venere allo specchio di Tiziano\, che raffigura una venere del nord che indossa solamente una pelliccia: essa è l’incarnazione della donna perfetta secondo le proprie fantasie. Ma la protagonista\, proprio in virtù di quella forza che tanto sobillava l’animo di Severin\, si ribella e si emancipa dall’ideale a cui è associata per spogliarsi di quella pelliccia che la imprigionava in un ruolo. Venus in Furs è in misura più profonda la definitiva affermazione del desiderio di esprimersi e dell’istinto creativo come forza generatrice. \nLa collettiva “Venus in Furs” riunisce un gruppo di artiste che hanno deciso di esprimere il loro estro e la loro creazione proiettata come pulsione di vita\, quello che Freud chiamava Eros\, dal nome della divinità greca dell’amore. \nOgni artista si apre a un dialogo che restituisce un grande affresco dove confluiscono\, attraverso medium diversi\, aree di ricerca che indagano il tessuto contemporaneo nelle trame dell’esistenza. Parliamo del tema della memoria e della percezione del tempo\, dei ricordi\, o dell’inconscio e dei suoi luoghi inesplorati\, passando per il corpo femminile\, sinuoso e fluttuante come un velo o scultoreo. La donna e il suo essere nella società odierna è vagliata nel suo scardinarsi dal classico ruolo di angelo del focolare\, e allora l’immagine femminile è dipinta mentre è rinchiusa in asfissianti ambientazioni domestiche permeate di infiorescenze\, o è alle prese con comuni faccende. Si passa anche all’attualità più stringente\, con tematiche sociali che toccano l’antispecismo o più direttamente legate al mondo femminile\, delineando percorsi che per quanto dolorosi portano alla rinascita e al ritrovamento di sé. L’arte ha un valore sociale\, di avvicinamento tra le persone\, di unione\, come un rito collettivo dove regna il principio greco della kalocagathia\, dove ciò che è bello è anche buono. \nLa collettiva “Venus in Furs” è stata possibile grazie all’impegno di Loredana Galante\, Marta Mez e Antonella Casazza\, che hanno costituito un comitato che si è occupato di coordinare e realizzare il progetto. \nRebecca Delmenico \n  \nArtiste in mostra \n\nSilvia Beltrami\nMarianna Bussola\nAnna Caruso\nAntonella Casazza\nElisa Cella\nEleonora Chiesa\nCristina Costanzo\nIlaria Del Monte\nLoredana Galante\nDebora Garritani\nGiovanna Lacedra\nCoquelicot Mafille\nFlorencia Martinez\nMarta Mez\nElena Monzo\nSaba Najafi\nIeva Petersone\nAlessandra Rovelli\nMarta Sesana\nMilena Sgambato\nTina Sgrò\nSanda Skujina\nVania Elettra Tam\nFrancesca Vitali Boldini\n\nLettera del Comitato \nVentiquattro artiste da un’idea aggregativa del Comitato: Loredana Galante\, Antonella Casazza e Marta Mez. Tre artiste che hanno immaginato una mostra al femminile e l’hanno realizzata.\nUn catalogo analogico di artiste\, una scommessa sinergica\, che vuole indagare e restituire uno spettro di declinazioni concettuali ed estetiche di un’esperienza artistica attinente alle donne. Il progetto espositivo include differenti medium e stili\, linguaggi e poetiche. La mostra comprende opere di pittura\, scultura\, fiber art\, collage\, video di performing art\, fotografia. \nIl Comitato\, con questo invito\, vuole restituire la complessità dell’universo femminile attraverso un progetto\, in cui la voce narrante è la ricerca artistica ma la scelta delle artiste è dichiaratamente fatta tra le Amiche.\nIn un periodo di critica tout court qui c’è da scatenarsi\, è tutto “molto peloso” iniziando dall’ immagine di copertina: una conchiglia aperta con ciuffi di pelo bruno che irretisce o crea disagio.\nIl risultato è la costruzione di una mostra articolata e complessa\, un dibattito d’idee\, una geografia di paesaggi contemporanei eterogenei. \nEt voilà lo sguardo delle ventiquattro Artiste\, il nostro modo di registrare\, indagare e restituire\, ognuna con il proprio personale linguaggio.\nIl titolo della mostra è stato scelto dalla curatrice Rebecca Delmenico che ha scritto il testo che accompagna la mostra Venus in Furs.\nQuesta è la domanda che il Comitato si pone e indirizza ai visitatori di questa mostra:\n“In una mostra di sole donne ci sono degli elementi comuni dettati da un’inclinazione\, da attributi sensibili\, da una categoria con specifiche propensioni\, attitudini\, peculiarità biologiche? Se esistono\, possono essere alla base di una creazione di valore\, di una gradazione contributiva riconoscibile nella nostra società?” \nVENUS IN FURS\nCome si diventa ideatrici e curatrici di una mostra di 24 artiste che ci comprende? Una gita condivisa\, un’ idea\, l’istantanea attivazione di tre amiche artiste\, una pazienza infinita e tanto impegno.\nCome si realizza? GRAZIE ad uno spazio: SAC – Spazio Arte Contemporanea che ci ospita ed una curatrice che ci sostiene da subito e ci scrive un testo\, Rebecca Delmenico. \nIl Comitato\nAntonella Casazza\, Loredana Galante\, Marta Mez \nScarica il comunicato stampa
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LOCATION:Spazio Arte Contemporanea\, via Carducci 2\, Robecchetto con Induno\, 20020\, Italia
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