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SUMMARY:Giorgio Magistroni & friends
DESCRIPTION:Pro Loco di Robecchetto con Induno e SAC vi aspettano nella cornice della mostra Ritual Denim di Elena Monzo\, per la seconda edizione del concerto “Giorgio Magistroni & friends” con musicisti dell’orchestra del Teatro alla Scala di Milano per una serata musicale benefica a sostegno dell’associazione locale “Il Trenino Blu”. \nApertura spazio ore 20.30\, inizio concerto ore 21.00\, ingresso con donazione libera\, posti limitati. \nLa raccolta benefica della serata aiuterà a finanziare il progetto “I TALENTS” \n\nNasce dall’incontro di cinque ragazzi con spettro autistico che vivono nella zona di Padova che\, all’interno di alcuni contesti lavorativi sperimentali\, sviluppano l’idea di promuovere l’inclusione attraverso il gioco dei LEGO.\nRealizzano questa idea in collaborazione con le scuole\, costruendo con i mattoncini LEGO precedentemente recuperati dai bambini\, delle rampe\, delle pedane per disabili al fine di abbattere le barriere architettoniche. \nL’obiettivo di questo progetto è diffondere la cultura dell’inclusione\, del riciclo e della solidarietà. \n \nSito web “I Talents”: https://talentslab.it/ \nSito web associazione “Il Trenino Blu”: https://associazioneiltreninoblu.org/ \n 
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SUMMARY:Apertura bando Premio Luigi Candiani
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SUMMARY:Inaugurazione Ritual Denim - Elena Monzo
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SUMMARY:Ritual Denim - Elena Monzo
DESCRIPTION:Abitiamo una realtà in cui il Rito è ridotto a ripetizioni asettiche di gesti\, svuotato della carica simbolica che gli è sempre appartenuta. Ibridazione\, copia e stratificazione sono i mezzi con cui Elena Monzo propone un nuovo sguardo sulla ritualità\, tentando di risvegliare quel Desiderio che da troppo tempo è rimasto in noi sopito: la volontà di guardare e credere in ciò che vediamo. \nRitual Denim è la prima mostra personale di Elena Monzo all’interno dello spazio post-industriale di SAC\, un’esposizione di 30 opere\, eseguite dal 2014 a oggi\, che trasportano il fruitore in un vorticoso dialogo con figure a metà tra il mito e il contemporaneo arricchite con indumenti e gioielli\, evocate da un’ampia varietà di medium: dalla carta Washi alla calcografia\, dalla ceramica ai tessuti tra i quali il denim\, materiale con cui l’artista ha realizzato le quattro opere inedite che costituiscono uno dei nuclei fondamentali della mostra. Il percorso si sviluppa tra le principali serie elaborate dall’artista nel corso degli anni allo scopo di proporre una visione la più ampia possibile sulla sua varietà espressiva e sulla sua ricerca. \nI soggetti di Elena Monzo sembrano provenire da un mondo altro fluttuando tra realtà\, immaginario e narrazione antica in danze dalle pose manieriste e contorte le quali rispecchiano la sua ricerca nel campo della ritualità. Attraverso questi moti vorticosi le figure cangiano incastrandosi e ibridandosi fra loro in forme\, colori e materie nuove in una fusione che evoca di continuo nuovi soggetti dove già ne sono presenti altri. Non solo l’estetica\, anche la sostanza di queste figure è in continuo cambiamento: nel loro dinamismo figurativo\, queste donne archetipiche compiono una metamorfosi divenendo Icone. E’ il caso di Chloe\, una figura indissolubilmente legata al mito\, i cui indumenti impongono un’energia attuale sulle forme antiche e centauriche della creatura\, eliminando qualsiasi rimando macabro e mutandola in un soggetto potenzialmente destinato a qualche manifesto o copertina di una rivista di moda: un soggetto Cronenberghiano addomesticato. Il dialogo tra antico e attuale è molto presente in Rugiada\, una delle poche opere direttamente su tela\, che raffigura un essere in ginocchio dalla cui schiena spunta un apparato vegetale. Il suo dorso\, ricco di occhi\, guarda nostalgico al passato\, a una realtà a noi invisibile\, la sua forma invece va oltre l’umano\, spinta verso un futuro incerto. Un contemporaneo alter-ego del provvidenziale Giano bifronte. Quello di Elena è un processo di alleggerimento dei soggetti\, dove la ripetizione rituale di pose\, colori e forme sembra voler affermare un nuovo immaginario collettivo\, un pantheon di creature cariche di una nuova femminilità: nuove Icone per un presente privo di idoli. \nSupporto\, Medium\, Tecnica sono solo tre delle parole utili per sondare la complessità materiale delle opere di Elena Monzo. Da dieci anni a questa parte l’artista ha indagato svariate tecniche\, dal bidimensionale al tridimensionale\, senza mai stabilizzarsi su una\, ma stratificando e ibridando vari processi. La Carta è spesso protagonista della sua produzione: moltissime sue varianti\, di texture\, colori e stampe differenti\, si stratificano sulle sue opere andando a vestire le figure rappresentate.\nUn medium che diventa simbolo di quella complessa leggerezza che contraddistingue la sua estetica. Per sostenere il peso dei collage\, il supporto viene spesso reintelato o rinforzato con materiali rigidi\, tra cui il Forex della serie Korova Milk\, ponendo la carta sempre in primo piano\, a costituire il volto dell’opera. Nelle produzioni in serie\, come calcografie e serigrafie\, la carta apre un dialogo intimo con le figure che la popolano\, senza limitarsi alla semplice iterazione della composizione. Anche nelle stampe l’artista riafferma la sua volontà di rendere unici e iconici i soggetti\, mettendo in gioco “quella regola non rispettata della calcografia” per cui “le copie da me stampate finiscono sempre per tornare ad essere degli originali\, grazie ad interventi post-stampa come foglia oro\, acquarello o inchiostri”. Nella sezione della mostra dedicata alle stampe si trova Moonzoo\, in cui una sacerdotessa con un copricapo a testa di lupo sembra rivolta verso l’osservatore\, ostentando la sua unicità e opponendosi alla pudicizia\, una copia comune che diventa matrice iconica\, proponendosi come ponte tra l’arte sciamanica e il pop contemporaneo. \nIl Denim è un materiale inedito\, che l’artista ha declinato in svariati modi per la realizzazione dei suoi ultimi lavori. Tessuto nato per il lavoro manuale\, è entrato a far parte del vestiario casual nel corso del XX secolo e viene analizzato con metodo quasi archeologico nei lavori in mostra\, integrandolo nell’opera d’arte\, donandogli un’ulteriore funzione estetica. Nel nucleo di opere compare Ritual Denim\, che dà il titolo all’esposizione\, un’enorme tela in denim ricca dei personaggi di Monzo\, creata a partire dalla collezione di capi realizzati con le stesse opere incise a laser grazie alla collaborazione con il Development Center della Candiani Denim\, azienda leader nel settore\, con il cui tessuto sono stati realizzati gli stessi capi della capsule collection per SAC. Lo stesso tessuto è stato utilizzato dal sarto Vasco Inzoli\, che ha realizzato tre capi da lavoro impreziositi poi dai gioielli di Luiss. \nTra le quattro tele inedite c’è Coraline Korallion\, opera in cui la figura\, contorta in un rito\, sembrerebbe far nascere dal suo corpo un corallo\, elemento prezioso che in questo lavoro viene dipinto\, e non aggiunto sulla superficie. Il denim qui costituisce la bordatura della tela\, il frame che delimita e chiude la figura in uno spazio stretto che persino lei sembra patire.\nNon solo nelle opere grafiche e pittoriche\, anche in quelle scultoree come ceramiche e cuscini\, Elena Monzo sembra pescare da quell’effetto vertigo di cui parla Celant\, concependo i suoi lavori come complesse ibridazioni e stratificazioni tra medium (1). \nIl tema del Viaggio è portante e duplice nella poetica dell’artista. Sono numerose le sue esperienze compiute all’estero\, specialmente presso residenze di artisti che le hanno permesso di arricchirsi\, per poi importare nella sua produzione materiali e concetti nuovi. Durante la sua residenza a Shanghai scopre la carta Washi\, utilizzata per alcune delle sue opere come Washi\, in cui la composizione\, fortemente verticale\, accoglie un dialogo tra figure segniche e caratteri orientali\, chiusi da un’elegante bordatura. Attraverso il progetto con La geografia della trasformazione\, in collaborazione con la fashion designer trevigiana Cristina Battistella\, le sagome affermate sulla carta Washi si proiettano su materiali quieti e sostenibili come seta e tulle in una serie di outfit che in mostra vengono esposti proprio in dialogo con la carta\, evidenziando l’importanza della relazione tra arte e moda radicata nella poetica dell’artista. In Giappone apprende la maestria nel trattare i materiali\, riflettendo sulla dicotomia tra arte e artigianato\, una distinzione tipica del pensiero occidentale. In Libano vive in prima persona l’ibridazione tra culture differenti\, altro elemento spesso allegorizzato nelle sue opere. Non solo come esperienza\, il Viaggio è tema cardine delle fasi creative e progettuali dei lavori dell’artista. Nel Rito della Preparazione\, le sue figure nascono dalla ricerca e dalla raccolta di immagini\, evocate nude sul supporto\, al loro stadio primordiale. Segue il processo di metamorfosi attraverso l’indumento: l’artista veste le sue figure\, le arricchisce e dona loro un’identità tramite la sovrapposizione di carte e accessori preziosi\, lasciando respirare il soggetto originale e fermandosi prima della soglia obnubilante del kitsch.\nAlla luce di tutto questo\, l’arte di Elena Monzo non si può di certo definire concettuale. Nonostante ciò\, si trova spesso a riflettere su elementi simbolici ricorrenti che emergono in maniera evidente dai suoi lavori. Nel motivo della ritualità e della trasformazione gli accessori assemblati sulle opere\, concepiti dall’abilità artigianale di Luiss Perlanera\, divengono talismani carichi di un’energia magica che le sacerdotesse evocate dall’artista controllano. Fiori\, stelle e ragni preziosi\, sono i talismani di Frida Vogue\, la adornano portando la sua rappresentazione fuori dall’opera\, come ponti tra l’immagine e il reale. Così Frida Kahlo\, figura celebre nella cultura contemporanea\, rinnova la sua unicità attraverso la stratificazione\, divenendo una Neo-Icona portatrice di simboli intimi e forti come la maternità. Un altro tema indagato spesso dall’artista è lo sdoppiamento\, visto come dialogo coerente tra due copie: Sintetik\, un’altra tra le tele inedite bordate in denim\, recupera un soggetto dall’iconografia dei Die Antwoord\, in cui i due artisti si fondono in un essere unico e androgino.\nL’opera si configura come sintesi\, appunto\, del tema del gemello affrontato nel 2014 con Bo&Bo\, che viene dunque a risolversi dieci anni dopo: i twins diventano una sola figura ibrida\, nella forma e nella sessualità. Elena Monzo propone una fuga dalla decadenza esasperante che il tempo sta patendo\, cercando\, come canta Battiato\, “nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali”. \n(1) Celant Germano\, Artmix. Flussi tra arte\, architettura\, cinema\, design\, moda\, musica e televisione\, Feltrinelli\, 2021. \n  \nTesto critico di Pietro Salvatore \nBIOGRAFIA \nElena Monzo nasce a Orzinuovi (BS) nel 1981. Laureata in Pittura all’Accademia di Brera nel 2005\, si specializza in tecniche grafiche come Mastro Incisore. Già nel 2002 partecipa alla mostra collettiva del Museo della Permanente di Milano: Salon I per poi iniziare nel 2006 la sua carriera all’estero con la mostra Obra Sobre Papel alla Galleria Mito di Barcellona. Tra le collettive più importanti a cui ha partecipato: in Germania nel 2008\, Junge Italienische Kunst alla Galerie Blinz&Kramer di Colonia\, Fall Forward\, nella sede di New York di Sara Tecchia nel 2009 e molte altre a seguire tra cui alcune Biennali\, quella di Postumia nel 2010 e quella di Soncino del 2019\, sino alle più recenti quali Super S.H.E da Giovanni Bonelli a Milano nel 2028\, HUMAN NATURE\, alla Galerie Marek Kralewski di Friburgo e le due mostre tenutesi al SAC Profili e Venus in Furs del 2023 e 2024. Dal 2010 al 2024 le opere di Elena sono state esposte in fiere importanti come la Scope di Basilea\, New York e Miami\, Beirut ArtFair\, Art Verona e ArteFieraBologna. L’artista ha avuto spazio non solo in contesti collettivi\, ma anche in mostre personali quali Inside\, alla Bonelli Contemporary di Los Angeles nel 2007\, La Dolce Vita e Dark Venice alla TZR Gallery di Dusseldorf nel 2010 e 2014\, Moon Zoo e Stranger Things alla Gilda Contemporary di Milano nel 2017 e 2024 e Silk\, La via della Seta all’Ex Filanda Meroni di Soncino nel 2018. Molta importanza hanno le sue esperienze nelle residenze d’artista\, in cui Elena ha raccolto nuovi elementi\, concettuali e materici\, per la realizzazione delle sue opere: Kurashiki in Giappone nel 2013\, Beirut\, Libano nel 2014 e Shangai con The Swatch Art Peace Hotel nel 2015. Infine i premi\, tra cui il Premio Italian Factory per la giovane pittura italiana tenutosi al Superstudio-più di Milano nel 2004\, la partecipazione al Premio Cairo nel 2010 e il più recente Premio Combat del 2020. \n  \nCOMUNICATO STAMPA
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SUMMARY:Premio Luigi Candiani - Artisti Affermati
DESCRIPTION:Il tema della seconda edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2023/2024 è \n“Viaggio all’interno del sé”\nGli artisti selezionati hanno interpretato il tema utilizzando una forma d’arte a scelta tra pittura\, scultura\, installazione\, fotografia\, videoarte e cortometraggi\, performance\, arte digitale\, grafica digitale e cartoon. \nVINCITORI \n\n Angelo Farina – vincitore primo premio\n Atefeh Khas – vincitore residenza d’artista\n Sanda Skujina – vincitore residenza d’artista\n\nARTISTI IN MOSTRA \nHadeel Azeez\nMatteo Benetazzo\nElisa Cella\nChiara Anna Colombo\nAlessandro de Leo\nMartina Dalla Stella\nAngelo Farina\nValentina Grilli\nAtefeh Khas\nGiovanni Longo\nMonika Natalia Mazur\nNicola Renzi\nAlessandra Rovelli\nTina Sgrò\nSanda Skujina\nMatteo Suffritti\nDiana Tonutto\nSilvia Trappa\nBarbara Ventura
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DESCRIPTION:Il prossimo appuntamento del Party di Lettura prenderà luogo al SAC e sarà domenica 14 luglio\, dalle 17:30 alle 19:00.\nPorta la tua lettura o un’attività da svolgere immersi tra le opere finaliste del concorso Premio Luigi Candiani.\nVi aspettiamo numerosə per questo progetto realizzato con il finanziamento del Centro Libro!
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SUMMARY:Premio Luigi Candiani – Giovani Artisti
DESCRIPTION:Il tema della seconda edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2023/2024 è \n“Viaggio all’interno del sé”\nGli artisti selezionati hanno interpretato il tema utilizzando una forma d’arte a scelta tra pittura\, scultura\, installazione\, fotografia\, videoarte e cortometraggi\, performance\, arte digitale\, grafica digitale e cartoon. \nVINCITORI \n\nGiuseppe Gallace – vincitore primo premio\nYirui Fang – vincitore residenza d’artista\nAsya Magnaterra – vincitore residenza d’artista\n\nARTISTI IN MOSTRA \n\nValeria Andreis\nMatteo Bernabè\nGiorgio Camedda\nGianni Carta\nLucia Chiancone\nValeria Dardano\nEdoardo Ettorre\nYirui Fang\nSofia Fresia\nGiuseppe Gallace\nFulvio Governale\nKeren Liang\nAsya Magnaterra\nFrancesca Maroni\nLisa Martignoni\nSimone Miccichè\nAntonio Motta\nGraziella Romeo\nBetty Salluce
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SUMMARY:Finissage Divenire - mostra personale di Erica Conti
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SUMMARY:Apertura straordinaria serale
DESCRIPTION:SAC accoglierà il pubblico per un’apertura straordinaria serale domenica 26 maggio\, ore 21. \nDurante la serata\, le opere di Erica Conti dialogheranno con performance che ricreeranno fermimmagine e sequenze in movimento\, riportando alla luce le pose dei corpi ritratti nella mostra Divenire. \nSegna la data e non mancare! 
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SUMMARY:Inaugurazione Divenire - mostra personale di Erica Conti
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SUMMARY:Divenire
DESCRIPTION:20 aprile 2024 – 15 giugno 2024 \nNella sua prima mostra personale Divenire\, Erica Conti espone sia opere pittoriche che disegni\, una ricerca personale raccontata tramite l’immagine del corpo. Un simbolo\, il corpo\, che racchiude in sé una duplice visione: interiore ed esteriore\, carnale e spirituale. Ne parla come di un paradiso ritrovato\, un “altrove” che va scoperto qui\, poco oltre le pieghe della pelle. Il primo passo del divenire è la conoscenza di ciò che vive dentro di noi. Nei suoi lavori c’è una narrazione profonda\, che potrebbe non essere compresa immediatamente\, il quadro si apre a ritmi lenti\, accogliendo le domande di chi lo guarda. “Penso sia questo il significato più importante e l’obiettivo della mostra Divenire: avvertire un formicolio nascere da una domanda\, la quale precipitando risveglia quella assopita tensione verso la realizzazione della propria autenticità. Così si manifesta il Divenire”. I colori\, principalmente caldi\, derivanti dalle terre\, ricordano l’essere primitivo e la carnalità dell’umano. Sono invece l’uso delle luci\, il gioco di ombre e le trasparenze che conducono lo spettatore ad una visione del profondo\, spirituale e poetico\, fino ad avvertire il bisogno di non fermarsi alla sola rappresentazione figurativa. Nelle opere dell’artista c’è un richiamo classico\, alcune pose e le fattezze dei corpi ricordano quelle rinascimentali. Seppur aleggia palpabile l’ispirazione ai grandi maestri di un tempo\, ella rimane visibilmente consapevole del proprio periodo storico e si esprime con un linguaggio contemporaneo che mira\, però\, ad essere senza tempo. \n\nBIOGRAFIA\n\nErica Conti – Erì – è una pittrice nata nel 1991 in provincia di Bologna. Frequenta l’Istituto d’Arte a Ravenna dove\, però\, sviluppa un rapporto conflittuale con l’arte che ne causa l’allontanamento per oltre dieci anni. Riprende ad avvicinarsi al disegno e alla pittura solo nel 2016\, un ritorno alle origini che in pochi anni diventa la sua strada professionale. Oggi vive e lavora come pittrice vicino a Cesena\, città nella quale insegna anche “disegno” presso L’Accademia Romagna. \n\n\nMOSTRE\n\n2023/24 – Premio Marche\, “Under Raffaello”\, Urbino (PU) a cura di Camillo Langone \n2023/24 – mostra collettiva “ Dell’umana dimensione\, arti e visioni contemporanee lungo la via Emilia” presso Palazzo Ducale\, Pavullo (MO) a cura di Simona Negrini\, Alessandro Mescoli\, Ricognizioni sull’arte. \n2023 – collettiva finalista premio Mestre di pittura\, presso il Centro Culturale Candiani\, Mestre (VE) \n2022 – collettiva ” Profili”\, SAC-Spazio Arte Contemporanea\, Milano\, a cura di Nicoletta Candiani \n2022 – collettiva Art Prize Pallavicini\, Palazzo Pallavicni\, Bologna\, a cura di Francesca Bogliolo e Claudia Andreotta \n2022 – collettiva “Ritratti Sociali”\, Museo Luigi Tonini\, Rimini\, a cura di Sonia Patrocino \n2022 – installazione Urbana\, Parco AUSA Rimini\, a cura di EcoMuseo \n2022 – collettiva INSTABiffiArte\, Galleria Biffi Arte\, Piacenza\, a cura di Stefano Gazzola\, Carlo Scagnelli e Susanna Gualazzini \n2022 – progetto digitale “INSTABiffiArte”\, Galleria Biffi Arte\, Piacenza\, a cura di Stefano Gazzola \n2022 – collettiva “tre linguaggi femminili in arte”\, Palazzo dei Priori\, Volterra\, a cura di Karen Lojelo \n2022 – collettiva “la bellezza salverà il mondo” Lojelo Art Gallery\, Volterra
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SUMMARY:Men Without Furs - finissage Venus in Furs
DESCRIPTION:In occasione del finissage della mostra collettiva al femminile Venus in Furs\, il comitato ha organizzato MEN WITHOUT FURS;\nTalk tenuto da Rebecca Delmenico e Alessandra Redaelli\, in cui verranno intervistati cinque artisti; Daniele Cestari\, Francesco De Molfetta\, Ernesto Morales\, Max Papeschi\, Nicolò Tomaini. \nL’evento sarà trasmesso in diretta dal nostro profilo instagram @spazio_arte_contemporanea \nApertura ore 17\, talk ore 17.30. \n  \nUn evento a cura del comitato: Antonella Casazza\, Loredana Galante e Marta Mez.
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SUMMARY:Fuori Etichetta
DESCRIPTION:Talk con Elisabetta Roncati e Xena Zupanic all’interno della mostra collettiva al femminile Venus in Furs. \nUn evento a cura del comitato: Antonella Casazza\, Loredana Galante e Marta Mez.
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SUMMARY:Inaugurazione Venus in Furs
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SUMMARY:Venus in Furs
DESCRIPTION:9 marzo 2024 – 6 aprile 2024 \nIl romanzo Venus in Furs (1870) opera di Leopold von Sacher-Masoch\, rimane celebre nella memoria collettiva: Severin\, un uomo sobrio\, racconta della propria devozione assoluta per Wanda\, che lui identifica con Venere\, dea dell’amore. Nella stanza di Severin campeggia un dipinto\, per il quale dice di aver tratto ispirazione dalla Venere allo specchio di Tiziano\, che raffigura una venere del nord che indossa solamente una pelliccia: essa è l’incarnazione della donna perfetta secondo le proprie fantasie. Ma la protagonista\, proprio in virtù di quella forza che tanto sobillava l’animo di Severin\, si ribella e si emancipa dall’ideale a cui è associata per spogliarsi di quella pelliccia che la imprigionava in un ruolo. Venus in Furs è in misura più profonda la definitiva affermazione del desiderio di esprimersi e dell’istinto creativo come forza generatrice. \nLa collettiva “Venus in Furs” riunisce un gruppo di artiste che hanno deciso di esprimere il loro estro e la loro creazione proiettata come pulsione di vita\, quello che Freud chiamava Eros\, dal nome della divinità greca dell’amore. \nOgni artista si apre a un dialogo che restituisce un grande affresco dove confluiscono\, attraverso medium diversi\, aree di ricerca che indagano il tessuto contemporaneo nelle trame dell’esistenza. Parliamo del tema della memoria e della percezione del tempo\, dei ricordi\, o dell’inconscio e dei suoi luoghi inesplorati\, passando per il corpo femminile\, sinuoso e fluttuante come un velo o scultoreo. La donna e il suo essere nella società odierna è vagliata nel suo scardinarsi dal classico ruolo di angelo del focolare\, e allora l’immagine femminile è dipinta mentre è rinchiusa in asfissianti ambientazioni domestiche permeate di infiorescenze\, o è alle prese con comuni faccende. Si passa anche all’attualità più stringente\, con tematiche sociali che toccano l’antispecismo o più direttamente legate al mondo femminile\, delineando percorsi che per quanto dolorosi portano alla rinascita e al ritrovamento di sé. L’arte ha un valore sociale\, di avvicinamento tra le persone\, di unione\, come un rito collettivo dove regna il principio greco della kalocagathia\, dove ciò che è bello è anche buono. \nLa collettiva “Venus in Furs” è stata possibile grazie all’impegno di Loredana Galante\, Marta Mez e Antonella Casazza\, che hanno costituito un comitato che si è occupato di coordinare e realizzare il progetto. \nRebecca Delmenico \n  \nArtiste in mostra \n\nSilvia Beltrami\nMarianna Bussola\nAnna Caruso\nAntonella Casazza\nElisa Cella\nEleonora Chiesa\nCristina Costanzo\nIlaria Del Monte\nLoredana Galante\nDebora Garritani\nGiovanna Lacedra\nCoquelicot Mafille\nFlorencia Martinez\nMarta Mez\nElena Monzo\nSaba Najafi\nIeva Petersone\nAlessandra Rovelli\nMarta Sesana\nMilena Sgambato\nTina Sgrò\nSanda Skujina\nVania Elettra Tam\nFrancesca Vitali Boldini\n\nLettera del Comitato \nVentiquattro artiste da un’idea aggregativa del Comitato: Loredana Galante\, Antonella Casazza e Marta Mez. Tre artiste che hanno immaginato una mostra al femminile e l’hanno realizzata.\nUn catalogo analogico di artiste\, una scommessa sinergica\, che vuole indagare e restituire uno spettro di declinazioni concettuali ed estetiche di un’esperienza artistica attinente alle donne. Il progetto espositivo include differenti medium e stili\, linguaggi e poetiche. La mostra comprende opere di pittura\, scultura\, fiber art\, collage\, video di performing art\, fotografia. \nIl Comitato\, con questo invito\, vuole restituire la complessità dell’universo femminile attraverso un progetto\, in cui la voce narrante è la ricerca artistica ma la scelta delle artiste è dichiaratamente fatta tra le Amiche.\nIn un periodo di critica tout court qui c’è da scatenarsi\, è tutto “molto peloso” iniziando dall’ immagine di copertina: una conchiglia aperta con ciuffi di pelo bruno che irretisce o crea disagio.\nIl risultato è la costruzione di una mostra articolata e complessa\, un dibattito d’idee\, una geografia di paesaggi contemporanei eterogenei. \nEt voilà lo sguardo delle ventiquattro Artiste\, il nostro modo di registrare\, indagare e restituire\, ognuna con il proprio personale linguaggio.\nIl titolo della mostra è stato scelto dalla curatrice Rebecca Delmenico che ha scritto il testo che accompagna la mostra Venus in Furs.\nQuesta è la domanda che il Comitato si pone e indirizza ai visitatori di questa mostra:\n“In una mostra di sole donne ci sono degli elementi comuni dettati da un’inclinazione\, da attributi sensibili\, da una categoria con specifiche propensioni\, attitudini\, peculiarità biologiche? Se esistono\, possono essere alla base di una creazione di valore\, di una gradazione contributiva riconoscibile nella nostra società?” \nVENUS IN FURS\nCome si diventa ideatrici e curatrici di una mostra di 24 artiste che ci comprende? Una gita condivisa\, un’ idea\, l’istantanea attivazione di tre amiche artiste\, una pazienza infinita e tanto impegno.\nCome si realizza? GRAZIE ad uno spazio: SAC – Spazio Arte Contemporanea che ci ospita ed una curatrice che ci sostiene da subito e ci scrive un testo\, Rebecca Delmenico. \nIl Comitato\nAntonella Casazza\, Loredana Galante\, Marta Mez \nScarica il comunicato stampa
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SUMMARY:Premio Luigi Candiani - Artisti Affermati
DESCRIPTION:27 gennaio – 24 febbraio 2024 \nMostra collettiva dei finalisti del concorso “Premio Luigi Candiani” \nSAC – Spazio Arte Contemporanea\, a seguito dei bandi di concorso “Premio Luigi Candiani”\, annuncia la prima mostra collettiva dei finalisti della categoria Artisti Affermati.\nIl tema della prima edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2022/2023 è “Un futuro consapevole”.\nGli artisti selezionati hanno interpretato il tema utilizzando una forma d’arte a scelta tra pittura\, scultura\, installazione\, fotografia\, videoarte e cortometraggi\, performance\, arte digitale\, grafica digitale e cartoon. \nARTISTI IN MOSTRA\n\nEzio Arosio\nSerena Battisti\nClaudio Benzoni\nNicola Bertellotti\nAlessandro Botti\nAlessandra Calò\nGiulia Ceccarani\nLuigi Festa\nDavide Gualtieri\nAsako Hishiki\nAlberto Magrin\nFederica Pamio\nHylde Salerno\nLucia Simone\nGiulia Spernazza\nMatteo Suffritti\nLuca Zanta\nStefano Zaratin – vincitore primo premio\n\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Ezio Arosio\n				\n			\n				\n			\n				\n				Serena Battisti\n				\n			\n				\n			\n				\n				Claudio Benzoni\n				\n			\n				\n			\n				\n				Nicola Bertellotti\n				\n			\n				\n			\n				\n				Alessandro Botti\n				\n			\n				\n			\n				\n				Alessandra Calò\n				\n			\n				\n			\n				\n				Giulia Ceccarani\n				\n			\n				\n			\n				\n				Luigi Festa\n				\n			\n				\n			\n				\n				Davide Gualtieri\n				\n			\n				\n			\n				\n				Asako Hishiki\n				\n			\n				\n			\n				\n				Alberto Magrin\n				\n			\n				\n			\n				\n				Federica Pamio\n				\n			\n				\n			\n				\n				Hylde Salerno\n				\n			\n				\n			\n				\n				Lucia Simone\n				\n			\n				\n			\n				\n				Giulia Spernazza\n				\n			\n				\n			\n				\n				Matteo Suffritti\n				\n			\n				\n			\n				\n				Luca Zanta\n				\n			\n				\n			\n				\n				Stefano Zaratin
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SUMMARY:Giorgio Magistroni & friends
DESCRIPTION:Una serata in musica con Giorgio Magistroni ed altri musicisti del Teatro alla Scala di Milano\, nella cornice della mostra Segni\, personale antologica di Alessandro Negri. \n  \nSabato 2 dicembre 2023\, apertura spazio ore 20.30\, inizio concerto ore 21.00.
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SUMMARY:Segni
DESCRIPTION:Mostra personale di Alessandro Negri\n11 novembre 2023 – 21 gennaio 2024 \nLa mostra Segni di Alessandro Negri raccoglie opere a partire dall’anno 1967 fino al 2023\, un’antologia dell’artista che ha segnato la storia di Robecchetto con Induno. \nLe forme naturali con i loro grovigli hanno da sempre colpito l’immaginazione dell’artista che ne ha fatto una cifra stilistica riconoscibile a partire dai suoi primi paesaggi descrittivi di luoghi famigliari\, fino ad arrivare alle figure di uomini e donne\, le cui membra si sono annodate fondendosi con rami e radici.\nIl gesto pittorico ben rappresenta l’incedere della natura nel tempo\, la tela si allontana dalla staticità per proporre immagini in divenire che sembrano proiettarsi\, in movimento\, verso l’osservatore. \nI colori terrosi riempiono le prime tele ancorando l’artista al paesaggio dipinto\, e\, facendosi più diluiti e vari\, si arricchiscono di sgocciolature che tagliano la tela in senso verticale\, fino ad arrivare ad un contrasto di bianco e nero con un’aggiunta di viola che ricopre solo in parte il supporto\, lasciando intravedere molti vuoti. \nLa composizione da piena si alleggerisce man mano\, le figure umane danzano sulla tela mostrando i movimenti dei loro corpi attraverso il segno deciso e rapido di Negri. \n \n“Nelle opere di Negri troviamo sempre rappresentato qualcosa di solidamente concreto: dai nudi e dalle figure del periodo dell’Accademia\, ai paesaggi del Ticino e del Sesia (e per qualche tempo anche della Liguria)\, alle affascinanti conformazioni del mondo vegetale a cui frequentemente si ispira. Nei suoi quadri la natura ha un suo ruolo da protagonista ed è presentata per il suo valore estetico\, senza alcun intento ideologico né simbolico. Un cespuglio\, un intrico di fogliame\, un contorto viluppo di radici diventano spesso per l’artista fonte di ispirazione e lo portano ad indagare e a fissare nella rappresentazione giochi fuggevoli di luce ed ombra\, suggestive combinazioni cromatiche\, il complesso aggrovigliarsi di linee\, caotico ed armonico allo stesso tempo.” \nGiuseppe Castoldi \n“Forse è lì che lui nasconde il suo essere\, quello è il mondo che egli ama\, e dal quale trae l’ispirazione per le sue opere. I nodi degli alberi\, le radici\, gli strani grovigli delle viti che vagano da sempre nel mistero. Per Alessandro questo mondo non ha segreti. Sin da bambino ha cercato di capire la loro vitalità e di ragionarci sopra. Il mischiarsi con loro non rappresenta qualcosa di strano\, ma è il modo più naturale per cogliere il senso della vita nascosta. Ricordiamo a questo proposito il Piranesi.\nAlessandro analizza e rielabora con disciplina\, con ordine. Come il naturalista osserva la vita\, l’entomologo il mondo sconfinato degli insetti\, il geologo il sottosuolo\, così all’artista tocca il compito di indagare ciò che si nasconde nella mente dell’uomo.\nLe radici\, come i nostri sensi\, viaggiano per strade misteriose\, inseguendo\, in modo celato\, gli umori e la sostanza della vita e disegnando\, al tempo stesso\, trame da scoprire\, misteriose e sensibili come la nostra anima.” \nDott.ssa Maria Grazia Vanola  \n“Ciò che colpisce profondamente osservando i suoi segni è proprio la capacità gestuale sottesa alle figure: il gesto è l’atto in cui proietta sé stesso per farsi riconoscere come uomo del suo tempo. Analizzato superficialmente il comportamento dell’artista sembra\, in apparenza\, non controllabile: in verità\, è grande in lui la capacità di indirizzarlo al risultato finale\, in un dialogo di reciprocità tra sguardo e movimento che consente la condivisione di un universo affettivo che si fa vibrazione ed emozione e riconduce alla persona che ognuno di noi è\, in primis l’artista\, l’unico in grado di farci partecipi della nostra integrità gnoseologica e pratica.” \nFederica Mingozzi  \n“Alessandro Negri non si è fatto trascinare da quella che chiamiamo moda del tempo. È sempre stato coerente\, non si è genuflesso al consumismo dell’arte\, alla nominanza come traguardo. Come tutti gli artisti ha visto ed ha riflettuto su altri artisti. A questo proposito mi sovviene alla memoria l’albero di Mondrian che\, con lungo ragionamento\, l’artista trasforma in un reticolo di forme improbabili che lo porteranno alla vera ed estrema astrazione fisica e morale che rende la realtà\, non sempre visibile\, più razionale e leggibile.\nNegri\, nei suoi infiniti richiami delle forme della natura\, ci svela il mistero che risiede nel luogo dei sogni. Tutto si trasforma in nuove forme. I corpi sembrano contorcersi\, ma non in modo scomposto. Le varie forme assumono aspetti che solo attraverso l’arte possono essere resi comprensibili e\, rendendosi percepibili in modo assolutamente naturale\, diventano poesia.” \nMario Carnaghi \n“Ecco le riprese\, quelle sì sono importanti nei tuoi quadri\, perché scandiscono il tuo tempo come un metronomo.\nTengono testa alla tua voglia di andare sempre più in profondità e così facendo ogni tuo periodo si chiude inaspettatamente con un ritorno\, con uno stacco silenzioso e furbo\, ma attenzione: come ho detto chiudere per te vuol dire tornare.\nTornare sui tuoi passi\, alle radici\, del segno o\, meglio\, del disegno\, che\, come ebbi occasione di dirti tu\, scavi nella tela.\nNon è un tornare indietro per poter procedere innanzi tutto\, ma un rivedere e rincorrere nuovamente immagini. Forme\, dettagli che sono il giovane pittore innamorato della bellezza della natura.” \nGianmaria Garavaglia \nBIOGRAFIA\nAlessandro Negri\, nato nel 1936\, vive ed opera a Robecchetto con Induno\, in provincia di Milano.\nLa sua formazione di studi avviene presso l’Accademia di Belle Arti di Brera\, frequentando il corso di nudo e alle Civiche Scuole d’Arte del Castello Sforzesco di Milano.\nGli anni della gioventù di Negri\, quelli in cui il pittore incomincia a delineare e marcare le forme del proprio intimo apprendimento\, si sviluppano tra le onde e le correnti delle espressioni artistico-figurative di un’Italia del secondo dopo guerra\, sono gli anni importanti di Morlotti e dei suoi naturalismi materici\, di Birolli e Capogrossi e del segno\, ma anche gli anni dell’espressionismo astratto di Pollock e di de Kooning\, sono gli anni Sessanta\, che aprono gli orizzonti alla Pop Art.\nIl cammino della maturità artistica di Negri ha preso il via\, il suo lento allontanarsi dalla figura lo porta a concentrarsi sulla gestualità e il dinamismo del segno\, che nei primissimi anni Settanta si semplifica e diviene ombra di presenze\, paesaggi. I soggetti subiscono una rarefazione\, stretti in dinamiche geometriche forti. Il segno diviene un confine che difende la figura\, impedendo qualsiasi prevaricazione dello spazio sulla stessa. Durante tutta la carriera d’artista Negri rimane indissolubilmente legato al territorio in cui è nato e alla natura dirompente che lo caratterizza.  \nInaugurazione: sabato 11 novembre\, ore 16.30\n\nCONTATTI\nWeb: www.alessandronegri.net \nInstagram: negrial36 \nFacebook: Alessandro Negri
URL:https://www.spazioartecontemporanea.com/evento/segni/
CATEGORIES:Mostra
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