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SUMMARY:Men Without Furs - finissage Venus in Furs
DESCRIPTION:In occasione del finissage della mostra collettiva al femminile Venus in Furs\, il comitato ha organizzato MEN WITHOUT FURS;\nTalk tenuto da Rebecca Delmenico e Alessandra Redaelli\, in cui verranno intervistati cinque artisti; Daniele Cestari\, Francesco De Molfetta\, Ernesto Morales\, Max Papeschi\, Nicolò Tomaini. \nL’evento sarà trasmesso in diretta dal nostro profilo instagram @spazio_arte_contemporanea \nApertura ore 17\, talk ore 17.30. \n  \nUn evento a cura del comitato: Antonella Casazza\, Loredana Galante e Marta Mez.
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SUMMARY:Fuori Etichetta
DESCRIPTION:Talk con Elisabetta Roncati e Xena Zupanic all’interno della mostra collettiva al femminile Venus in Furs. \nUn evento a cura del comitato: Antonella Casazza\, Loredana Galante e Marta Mez.
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SUMMARY:Inaugurazione Venus in Furs
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SUMMARY:Venus in Furs
DESCRIPTION:9 marzo 2024 – 6 aprile 2024 \nIl romanzo Venus in Furs (1870) opera di Leopold von Sacher-Masoch\, rimane celebre nella memoria collettiva: Severin\, un uomo sobrio\, racconta della propria devozione assoluta per Wanda\, che lui identifica con Venere\, dea dell’amore. Nella stanza di Severin campeggia un dipinto\, per il quale dice di aver tratto ispirazione dalla Venere allo specchio di Tiziano\, che raffigura una venere del nord che indossa solamente una pelliccia: essa è l’incarnazione della donna perfetta secondo le proprie fantasie. Ma la protagonista\, proprio in virtù di quella forza che tanto sobillava l’animo di Severin\, si ribella e si emancipa dall’ideale a cui è associata per spogliarsi di quella pelliccia che la imprigionava in un ruolo. Venus in Furs è in misura più profonda la definitiva affermazione del desiderio di esprimersi e dell’istinto creativo come forza generatrice. \nLa collettiva “Venus in Furs” riunisce un gruppo di artiste che hanno deciso di esprimere il loro estro e la loro creazione proiettata come pulsione di vita\, quello che Freud chiamava Eros\, dal nome della divinità greca dell’amore. \nOgni artista si apre a un dialogo che restituisce un grande affresco dove confluiscono\, attraverso medium diversi\, aree di ricerca che indagano il tessuto contemporaneo nelle trame dell’esistenza. Parliamo del tema della memoria e della percezione del tempo\, dei ricordi\, o dell’inconscio e dei suoi luoghi inesplorati\, passando per il corpo femminile\, sinuoso e fluttuante come un velo o scultoreo. La donna e il suo essere nella società odierna è vagliata nel suo scardinarsi dal classico ruolo di angelo del focolare\, e allora l’immagine femminile è dipinta mentre è rinchiusa in asfissianti ambientazioni domestiche permeate di infiorescenze\, o è alle prese con comuni faccende. Si passa anche all’attualità più stringente\, con tematiche sociali che toccano l’antispecismo o più direttamente legate al mondo femminile\, delineando percorsi che per quanto dolorosi portano alla rinascita e al ritrovamento di sé. L’arte ha un valore sociale\, di avvicinamento tra le persone\, di unione\, come un rito collettivo dove regna il principio greco della kalocagathia\, dove ciò che è bello è anche buono. \nLa collettiva “Venus in Furs” è stata possibile grazie all’impegno di Loredana Galante\, Marta Mez e Antonella Casazza\, che hanno costituito un comitato che si è occupato di coordinare e realizzare il progetto. \nRebecca Delmenico \n  \nArtiste in mostra \n\nSilvia Beltrami\nMarianna Bussola\nAnna Caruso\nAntonella Casazza\nElisa Cella\nEleonora Chiesa\nCristina Costanzo\nIlaria Del Monte\nLoredana Galante\nDebora Garritani\nGiovanna Lacedra\nCoquelicot Mafille\nFlorencia Martinez\nMarta Mez\nElena Monzo\nSaba Najafi\nIeva Petersone\nAlessandra Rovelli\nMarta Sesana\nMilena Sgambato\nTina Sgrò\nSanda Skujina\nVania Elettra Tam\nFrancesca Vitali Boldini\n\nLettera del Comitato \nVentiquattro artiste da un’idea aggregativa del Comitato: Loredana Galante\, Antonella Casazza e Marta Mez. Tre artiste che hanno immaginato una mostra al femminile e l’hanno realizzata.\nUn catalogo analogico di artiste\, una scommessa sinergica\, che vuole indagare e restituire uno spettro di declinazioni concettuali ed estetiche di un’esperienza artistica attinente alle donne. Il progetto espositivo include differenti medium e stili\, linguaggi e poetiche. La mostra comprende opere di pittura\, scultura\, fiber art\, collage\, video di performing art\, fotografia. \nIl Comitato\, con questo invito\, vuole restituire la complessità dell’universo femminile attraverso un progetto\, in cui la voce narrante è la ricerca artistica ma la scelta delle artiste è dichiaratamente fatta tra le Amiche.\nIn un periodo di critica tout court qui c’è da scatenarsi\, è tutto “molto peloso” iniziando dall’ immagine di copertina: una conchiglia aperta con ciuffi di pelo bruno che irretisce o crea disagio.\nIl risultato è la costruzione di una mostra articolata e complessa\, un dibattito d’idee\, una geografia di paesaggi contemporanei eterogenei. \nEt voilà lo sguardo delle ventiquattro Artiste\, il nostro modo di registrare\, indagare e restituire\, ognuna con il proprio personale linguaggio.\nIl titolo della mostra è stato scelto dalla curatrice Rebecca Delmenico che ha scritto il testo che accompagna la mostra Venus in Furs.\nQuesta è la domanda che il Comitato si pone e indirizza ai visitatori di questa mostra:\n“In una mostra di sole donne ci sono degli elementi comuni dettati da un’inclinazione\, da attributi sensibili\, da una categoria con specifiche propensioni\, attitudini\, peculiarità biologiche? Se esistono\, possono essere alla base di una creazione di valore\, di una gradazione contributiva riconoscibile nella nostra società?” \nVENUS IN FURS\nCome si diventa ideatrici e curatrici di una mostra di 24 artiste che ci comprende? Una gita condivisa\, un’ idea\, l’istantanea attivazione di tre amiche artiste\, una pazienza infinita e tanto impegno.\nCome si realizza? GRAZIE ad uno spazio: SAC – Spazio Arte Contemporanea che ci ospita ed una curatrice che ci sostiene da subito e ci scrive un testo\, Rebecca Delmenico. \nIl Comitato\nAntonella Casazza\, Loredana Galante\, Marta Mez \nScarica il comunicato stampa
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DESCRIPTION:27 gennaio – 24 febbraio 2024 \nMostra collettiva dei finalisti del concorso “Premio Luigi Candiani” \nSAC – Spazio Arte Contemporanea\, a seguito dei bandi di concorso “Premio Luigi Candiani”\, annuncia la prima mostra collettiva dei finalisti della categoria Artisti Affermati.\nIl tema della prima edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2022/2023 è “Un futuro consapevole”.\nGli artisti selezionati hanno interpretato il tema utilizzando una forma d’arte a scelta tra pittura\, scultura\, installazione\, fotografia\, videoarte e cortometraggi\, performance\, arte digitale\, grafica digitale e cartoon. \nARTISTI IN MOSTRA\n\nEzio Arosio\nSerena Battisti\nClaudio Benzoni\nNicola Bertellotti\nAlessandro Botti\nAlessandra Calò\nGiulia Ceccarani\nLuigi Festa\nDavide Gualtieri\nAsako Hishiki\nAlberto Magrin\nFederica Pamio\nHylde Salerno\nLucia Simone\nGiulia Spernazza\nMatteo Suffritti\nLuca Zanta\nStefano Zaratin – vincitore primo premio\n\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Ezio Arosio\n				\n			\n				\n			\n				\n				Serena Battisti\n				\n			\n				\n			\n				\n				Claudio Benzoni\n				\n			\n				\n			\n				\n				Nicola Bertellotti\n				\n			\n				\n			\n				\n				Alessandro Botti\n				\n			\n				\n			\n				\n				Alessandra Calò\n				\n			\n				\n			\n				\n				Giulia Ceccarani\n				\n			\n				\n			\n				\n				Luigi Festa\n				\n			\n				\n			\n				\n				Davide Gualtieri\n				\n			\n				\n			\n				\n				Asako Hishiki\n				\n			\n				\n			\n				\n				Alberto Magrin\n				\n			\n				\n			\n				\n				Federica Pamio\n				\n			\n				\n			\n				\n				Hylde Salerno\n				\n			\n				\n			\n				\n				Lucia Simone\n				\n			\n				\n			\n				\n				Giulia Spernazza\n				\n			\n				\n			\n				\n				Matteo Suffritti\n				\n			\n				\n			\n				\n				Luca Zanta\n				\n			\n				\n			\n				\n				Stefano Zaratin
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DESCRIPTION:Una serata in musica con Giorgio Magistroni ed altri musicisti del Teatro alla Scala di Milano\, nella cornice della mostra Segni\, personale antologica di Alessandro Negri. \n  \nSabato 2 dicembre 2023\, apertura spazio ore 20.30\, inizio concerto ore 21.00.
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DESCRIPTION:Mostra personale di Alessandro Negri\n11 novembre 2023 – 21 gennaio 2024 \nLa mostra Segni di Alessandro Negri raccoglie opere a partire dall’anno 1967 fino al 2023\, un’antologia dell’artista che ha segnato la storia di Robecchetto con Induno. \nLe forme naturali con i loro grovigli hanno da sempre colpito l’immaginazione dell’artista che ne ha fatto una cifra stilistica riconoscibile a partire dai suoi primi paesaggi descrittivi di luoghi famigliari\, fino ad arrivare alle figure di uomini e donne\, le cui membra si sono annodate fondendosi con rami e radici.\nIl gesto pittorico ben rappresenta l’incedere della natura nel tempo\, la tela si allontana dalla staticità per proporre immagini in divenire che sembrano proiettarsi\, in movimento\, verso l’osservatore. \nI colori terrosi riempiono le prime tele ancorando l’artista al paesaggio dipinto\, e\, facendosi più diluiti e vari\, si arricchiscono di sgocciolature che tagliano la tela in senso verticale\, fino ad arrivare ad un contrasto di bianco e nero con un’aggiunta di viola che ricopre solo in parte il supporto\, lasciando intravedere molti vuoti. \nLa composizione da piena si alleggerisce man mano\, le figure umane danzano sulla tela mostrando i movimenti dei loro corpi attraverso il segno deciso e rapido di Negri. \n \n“Nelle opere di Negri troviamo sempre rappresentato qualcosa di solidamente concreto: dai nudi e dalle figure del periodo dell’Accademia\, ai paesaggi del Ticino e del Sesia (e per qualche tempo anche della Liguria)\, alle affascinanti conformazioni del mondo vegetale a cui frequentemente si ispira. Nei suoi quadri la natura ha un suo ruolo da protagonista ed è presentata per il suo valore estetico\, senza alcun intento ideologico né simbolico. Un cespuglio\, un intrico di fogliame\, un contorto viluppo di radici diventano spesso per l’artista fonte di ispirazione e lo portano ad indagare e a fissare nella rappresentazione giochi fuggevoli di luce ed ombra\, suggestive combinazioni cromatiche\, il complesso aggrovigliarsi di linee\, caotico ed armonico allo stesso tempo.” \nGiuseppe Castoldi \n“Forse è lì che lui nasconde il suo essere\, quello è il mondo che egli ama\, e dal quale trae l’ispirazione per le sue opere. I nodi degli alberi\, le radici\, gli strani grovigli delle viti che vagano da sempre nel mistero. Per Alessandro questo mondo non ha segreti. Sin da bambino ha cercato di capire la loro vitalità e di ragionarci sopra. Il mischiarsi con loro non rappresenta qualcosa di strano\, ma è il modo più naturale per cogliere il senso della vita nascosta. Ricordiamo a questo proposito il Piranesi.\nAlessandro analizza e rielabora con disciplina\, con ordine. Come il naturalista osserva la vita\, l’entomologo il mondo sconfinato degli insetti\, il geologo il sottosuolo\, così all’artista tocca il compito di indagare ciò che si nasconde nella mente dell’uomo.\nLe radici\, come i nostri sensi\, viaggiano per strade misteriose\, inseguendo\, in modo celato\, gli umori e la sostanza della vita e disegnando\, al tempo stesso\, trame da scoprire\, misteriose e sensibili come la nostra anima.” \nDott.ssa Maria Grazia Vanola  \n“Ciò che colpisce profondamente osservando i suoi segni è proprio la capacità gestuale sottesa alle figure: il gesto è l’atto in cui proietta sé stesso per farsi riconoscere come uomo del suo tempo. Analizzato superficialmente il comportamento dell’artista sembra\, in apparenza\, non controllabile: in verità\, è grande in lui la capacità di indirizzarlo al risultato finale\, in un dialogo di reciprocità tra sguardo e movimento che consente la condivisione di un universo affettivo che si fa vibrazione ed emozione e riconduce alla persona che ognuno di noi è\, in primis l’artista\, l’unico in grado di farci partecipi della nostra integrità gnoseologica e pratica.” \nFederica Mingozzi  \n“Alessandro Negri non si è fatto trascinare da quella che chiamiamo moda del tempo. È sempre stato coerente\, non si è genuflesso al consumismo dell’arte\, alla nominanza come traguardo. Come tutti gli artisti ha visto ed ha riflettuto su altri artisti. A questo proposito mi sovviene alla memoria l’albero di Mondrian che\, con lungo ragionamento\, l’artista trasforma in un reticolo di forme improbabili che lo porteranno alla vera ed estrema astrazione fisica e morale che rende la realtà\, non sempre visibile\, più razionale e leggibile.\nNegri\, nei suoi infiniti richiami delle forme della natura\, ci svela il mistero che risiede nel luogo dei sogni. Tutto si trasforma in nuove forme. I corpi sembrano contorcersi\, ma non in modo scomposto. Le varie forme assumono aspetti che solo attraverso l’arte possono essere resi comprensibili e\, rendendosi percepibili in modo assolutamente naturale\, diventano poesia.” \nMario Carnaghi \n“Ecco le riprese\, quelle sì sono importanti nei tuoi quadri\, perché scandiscono il tuo tempo come un metronomo.\nTengono testa alla tua voglia di andare sempre più in profondità e così facendo ogni tuo periodo si chiude inaspettatamente con un ritorno\, con uno stacco silenzioso e furbo\, ma attenzione: come ho detto chiudere per te vuol dire tornare.\nTornare sui tuoi passi\, alle radici\, del segno o\, meglio\, del disegno\, che\, come ebbi occasione di dirti tu\, scavi nella tela.\nNon è un tornare indietro per poter procedere innanzi tutto\, ma un rivedere e rincorrere nuovamente immagini. Forme\, dettagli che sono il giovane pittore innamorato della bellezza della natura.” \nGianmaria Garavaglia \nBIOGRAFIA\nAlessandro Negri\, nato nel 1936\, vive ed opera a Robecchetto con Induno\, in provincia di Milano.\nLa sua formazione di studi avviene presso l’Accademia di Belle Arti di Brera\, frequentando il corso di nudo e alle Civiche Scuole d’Arte del Castello Sforzesco di Milano.\nGli anni della gioventù di Negri\, quelli in cui il pittore incomincia a delineare e marcare le forme del proprio intimo apprendimento\, si sviluppano tra le onde e le correnti delle espressioni artistico-figurative di un’Italia del secondo dopo guerra\, sono gli anni importanti di Morlotti e dei suoi naturalismi materici\, di Birolli e Capogrossi e del segno\, ma anche gli anni dell’espressionismo astratto di Pollock e di de Kooning\, sono gli anni Sessanta\, che aprono gli orizzonti alla Pop Art.\nIl cammino della maturità artistica di Negri ha preso il via\, il suo lento allontanarsi dalla figura lo porta a concentrarsi sulla gestualità e il dinamismo del segno\, che nei primissimi anni Settanta si semplifica e diviene ombra di presenze\, paesaggi. I soggetti subiscono una rarefazione\, stretti in dinamiche geometriche forti. Il segno diviene un confine che difende la figura\, impedendo qualsiasi prevaricazione dello spazio sulla stessa. Durante tutta la carriera d’artista Negri rimane indissolubilmente legato al territorio in cui è nato e alla natura dirompente che lo caratterizza.  \nInaugurazione: sabato 11 novembre\, ore 16.30\n\nCONTATTI\nWeb: www.alessandronegri.net \nInstagram: negrial36 \nFacebook: Alessandro Negri
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DESCRIPTION:3 settembre – 21 ottobre  2023 \nMostra collettiva dei finalisti del concorso “Premio Luigi Candiani”\nSAC – Spazio Arte Contemporanea\, a seguito dei bandi di concorso “Premio Luigi Candiani”\, annuncia la prima mostra collettiva dei finalisti della categoria Street Art.\nIl tema della prima edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2022/2023 è “Un futuro consapevole”.\nGli artisti selezionati hanno interpretato il tema e proposto il loro progetto come murales da realizzare all’interno del SAC. \nPROGETTO VINCITORE\nSPORE – Egeon\nNel 1989 il WWW di internet era appena nato e l’anno successivo la ricercatrice Suzanne Simard\, coniò il termine Wood Wide Web in conclusione a una sua importante scoperta\, dalla quale emerse l’incredibile rete che connette le piante all’interno delle foreste.\nTra i principali protagonisti di queste interazioni troviamo i funghi micorrizici. Tali esemplari sono in grado di creare rapporti simbiotici con le piante attraverso intricate reti di ife nascoste nel sottosuolo\, permettendo lo scambio di nutrienti e segnali chimici essenziali per la vita.\nDagli studi della professoressa Simard\, si evinse il legame indelebile tra funghi e piante e divenne lampante che per la sopravvivenza di entrambi i regni era necessario promuovere la salute degli alberi così come quella del suolo nel quale risiedono i funghi.\nL’Amanita Muscaria che fa parte di questa tipologia di funghi micorrizici\, è l’esemplare più conosciuto al mondo\, inconfondibile per il cappello biancorosso\, viene descritta sin dai tempi più remoti in fiabe e leggende\, diventando immagine archetipica dell’immaginario di numerose culture e tradizioni.\nRiconoscibile da grande distanza\, il suo rosso spicca nel verde del bosco e funge da cartina tornasole sullo stato di benessere della natura. Maggiore è la presenza di amanite\, migliori saranno le condizioni degli alberi circostanti.\nLe spore di questo fungo fuoriescono dalle lamelle sottostanti il cappello e vengono trasportate dal vento per depositarsi sul terreno dove formeranno nuovi miceli. \nRESIDENZA D’ARTISTA\nIL VELO DI MAYA – Kabo\nIl tema del concorso\, “un futuro consapevole” è stato molto a cuore a Kabo e\, in quanto giovane artista\, lo ha fatto riflettere molto non solo sulla sua visione di futuro ma anche sul ruolo che l’arte ricopre ai fini del raggiungimento dello stesso.\nAccostare il termine “consapevolezza” al “futuro” significa portare la riflessione su un piano superiore\, che tenga effettivamente conto di quelli che sono i reali problemi del presente\, perché è soltanto attraverso la consapevolezza degli stessi che si può aspirare\, in futuro\, a fare meglio.\nPartendo proprio da questa riflessione\, l’artista si è chiesto quale fosse la maniera più efficace per rappresentare tutto questo attraverso l’arte\, senza cadere nella raffigurazione di mani congiunte\, piedi che fanno passi in avanti\, di persone che si abbracciano e di altri simboli simili che indubbiamente rispecchiano l’idea di futuro\, ma trascurano completamente il tema della consapevolezza.\nNell’opera\, dal titolo “Il velo di Maya”\, Kabo ha rappresentato la sua idea di futuro consapevole\, frutto della riflessione condivisa sopra.\nL’opera si suddivide in due parti: il lato destro\, che simboleggia l’inconscio e il futuro ed il lato sinistro\, che simboleggia la concretezza del presente.\nPartendo dal lato destro dell’opera\, l’inconscio e il futuro sono rappresentati attraverso l’immagine di un bambino\, ancora nella placenta\, che esprime un senso di massima libertà e creatività. Infatti\, la sua immaginazione\, come quella di ogni bambino\, è fervida e dalla sua testa si generano fiori e piante rigogliose\, simbolo di freschezza e di positività. La placenta stessa si fonde con un’idea più grande\, quella di universo\, fatto di stelle e di pianeti\, che il bambino\, sogna\, un giorno\, di poter raggiungere.\nQuest’immagine di positività\, tuttavia\, trova un contrasto nelle catene che bloccano i polsi del bambino e che simboleggiano il legame con il lato sinistro dell’opera. Tale legame però\, è soltanto potenziale\, perché il bambino possiede anche una chiave\, che sta utilizzando come fosse un giocattolo per creare le bolle\, ma che gli servirà per liberarsi da quelle ipotetiche catene che potrebbero costringerlo a vivere una realtà che non rispecchia la sua vera essenza.\nIl lato sinistro dell’opera\, invece\, simboleggia il presente\, quello che la società odierna vive\, fatto di palazzi\, di fumi inquinanti che infestano l’aria\, di lavoro e di prigioni\, perlopiù mentali\, nelle quali le persone vivono costantemente e spesso senza nemmeno accorgersene. Queste prigioni portano ad una spersonalizzazione dell’essere e conducono ad uno stato di isolamento nel quale l’esistenza si limita al lavoro – rappresentato dal computer e dai fogli sparsi – e al perseguimento di un successo solo apparente\, perché slegato dai propri sogni e dettato esclusivamente da un ideale distorto e malsano.\nTuttavia\, anche in questo caso\, vi è un elemento di contrasto costituito dall’aeroplanino di carta che la persona rinchiusa nella cella realizza con i fogli di lavoro sparsi accanto a lui.\nQuell’aeroplanino simboleggia la voglia di libertà\, il momento in cui si acquisisce consapevolezza di sé stessi\, delle proprie ambizioni\, delle proprie aspirazioni e si sceglie di lottare contro un presente che impone l’omologazione\, che porta le persone a smettere di pensare\, di provare emozioni e di interessarsi e appassionarsi alle cose.\nIl simbolo dell’aeroplanino di carta\, che metaforicamente attraversa le sbarre e vola via\, rappresenta il collegamento con un futuro realmente consapevole\, nel quale non si è più bloccati in catene o prigioni mentali. \nPROGETTI IN MOSTRA \n\nMarco Alpi\nFijodor Benzo\nStudio Creativo Brezza\nMirko Loste Cavallotto\nEgeon\nAlice Lotti\nFrancesco Quadri\nGabriele Quarta Kabo\nKiki Skipi\nFilippo Mozone Tonni
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DESCRIPTION:24 giugno – 22 luglio  2023 \nMostra collettiva dei finalisti del concorso “Premio Luigi Candiani”\nSAC – Spazio Arte Contemporanea\, a seguito dei bandi di concorso “Premio Luigi Candiani”\, annuncia la prima mostra collettiva dei finalisti della categoria Giovani Artisti.\nIl tema della prima edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2022/2023 è “Un futuro consapevole”.\nGli artisti selezionati hanno interpretato il tema utilizzando una forma d’arte a scelta tra pittura\, scultura\, installazione\, fotografia\, videoarte e cortometraggi\, performance\, arte digitale\, grafica digitale e cartoon. \nARTISTI IN MOSTRA\n\nMarco Alpi\nAlice Bertolasi\nMatteo Brigo\nPaola Cenati\nNoemi Comi\nPietro Desirò\nClaudia Di Francesco\nSofia Fresia\nMaddalena Granziera\nRovers Malaj\nMattia Mancosu\nLisa Martignoni\nVittorio Menditto\nFrancesco Morresi\nGiampaolo Parrilla\nLena Shaposhnikova\nIrene Stellin\nZeroscena e Silvia Francis Berry – vincitori primo premio\nFederica Zianni\n\n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Marco Alpi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Alice Bertolasi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Matteo Brigo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Paola Cenati\n				\n			\n				\n			\n				\n				Noemi Comi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Pietro Desirò\n				\n			\n				\n			\n				\n				Claudia Di Francesco\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sofia Fresia\n				\n			\n				\n			\n				\n				Maddalena Granziera\n				\n			\n				\n			\n				\n				Rovers Malaj\n				\n			\n				\n			\n				\n				Mattia Mancosu\n				\n			\n				\n			\n				\n				Lisa Martignoni\n				\n			\n				\n			\n				\n				Vittorio Menditto\n				\n			\n				\n			\n				\n				Francesco Morresi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Giampaolo Parrilla\n				\n			\n				\n			\n				\n				Lena Shaposhnikova\n				\n			\n				\n			\n				\n				Irene Stellin\n				\n			\n				\n			\n				\n				Zeroscena e Silvia Francis Berry\n				\n			\n				\n			\n				\n				Federica Zianni
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SUMMARY:Blu Rinascimento
DESCRIPTION:11 marzo – 20 maggio 2023 \nMostra personale di Giuseppe Barilaro\nIl Blu ha proprietà antisettiche\, astringenti e anestetizzanti: si usa in tutti i sintomi che sviluppano calore\, in quelle patologie durante le quali il sangue si affastella nei capillari\, cercando febbrilmente una via per fuoriuscire dal corpo. Per Barilaro\, arriva quasi salvifico\, dopo che il rosso ha conquistato la mente e l’ha travolta\, consumandola con il fuoco sacro dell’ispirazione. \nNel tempo dell’intima riflessione\, dell’ode alla bellezza della donna e alla pace dello spirito\, architetture di epoche rinascimentali accompagnano lo sguardo sino al cielo. Blu. Elegante\, dal passato nobile\, appare delicatamente nelle tele\, per diminuire la pressione arteriosa\, calmare il ritmo respiratorio e i battiti del cuore. \nQuel leggero chiarore che precede l’alba\, nell’abbraccio asessuato delle onde del mare\, è la metafisica rappresentazione del logos\, non a caso l’azzurro è usato anche per individuare il chakra della gola. \nL’algida pazienza del freddo si concilia con la vecchia angoscia di paragonarsi ai grandi del passato. Anabasi vana\, intesa\, non già come imitazione di quanto visto a Firenze o a Urbino\, né di grottesco riferimento\, ma come capacità di individuare\, mostrare e separare ciò che è stato velenoso\, nocivo da quello che non lo sarà. Opere che diventano un lampo alchemico purificatore\, che confonde in umane miserie le ali squarciate di demoni e cherubini\, intingendo le prime di quiete\, le seconde di dubbi spaventosi. Abissi dei quali è impossibile scrutare il fondo\, come il grande mistero del principio femminile. Ecco la donna\, nume tutelare di un percorso introspettivo\, tra vecchi e nuovi paradigmi dell’arte\, piena di simboli\, potente ma anche intima\, perennemente in oscillazione tra la più greve materialità e la più vaga trascendenza. Il blu del colore delle labbra dopo l’exitus\, l’agiografia che pervade gli sfondi michelangioleschi della Cappella Sistina. L’artista rappresenta la società stremata nello stupro dalla pala d’altare\, seguendo la naturale evoluzione della forma\, eppure continua la ricerca di una linea che possa ricalcare Giotto\, Cavallini\, Simone Martini\, imprimendo il proprio segno distintivo attraverso lo squarcio e il graffio\, la fiamma. La scoperta e l’approfondimento di differenti tecniche artistiche nate del medesimo pensiero bergsoniano che esplode in congiuntivi apparentemente disconnessi. Il drappeggio delle sale rinascimentali\, dei vestiti misteriosi delle dame di corte\, ritorna in chiave moderna attraverso la lacerazione della materia. \nPer questa esposizione al SAC\, favorito dalla maestosità degli spazi\, l’artista ha inteso mostrare al visitatore una parte di anima più intima\, raccolta\, segreta\, plasticamente suggerita dall’alternanza delle grandi tele a piccole chicche\, finestrelle su mondi privati\, barlumi infinitesimali di ricordi e di speranze. Insieme alle immancabili api\, ronzano nella mente considerazioni inaspettate che hanno\, ben salde\, radici lontane. \nA cura di Ottavio Porto \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nNOTE D’ARTISTA\nGiuseppe Barilaro\, Catanzaro il 16 luglio 1988\, ha studiato all’Istituto di Arte di San Giovanni in Fiore\, conseguendo il diploma di laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro nel 2017. Nel 2013 vince il Premio Nazionale delle Arti\, conferito dal MIUR\, come “miglior allievo in Pittura”. Già prima\, nel 2012 espone presso il “Palazzo Ducale” di Cosenza. Nello stesso anno viene selezionato da Andrea Romoli Barberini e Wang Lin per esporre nella città di Xi’ An in Cina. Nel 2015 espone per il premio internazionale “Limen Arte” e partecipa alla Biennale di Venezia nel workshop di pittura “Il solco dipinto”. Nel 2017 espone in personale a Roma\, Milano e Livorno. Sono gli anni dell’esplosione del colore rosso\, realizzato mediante miscele di resine\, colle e colori\, soggetto di metamorfosi concettuali\, esposto al processo di combustione\, alla scoperta della essenza della materia. Ha vinto il Premio Nazionale Arti-MIUR con la rappresentazione del “Cristo esposto alla confessione”. Attualmente è docente presso il liceo artistico Canova di Vicenza\, ed espone in gallerie di tutto il mondo\, dall’Iran\, passando per la Cina\, sino a New York\, città nella quale ha ottenuto l’importante riconoscimento dell’acquisto di due opere da parte di un museo. Nel 2022\, tra febbraio e marzo\, espone in personale presso il Complesso Monumentale del San Giovanni con la mostra dal titolo “L’oblio dei Corpi”\, a cura di Lorenzo Canova\, terminando l’anno con la possibilità di esporre all’Art Basel di Miami. Nel marzo del 2023 è prevista una personale a Milano dal titolo “Blu Rinascimento”\, a cura di Ottavio Porto\, mentre in estate\, con il patrocinio della critica d’arte Martina Cavallarin\, sarà tra i protagonisti di una collettiva a Lecce. Interessato da sempre alla sperimentazione\, al fuoco e alle dinamiche della trascendenza\, ha cominciato a interessarsi al mondo degli NFT che realizza sia per la vendita che come strumento di riconoscimento del proprio diritto di autore. \nCONTATTI\nInstagram: giuseppebarilaro_official\nFacebook: Giuseppe Barilaro\nwww.giuseppebarilaro.it
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SUMMARY:Profili
DESCRIPTION:3 dicembre 2022 – 26 febbraio 2023 \nI profili tracciano confini\, delineano forme diverse tra loro\, da umani si estendono a quelli di oggetti inanimati\, città e paesaggi\, caratterizzando e identificando ciascun soggetto circoscritto.\nCostituiscono tratti marcati che sfumano in aree più ampie\, linee curve e spigolose concrete da ripercorrere con le dita\, da rivedere con l’immaginazione non facendosi sfuggire nessun particolare.\nCiascuno di essi talmente personale da diventare una peculiarità descrittiva senza la quale il soggetto rappresentato non potrebbe essere se stesso né esistere. \nARTISTI \n\nErica Conti\nPietro Dente\nAnnalisa Filippi\nElena Monzo\nGiulia Nelli\nFrancesco Quadri
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LOCATION:Spazio Arte Contemporanea\, via Carducci 2\, Robecchetto con Induno\, 20020\, Italia
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SUMMARY:L'anima dei luoghi
DESCRIPTION:24 settembre – 20 novembre 2022 \nMostra personale di Lucrezia Minerva\n“L’Anima dei luoghi” è un’esposizione composta da lavori realizzati da Lucrezia Minerva\ndal 2018 ad oggi.\nLa mostra esplora e indaga l’identità dell’anima estendendola al luogo.\nLuogo inteso non solo come strettamente fisico\, ma interiorizzato\, una relazione tra ‘in’ e ‘out’\, tra micro e macro.\nL’artista\, non viola l’entità del luogo e compone lo spazio del SAC concependolo come un grande involucro (macro) di ambienti più piccoli (micro).\nLa composizione complessiva minimale trasmette l’idea di ordine\, di luogo svuotato e contemporaneamente di un’attività intensa e disordinata al suo interno.\nPer quest’occasione\, sono state realizzate le installazioni ‘In’ e ‘Out’ (2022) che proseguono l’indagine in modo visivo e spaziale del tema centrale della mostra: l’interconnessione tra esterno e interno\, tra percepire ed elaborare in modo intimo e personale l’essenza primaria di ciò che viviamo come evento\, luogo\, oggetto. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nNOTE D’ARTISTA\nLucrezia Minerva è nata a Milano nel 1977\, si diploma al Liceo Artistico Umberto Boccioni e s’iscrive al Politecnico di Architettura di Milano. Frequenta l’Università per due anni per poi\, negli anni successivi\, occuparsi lavorativamente di scenografia e decorazione.\nI suoi primi lavori e ricerche artistiche nascono nel 2017\, dove gli studi e le sue passioni per architettura\, fotografia\, pittura\, filosofia\, fisica\, natura\, spiritualità\, convergono.\nAttraverso l’arte cerca di dare voce e indagare gli aspetti mistici\, filosofici\, spirituali\, scientifici che crede compongano la vita naturale\, umana\, cosmica\, ma soprattutto auspica a una visione più consapevole e profonda che unisca l’io alla spiritualità universale e alla natura delle cose.\nIl fulcro della sua ricerca consiste in un’analisi esistenziale\, un continuo scavare nella coscienza\, nella percezione del mondo\, trasposta poi in lavoro creativo.\nPur se attenta alla forma dell’opera\, il modus operandi si focalizza sull’idea\, su ciò che il lavoro simboleggia\, oltrepassando la stessa formalità materica\, tecnica\, di rappresentazione\, senza tuttavia perdere i fili conduttori a lei cari e personali.
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SUMMARY:Pattume
DESCRIPTION:13 luglio – 31 luglio 2022 \nMostra personale di Anna Setola\n“Pattume” è un progetto che raccoglie poesie illustrate e scritte a mano. Una “raccolta differenziata”\, per riportare un pò del mio quotidiano in qualche pagina dipinta\, scritta o scarabocchiata per mettere ordine al caos. \nIn questo libro le mani vogliono essere un po’ ovunque: da ciò che racconto al come ho cercato di raccontarlo. Per questo “Pattume” è interamente scritto a mano e riporta fedelmente cancellature e correzioni. Non è qualcosa da cui si possa pretendere bellezza ma che vuole presentarsi così com’è\, nel suo essere semplicemente un rifiuto. \nQuesta raccolta è un modo per rovistare nelle mie nudità\, frugare tra le mie cose: per permettermi di dare voce alle mie mani e provare a guardare i libri in un modo un po’ diverso; forse più intimo\, forse più sfacciato. \n“Pattume” ha voglia di essere aperto e annusato per darsi e darmi voce e parlare non solo e non tanto di me quanto di ciò che ognuno può in negativo e in positivo sentire. \nL’imperfezione sa un po’ di quotidiano\, ed è questa la sfida che il mio progetto si pone. Non pretende d’essere elegante ma di darsi nella sua spontaneità e parlare di quel che siamo e potremmo essere al di fuori di retaggi e convenzioni. Sebbene d’altro non siam fatti il tentativo è quello di cercarci in quel sempre che è tanto un altrove.” \n– Anna Setola \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nNOTE D’ARTISTA\nMi chiamo Anna\, ho 23 anni\, un cane\, una famiglia\, degli amici\, e un piccolo mondo sulle spalle che cerco di far riposare; oltre ad una serie di altre piccole cose più o meno importanti. L’arte mi ha incurvato la schiena e incallito i piedi fin da sempre ma credo che mi sia diventata sorella e amante solo negli anni del liceo. L’indirizzo artistico mi ha permesso di sperimentare tecniche\, conoscere l’arte e i diversi modi di viverla. Eppure quella convivenza costante e continua conduce anche a dimenticarne la necessità e a produrre una forma di sofferenza e di insofferenza. È per questa ragione che dopo il liceo scelsi di continuare una mia sperimentazione in campo artistico senza frequentare una scuola d’arte\, proseguendo\ninvece gli studi iscrivendomi alla facoltà di filosofia.\n“Arte” è una parola che è un po’ ovunque credo\, dai dipinti di Caravaggio ai mozziconi di sigaretta: sta più negli occhi che nelle opere. Ed è umana troppo umana\, coinquilina dal carattere\ndifficile che affitta crani e gabbie toraciche qua e là.\n“Arte” è qualcuno e non qualcosa. È lei\, non sono io. Mi fu compagna e dialogo durante le quarantene: fu da quella nostra solitudine e collaborazione che nacque “Pattume”. Mi dettava parole nuove che suonavano strane e che accettavo con remissività. Altre ancora erano più antiche ed erano già state casa. Le mischiava e raccoglieva immagini cadutemi per strada\, per costruire infine un viaggio piccolo e intenzionato ad essere sincero in quello che semplicemente e ruvidamente siano insieme. \nCONTATTI\nInstagram: enne.esse22\nwww.behance.net/annasetola22
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SUMMARY:La danza delle stagioni
DESCRIPTION:7 maggio – 25 giugno 2022 \nMostra personale di Vittorio Iavazzo\nIl ciclo della nostra vita\, come le stagioni\, è parte della natura ed è dettato da essa attraverso il variare del tempo\, del clima e della biodiversità che ci circonda. \nIn questa mostra Vittorio Iavazzo vuole narrare delle stagioni non dal punto di vista meramente climatico\, ma delle stagioni della vita dell’uomo\, intese come “Stagioni dell’Animo”. \nL’uomo danza nelle fasi di nascita\, crescita e morte con cadute e risalite che ne scandiscono il ritmo\, la matita vibra nel descriverne le note\, catturando le emozioni su un foglio bianco. \nLe stagioni della vita sono altresì influenzate dalla nostra forza di volontà\, dalle nostre piccole o grandi scelte quotidiane. \nCome piccoli germogli sbucati dall’asfalto o rami di un grande albero che fioriscono\, l’uomo rinasce non facendosi avvolgere da un inverno infinito. Sta infatti a lui scegliere se chiudersi aspettando la primavera o affrontare l’inverno come un buon contadino\, seminando per un futuro raccolto\, per rinnovarsi e riabbracciare il sole della stagione serena. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nNOTE D’ARTISTA\nVittorio Iavazzo nasce nel 1991 a Napoli. Nel 2010\, spinto dalla forte passione per il disegno\, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Napoli\, dove consegue\, nel 2016\, la laurea in grafica d’arte.\nA Gennaio 2017\, grazie al progetto “Giovani artisti”\, sostenuto dalla Fondazione Mario Moderni\, tiene la sua prima mostra personale “Outcast” presso la Galleria Moderni di Roma.\nDal 2018 è rappresentato dalla galleria Von Buren Contemporary di Roma.\nLe sue opere in carta sono apprezzate e collezionate oltre che in Italia anche in: Austria\, Baharain\, Belgio\, Stati Uniti\, Canada\, Costarica\, Danimarca\, Francia\, Irlanda\, Malta\, Olanda\, Portogallo\, Regno Unito\, Repubblica Ceca\, San Marino\, Spagna e Svizzera. \nMOSTRE \nMostre personali\nGennaio 2017 – Outcast\, Galleria Moderni\, Roma\nGiugno 2017 – Icarus – Galleria Moderni\, Roma\nNovembre 2017 – Guerrieri Contemporanei\, San Marino\nOttobre 2018 – SGUARDI\, Spazio Onofri 57\, San Marino\nMaggio 2019 – Nella materia e oltre\, RvB Arts\, Roma\nLuglio 2019 – Unveiled\, SeeBay Hotel\, Ancona\nLuglio 2021 – Un Soffio di Vita\, Palazzo Cappuccini\, Napoli \nMostre collettive \nNovembre 2015 – XXVII Porticato Gaetano\, Gaeta (LT)\nMarzo 2016 – Premio Centro Direzionale per l’Arte\, Napoli\nGiugno 2016 – Segni svelati\, Scuderie di Palazzo Sansevero\, Napoli\nGiugno 2017 – Biennart – Biennale Internazionale Umbertide (PG)\nAgosto 2017 – Nott’Arte San Marino\, Repubblica di San Marino\nSettembre 2017 – Collectiv’Art\, Spazio Onofri 57\, San Marino\nGennaio 2018 – The Secret Garden\, Galleria RvB Arts\, Roma\nMaggio 2018 – MANI\, Galleria RvB Arts\, Roma\nNovembre 2019 – FOUR2ONE\, Isorropia Home Gallery\, Milano\nMaggio 2021 – CANONE DOPPIO\,The Project Gallery\, Atene\, Grecia\nSettembre 2021 – CANONE DOPPIO\, Palazzo Riso\, Palermo \nFiere d’arte \nNovembre 2018 – GrandArt Fair\, The Mall\, Milano\nFebbraio 2019 – Arte Genova\, Fiera di Genova\nAprile 2021 – Affordable Online Art Fair\, RvB Arts\nAprile 2022 – Arte Genova\, Fiera di Genova \nCONTATTI\nInstagram: vittorio_iavazzo\nFacebook: VittorioIavazzoArtis\nwww.vittorioiavazzo.it
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SUMMARY:Omaggio a Elio Bona
DESCRIPTION:9 – 30 aprile 2022 \nDipingere\, per Elio Bona\, è sempre stata un’urgenza\, non relegata a una sola tecnica. L’acquerello\, però\, rappresenta la più utilizzata. Le sue caratteristiche lo rendono “difficile” perché non ammette ripensamenti\, tuttavia questa sua qualità peculiare\, invece di aumentarne il valore\, è spesso assimilata al concetto riduttivo di esecuzione veloce\, adatta al massimo per studi o bozzetti mentre\, per l’artista\, è una tecnica non solo completa ma anche esaltante: casomai\, infatti\, costringe a pensare prima o a essere in uno stato di grazia tale da non necessitare ripensamento alcuno. Il colore è dato una sola volta\, annacquandolo\, caricandolo o modificandolo man mano che il pennello va riempiendo gli spazi individuati da un accenno di matita; controllando\, quindi\, che asciughi\, addensandosi in alcune zone piuttosto che in altre\, che si stenda uniforme o che si arricchisca di sfumature diverse. \n“I miei acquerelli sono tutti eseguiti dal vero non per rappresentarlo\, non per descriverlo e nemmeno per suggerirlo\, ma solo per esprimere il desiderio che ogni luogo\, ogni particolare raffigurato sia come viene rappresentato\, e tale rimanga per sempre\, e che la somma dei miei luoghi e di quei particolari diventi il mondo”. \nLa mostra vuole omaggiare la carriera di Elio Bona attraverso numerose opere che ne testimoniano il lungo ed eterogeneo percorso artistico: dagli anni ‘60 ai 2000\, dal paesaggio all’architettura\, dalla figura umana ai suoi caratteristici acquerelli che raccontano colorate e oniriche scene di fantasia. \nUna mostra per celebrare un uomo che ha lasciato certamente il segno nella storia di Robecchetto con Induno e dei comuni limitrofi\, così come nel ricordo delle persone che\, negli anni\, hanno potuto conoscere ed apprezzare Elio come architetto\, artista e\, soprattutto\, come amico.
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LOCATION:Spazio Arte Contemporanea\, via Carducci 2\, Robecchetto con Induno\, 20020\, Italia
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