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DESCRIPTION:Mostra personale di Alessandro Negri\n11 novembre 2023 – 21 gennaio 2024 \nLa mostra Segni di Alessandro Negri raccoglie opere a partire dall’anno 1967 fino al 2023\, un’antologia dell’artista che ha segnato la storia di Robecchetto con Induno. \nLe forme naturali con i loro grovigli hanno da sempre colpito l’immaginazione dell’artista che ne ha fatto una cifra stilistica riconoscibile a partire dai suoi primi paesaggi descrittivi di luoghi famigliari\, fino ad arrivare alle figure di uomini e donne\, le cui membra si sono annodate fondendosi con rami e radici.\nIl gesto pittorico ben rappresenta l’incedere della natura nel tempo\, la tela si allontana dalla staticità per proporre immagini in divenire che sembrano proiettarsi\, in movimento\, verso l’osservatore. \nI colori terrosi riempiono le prime tele ancorando l’artista al paesaggio dipinto\, e\, facendosi più diluiti e vari\, si arricchiscono di sgocciolature che tagliano la tela in senso verticale\, fino ad arrivare ad un contrasto di bianco e nero con un’aggiunta di viola che ricopre solo in parte il supporto\, lasciando intravedere molti vuoti. \nLa composizione da piena si alleggerisce man mano\, le figure umane danzano sulla tela mostrando i movimenti dei loro corpi attraverso il segno deciso e rapido di Negri. \n \n“Nelle opere di Negri troviamo sempre rappresentato qualcosa di solidamente concreto: dai nudi e dalle figure del periodo dell’Accademia\, ai paesaggi del Ticino e del Sesia (e per qualche tempo anche della Liguria)\, alle affascinanti conformazioni del mondo vegetale a cui frequentemente si ispira. Nei suoi quadri la natura ha un suo ruolo da protagonista ed è presentata per il suo valore estetico\, senza alcun intento ideologico né simbolico. Un cespuglio\, un intrico di fogliame\, un contorto viluppo di radici diventano spesso per l’artista fonte di ispirazione e lo portano ad indagare e a fissare nella rappresentazione giochi fuggevoli di luce ed ombra\, suggestive combinazioni cromatiche\, il complesso aggrovigliarsi di linee\, caotico ed armonico allo stesso tempo.” \nGiuseppe Castoldi \n“Forse è lì che lui nasconde il suo essere\, quello è il mondo che egli ama\, e dal quale trae l’ispirazione per le sue opere. I nodi degli alberi\, le radici\, gli strani grovigli delle viti che vagano da sempre nel mistero. Per Alessandro questo mondo non ha segreti. Sin da bambino ha cercato di capire la loro vitalità e di ragionarci sopra. Il mischiarsi con loro non rappresenta qualcosa di strano\, ma è il modo più naturale per cogliere il senso della vita nascosta. Ricordiamo a questo proposito il Piranesi.\nAlessandro analizza e rielabora con disciplina\, con ordine. Come il naturalista osserva la vita\, l’entomologo il mondo sconfinato degli insetti\, il geologo il sottosuolo\, così all’artista tocca il compito di indagare ciò che si nasconde nella mente dell’uomo.\nLe radici\, come i nostri sensi\, viaggiano per strade misteriose\, inseguendo\, in modo celato\, gli umori e la sostanza della vita e disegnando\, al tempo stesso\, trame da scoprire\, misteriose e sensibili come la nostra anima.” \nDott.ssa Maria Grazia Vanola  \n“Ciò che colpisce profondamente osservando i suoi segni è proprio la capacità gestuale sottesa alle figure: il gesto è l’atto in cui proietta sé stesso per farsi riconoscere come uomo del suo tempo. Analizzato superficialmente il comportamento dell’artista sembra\, in apparenza\, non controllabile: in verità\, è grande in lui la capacità di indirizzarlo al risultato finale\, in un dialogo di reciprocità tra sguardo e movimento che consente la condivisione di un universo affettivo che si fa vibrazione ed emozione e riconduce alla persona che ognuno di noi è\, in primis l’artista\, l’unico in grado di farci partecipi della nostra integrità gnoseologica e pratica.” \nFederica Mingozzi  \n“Alessandro Negri non si è fatto trascinare da quella che chiamiamo moda del tempo. È sempre stato coerente\, non si è genuflesso al consumismo dell’arte\, alla nominanza come traguardo. Come tutti gli artisti ha visto ed ha riflettuto su altri artisti. A questo proposito mi sovviene alla memoria l’albero di Mondrian che\, con lungo ragionamento\, l’artista trasforma in un reticolo di forme improbabili che lo porteranno alla vera ed estrema astrazione fisica e morale che rende la realtà\, non sempre visibile\, più razionale e leggibile.\nNegri\, nei suoi infiniti richiami delle forme della natura\, ci svela il mistero che risiede nel luogo dei sogni. Tutto si trasforma in nuove forme. I corpi sembrano contorcersi\, ma non in modo scomposto. Le varie forme assumono aspetti che solo attraverso l’arte possono essere resi comprensibili e\, rendendosi percepibili in modo assolutamente naturale\, diventano poesia.” \nMario Carnaghi \n“Ecco le riprese\, quelle sì sono importanti nei tuoi quadri\, perché scandiscono il tuo tempo come un metronomo.\nTengono testa alla tua voglia di andare sempre più in profondità e così facendo ogni tuo periodo si chiude inaspettatamente con un ritorno\, con uno stacco silenzioso e furbo\, ma attenzione: come ho detto chiudere per te vuol dire tornare.\nTornare sui tuoi passi\, alle radici\, del segno o\, meglio\, del disegno\, che\, come ebbi occasione di dirti tu\, scavi nella tela.\nNon è un tornare indietro per poter procedere innanzi tutto\, ma un rivedere e rincorrere nuovamente immagini. Forme\, dettagli che sono il giovane pittore innamorato della bellezza della natura.” \nGianmaria Garavaglia \nBIOGRAFIA\nAlessandro Negri\, nato nel 1936\, vive ed opera a Robecchetto con Induno\, in provincia di Milano.\nLa sua formazione di studi avviene presso l’Accademia di Belle Arti di Brera\, frequentando il corso di nudo e alle Civiche Scuole d’Arte del Castello Sforzesco di Milano.\nGli anni della gioventù di Negri\, quelli in cui il pittore incomincia a delineare e marcare le forme del proprio intimo apprendimento\, si sviluppano tra le onde e le correnti delle espressioni artistico-figurative di un’Italia del secondo dopo guerra\, sono gli anni importanti di Morlotti e dei suoi naturalismi materici\, di Birolli e Capogrossi e del segno\, ma anche gli anni dell’espressionismo astratto di Pollock e di de Kooning\, sono gli anni Sessanta\, che aprono gli orizzonti alla Pop Art.\nIl cammino della maturità artistica di Negri ha preso il via\, il suo lento allontanarsi dalla figura lo porta a concentrarsi sulla gestualità e il dinamismo del segno\, che nei primissimi anni Settanta si semplifica e diviene ombra di presenze\, paesaggi. I soggetti subiscono una rarefazione\, stretti in dinamiche geometriche forti. Il segno diviene un confine che difende la figura\, impedendo qualsiasi prevaricazione dello spazio sulla stessa. Durante tutta la carriera d’artista Negri rimane indissolubilmente legato al territorio in cui è nato e alla natura dirompente che lo caratterizza.  \nInaugurazione: sabato 11 novembre\, ore 16.30\n\nCONTATTI\nWeb: www.alessandronegri.net \nInstagram: negrial36 \nFacebook: Alessandro Negri
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DESCRIPTION:3 settembre – 21 ottobre  2023 \nMostra collettiva dei finalisti del concorso “Premio Luigi Candiani”\nSAC – Spazio Arte Contemporanea\, a seguito dei bandi di concorso “Premio Luigi Candiani”\, annuncia la prima mostra collettiva dei finalisti della categoria Street Art.\nIl tema della prima edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2022/2023 è “Un futuro consapevole”.\nGli artisti selezionati hanno interpretato il tema e proposto il loro progetto come murales da realizzare all’interno del SAC. \nPROGETTO VINCITORE\nSPORE – Egeon\nNel 1989 il WWW di internet era appena nato e l’anno successivo la ricercatrice Suzanne Simard\, coniò il termine Wood Wide Web in conclusione a una sua importante scoperta\, dalla quale emerse l’incredibile rete che connette le piante all’interno delle foreste.\nTra i principali protagonisti di queste interazioni troviamo i funghi micorrizici. Tali esemplari sono in grado di creare rapporti simbiotici con le piante attraverso intricate reti di ife nascoste nel sottosuolo\, permettendo lo scambio di nutrienti e segnali chimici essenziali per la vita.\nDagli studi della professoressa Simard\, si evinse il legame indelebile tra funghi e piante e divenne lampante che per la sopravvivenza di entrambi i regni era necessario promuovere la salute degli alberi così come quella del suolo nel quale risiedono i funghi.\nL’Amanita Muscaria che fa parte di questa tipologia di funghi micorrizici\, è l’esemplare più conosciuto al mondo\, inconfondibile per il cappello biancorosso\, viene descritta sin dai tempi più remoti in fiabe e leggende\, diventando immagine archetipica dell’immaginario di numerose culture e tradizioni.\nRiconoscibile da grande distanza\, il suo rosso spicca nel verde del bosco e funge da cartina tornasole sullo stato di benessere della natura. Maggiore è la presenza di amanite\, migliori saranno le condizioni degli alberi circostanti.\nLe spore di questo fungo fuoriescono dalle lamelle sottostanti il cappello e vengono trasportate dal vento per depositarsi sul terreno dove formeranno nuovi miceli. \nRESIDENZA D’ARTISTA\nIL VELO DI MAYA – Kabo\nIl tema del concorso\, “un futuro consapevole” è stato molto a cuore a Kabo e\, in quanto giovane artista\, lo ha fatto riflettere molto non solo sulla sua visione di futuro ma anche sul ruolo che l’arte ricopre ai fini del raggiungimento dello stesso.\nAccostare il termine “consapevolezza” al “futuro” significa portare la riflessione su un piano superiore\, che tenga effettivamente conto di quelli che sono i reali problemi del presente\, perché è soltanto attraverso la consapevolezza degli stessi che si può aspirare\, in futuro\, a fare meglio.\nPartendo proprio da questa riflessione\, l’artista si è chiesto quale fosse la maniera più efficace per rappresentare tutto questo attraverso l’arte\, senza cadere nella raffigurazione di mani congiunte\, piedi che fanno passi in avanti\, di persone che si abbracciano e di altri simboli simili che indubbiamente rispecchiano l’idea di futuro\, ma trascurano completamente il tema della consapevolezza.\nNell’opera\, dal titolo “Il velo di Maya”\, Kabo ha rappresentato la sua idea di futuro consapevole\, frutto della riflessione condivisa sopra.\nL’opera si suddivide in due parti: il lato destro\, che simboleggia l’inconscio e il futuro ed il lato sinistro\, che simboleggia la concretezza del presente.\nPartendo dal lato destro dell’opera\, l’inconscio e il futuro sono rappresentati attraverso l’immagine di un bambino\, ancora nella placenta\, che esprime un senso di massima libertà e creatività. Infatti\, la sua immaginazione\, come quella di ogni bambino\, è fervida e dalla sua testa si generano fiori e piante rigogliose\, simbolo di freschezza e di positività. La placenta stessa si fonde con un’idea più grande\, quella di universo\, fatto di stelle e di pianeti\, che il bambino\, sogna\, un giorno\, di poter raggiungere.\nQuest’immagine di positività\, tuttavia\, trova un contrasto nelle catene che bloccano i polsi del bambino e che simboleggiano il legame con il lato sinistro dell’opera. Tale legame però\, è soltanto potenziale\, perché il bambino possiede anche una chiave\, che sta utilizzando come fosse un giocattolo per creare le bolle\, ma che gli servirà per liberarsi da quelle ipotetiche catene che potrebbero costringerlo a vivere una realtà che non rispecchia la sua vera essenza.\nIl lato sinistro dell’opera\, invece\, simboleggia il presente\, quello che la società odierna vive\, fatto di palazzi\, di fumi inquinanti che infestano l’aria\, di lavoro e di prigioni\, perlopiù mentali\, nelle quali le persone vivono costantemente e spesso senza nemmeno accorgersene. Queste prigioni portano ad una spersonalizzazione dell’essere e conducono ad uno stato di isolamento nel quale l’esistenza si limita al lavoro – rappresentato dal computer e dai fogli sparsi – e al perseguimento di un successo solo apparente\, perché slegato dai propri sogni e dettato esclusivamente da un ideale distorto e malsano.\nTuttavia\, anche in questo caso\, vi è un elemento di contrasto costituito dall’aeroplanino di carta che la persona rinchiusa nella cella realizza con i fogli di lavoro sparsi accanto a lui.\nQuell’aeroplanino simboleggia la voglia di libertà\, il momento in cui si acquisisce consapevolezza di sé stessi\, delle proprie ambizioni\, delle proprie aspirazioni e si sceglie di lottare contro un presente che impone l’omologazione\, che porta le persone a smettere di pensare\, di provare emozioni e di interessarsi e appassionarsi alle cose.\nIl simbolo dell’aeroplanino di carta\, che metaforicamente attraversa le sbarre e vola via\, rappresenta il collegamento con un futuro realmente consapevole\, nel quale non si è più bloccati in catene o prigioni mentali. \nPROGETTI IN MOSTRA \n\nMarco Alpi\nFijodor Benzo\nStudio Creativo Brezza\nMirko Loste Cavallotto\nEgeon\nAlice Lotti\nFrancesco Quadri\nGabriele Quarta Kabo\nKiki Skipi\nFilippo Mozone Tonni
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SUMMARY:Premio Luigi Candiani - Giovani Artisti
DESCRIPTION:24 giugno – 22 luglio  2023 \nMostra collettiva dei finalisti del concorso “Premio Luigi Candiani”\nSAC – Spazio Arte Contemporanea\, a seguito dei bandi di concorso “Premio Luigi Candiani”\, annuncia la prima mostra collettiva dei finalisti della categoria Giovani Artisti.\nIl tema della prima edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2022/2023 è “Un futuro consapevole”.\nGli artisti selezionati hanno interpretato il tema utilizzando una forma d’arte a scelta tra pittura\, scultura\, installazione\, fotografia\, videoarte e cortometraggi\, performance\, arte digitale\, grafica digitale e cartoon. \nARTISTI IN MOSTRA\n\nMarco Alpi\nAlice Bertolasi\nMatteo Brigo\nPaola Cenati\nNoemi Comi\nPietro Desirò\nClaudia Di Francesco\nSofia Fresia\nMaddalena Granziera\nRovers Malaj\nMattia Mancosu\nLisa Martignoni\nVittorio Menditto\nFrancesco Morresi\nGiampaolo Parrilla\nLena Shaposhnikova\nIrene Stellin\nZeroscena e Silvia Francis Berry – vincitori primo premio\nFederica Zianni\n\n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Marco Alpi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Alice Bertolasi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Matteo Brigo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Paola Cenati\n				\n			\n				\n			\n				\n				Noemi Comi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Pietro Desirò\n				\n			\n				\n			\n				\n				Claudia Di Francesco\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sofia Fresia\n				\n			\n				\n			\n				\n				Maddalena Granziera\n				\n			\n				\n			\n				\n				Rovers Malaj\n				\n			\n				\n			\n				\n				Mattia Mancosu\n				\n			\n				\n			\n				\n				Lisa Martignoni\n				\n			\n				\n			\n				\n				Vittorio Menditto\n				\n			\n				\n			\n				\n				Francesco Morresi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Giampaolo Parrilla\n				\n			\n				\n			\n				\n				Lena Shaposhnikova\n				\n			\n				\n			\n				\n				Irene Stellin\n				\n			\n				\n			\n				\n				Zeroscena e Silvia Francis Berry\n				\n			\n				\n			\n				\n				Federica Zianni
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SUMMARY:Blu Rinascimento
DESCRIPTION:11 marzo – 20 maggio 2023 \nMostra personale di Giuseppe Barilaro\nIl Blu ha proprietà antisettiche\, astringenti e anestetizzanti: si usa in tutti i sintomi che sviluppano calore\, in quelle patologie durante le quali il sangue si affastella nei capillari\, cercando febbrilmente una via per fuoriuscire dal corpo. Per Barilaro\, arriva quasi salvifico\, dopo che il rosso ha conquistato la mente e l’ha travolta\, consumandola con il fuoco sacro dell’ispirazione. \nNel tempo dell’intima riflessione\, dell’ode alla bellezza della donna e alla pace dello spirito\, architetture di epoche rinascimentali accompagnano lo sguardo sino al cielo. Blu. Elegante\, dal passato nobile\, appare delicatamente nelle tele\, per diminuire la pressione arteriosa\, calmare il ritmo respiratorio e i battiti del cuore. \nQuel leggero chiarore che precede l’alba\, nell’abbraccio asessuato delle onde del mare\, è la metafisica rappresentazione del logos\, non a caso l’azzurro è usato anche per individuare il chakra della gola. \nL’algida pazienza del freddo si concilia con la vecchia angoscia di paragonarsi ai grandi del passato. Anabasi vana\, intesa\, non già come imitazione di quanto visto a Firenze o a Urbino\, né di grottesco riferimento\, ma come capacità di individuare\, mostrare e separare ciò che è stato velenoso\, nocivo da quello che non lo sarà. Opere che diventano un lampo alchemico purificatore\, che confonde in umane miserie le ali squarciate di demoni e cherubini\, intingendo le prime di quiete\, le seconde di dubbi spaventosi. Abissi dei quali è impossibile scrutare il fondo\, come il grande mistero del principio femminile. Ecco la donna\, nume tutelare di un percorso introspettivo\, tra vecchi e nuovi paradigmi dell’arte\, piena di simboli\, potente ma anche intima\, perennemente in oscillazione tra la più greve materialità e la più vaga trascendenza. Il blu del colore delle labbra dopo l’exitus\, l’agiografia che pervade gli sfondi michelangioleschi della Cappella Sistina. L’artista rappresenta la società stremata nello stupro dalla pala d’altare\, seguendo la naturale evoluzione della forma\, eppure continua la ricerca di una linea che possa ricalcare Giotto\, Cavallini\, Simone Martini\, imprimendo il proprio segno distintivo attraverso lo squarcio e il graffio\, la fiamma. La scoperta e l’approfondimento di differenti tecniche artistiche nate del medesimo pensiero bergsoniano che esplode in congiuntivi apparentemente disconnessi. Il drappeggio delle sale rinascimentali\, dei vestiti misteriosi delle dame di corte\, ritorna in chiave moderna attraverso la lacerazione della materia. \nPer questa esposizione al SAC\, favorito dalla maestosità degli spazi\, l’artista ha inteso mostrare al visitatore una parte di anima più intima\, raccolta\, segreta\, plasticamente suggerita dall’alternanza delle grandi tele a piccole chicche\, finestrelle su mondi privati\, barlumi infinitesimali di ricordi e di speranze. Insieme alle immancabili api\, ronzano nella mente considerazioni inaspettate che hanno\, ben salde\, radici lontane. \nA cura di Ottavio Porto \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nNOTE D’ARTISTA\nGiuseppe Barilaro\, Catanzaro il 16 luglio 1988\, ha studiato all’Istituto di Arte di San Giovanni in Fiore\, conseguendo il diploma di laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro nel 2017. Nel 2013 vince il Premio Nazionale delle Arti\, conferito dal MIUR\, come “miglior allievo in Pittura”. Già prima\, nel 2012 espone presso il “Palazzo Ducale” di Cosenza. Nello stesso anno viene selezionato da Andrea Romoli Barberini e Wang Lin per esporre nella città di Xi’ An in Cina. Nel 2015 espone per il premio internazionale “Limen Arte” e partecipa alla Biennale di Venezia nel workshop di pittura “Il solco dipinto”. Nel 2017 espone in personale a Roma\, Milano e Livorno. Sono gli anni dell’esplosione del colore rosso\, realizzato mediante miscele di resine\, colle e colori\, soggetto di metamorfosi concettuali\, esposto al processo di combustione\, alla scoperta della essenza della materia. Ha vinto il Premio Nazionale Arti-MIUR con la rappresentazione del “Cristo esposto alla confessione”. Attualmente è docente presso il liceo artistico Canova di Vicenza\, ed espone in gallerie di tutto il mondo\, dall’Iran\, passando per la Cina\, sino a New York\, città nella quale ha ottenuto l’importante riconoscimento dell’acquisto di due opere da parte di un museo. Nel 2022\, tra febbraio e marzo\, espone in personale presso il Complesso Monumentale del San Giovanni con la mostra dal titolo “L’oblio dei Corpi”\, a cura di Lorenzo Canova\, terminando l’anno con la possibilità di esporre all’Art Basel di Miami. Nel marzo del 2023 è prevista una personale a Milano dal titolo “Blu Rinascimento”\, a cura di Ottavio Porto\, mentre in estate\, con il patrocinio della critica d’arte Martina Cavallarin\, sarà tra i protagonisti di una collettiva a Lecce. Interessato da sempre alla sperimentazione\, al fuoco e alle dinamiche della trascendenza\, ha cominciato a interessarsi al mondo degli NFT che realizza sia per la vendita che come strumento di riconoscimento del proprio diritto di autore. \nCONTATTI\nInstagram: giuseppebarilaro_official\nFacebook: Giuseppe Barilaro\nwww.giuseppebarilaro.it
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SUMMARY:Profili
DESCRIPTION:3 dicembre 2022 – 26 febbraio 2023 \nI profili tracciano confini\, delineano forme diverse tra loro\, da umani si estendono a quelli di oggetti inanimati\, città e paesaggi\, caratterizzando e identificando ciascun soggetto circoscritto.\nCostituiscono tratti marcati che sfumano in aree più ampie\, linee curve e spigolose concrete da ripercorrere con le dita\, da rivedere con l’immaginazione non facendosi sfuggire nessun particolare.\nCiascuno di essi talmente personale da diventare una peculiarità descrittiva senza la quale il soggetto rappresentato non potrebbe essere se stesso né esistere. \nARTISTI \n\nErica Conti\nPietro Dente\nAnnalisa Filippi\nElena Monzo\nGiulia Nelli\nFrancesco Quadri
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SUMMARY:L'anima dei luoghi
DESCRIPTION:24 settembre – 20 novembre 2022 \nMostra personale di Lucrezia Minerva\n“L’Anima dei luoghi” è un’esposizione composta da lavori realizzati da Lucrezia Minerva\ndal 2018 ad oggi.\nLa mostra esplora e indaga l’identità dell’anima estendendola al luogo.\nLuogo inteso non solo come strettamente fisico\, ma interiorizzato\, una relazione tra ‘in’ e ‘out’\, tra micro e macro.\nL’artista\, non viola l’entità del luogo e compone lo spazio del SAC concependolo come un grande involucro (macro) di ambienti più piccoli (micro).\nLa composizione complessiva minimale trasmette l’idea di ordine\, di luogo svuotato e contemporaneamente di un’attività intensa e disordinata al suo interno.\nPer quest’occasione\, sono state realizzate le installazioni ‘In’ e ‘Out’ (2022) che proseguono l’indagine in modo visivo e spaziale del tema centrale della mostra: l’interconnessione tra esterno e interno\, tra percepire ed elaborare in modo intimo e personale l’essenza primaria di ciò che viviamo come evento\, luogo\, oggetto. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nNOTE D’ARTISTA\nLucrezia Minerva è nata a Milano nel 1977\, si diploma al Liceo Artistico Umberto Boccioni e s’iscrive al Politecnico di Architettura di Milano. Frequenta l’Università per due anni per poi\, negli anni successivi\, occuparsi lavorativamente di scenografia e decorazione.\nI suoi primi lavori e ricerche artistiche nascono nel 2017\, dove gli studi e le sue passioni per architettura\, fotografia\, pittura\, filosofia\, fisica\, natura\, spiritualità\, convergono.\nAttraverso l’arte cerca di dare voce e indagare gli aspetti mistici\, filosofici\, spirituali\, scientifici che crede compongano la vita naturale\, umana\, cosmica\, ma soprattutto auspica a una visione più consapevole e profonda che unisca l’io alla spiritualità universale e alla natura delle cose.\nIl fulcro della sua ricerca consiste in un’analisi esistenziale\, un continuo scavare nella coscienza\, nella percezione del mondo\, trasposta poi in lavoro creativo.\nPur se attenta alla forma dell’opera\, il modus operandi si focalizza sull’idea\, su ciò che il lavoro simboleggia\, oltrepassando la stessa formalità materica\, tecnica\, di rappresentazione\, senza tuttavia perdere i fili conduttori a lei cari e personali.
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SUMMARY:Pattume
DESCRIPTION:13 luglio – 31 luglio 2022 \nMostra personale di Anna Setola\n“Pattume” è un progetto che raccoglie poesie illustrate e scritte a mano. Una “raccolta differenziata”\, per riportare un pò del mio quotidiano in qualche pagina dipinta\, scritta o scarabocchiata per mettere ordine al caos. \nIn questo libro le mani vogliono essere un po’ ovunque: da ciò che racconto al come ho cercato di raccontarlo. Per questo “Pattume” è interamente scritto a mano e riporta fedelmente cancellature e correzioni. Non è qualcosa da cui si possa pretendere bellezza ma che vuole presentarsi così com’è\, nel suo essere semplicemente un rifiuto. \nQuesta raccolta è un modo per rovistare nelle mie nudità\, frugare tra le mie cose: per permettermi di dare voce alle mie mani e provare a guardare i libri in un modo un po’ diverso; forse più intimo\, forse più sfacciato. \n“Pattume” ha voglia di essere aperto e annusato per darsi e darmi voce e parlare non solo e non tanto di me quanto di ciò che ognuno può in negativo e in positivo sentire. \nL’imperfezione sa un po’ di quotidiano\, ed è questa la sfida che il mio progetto si pone. Non pretende d’essere elegante ma di darsi nella sua spontaneità e parlare di quel che siamo e potremmo essere al di fuori di retaggi e convenzioni. Sebbene d’altro non siam fatti il tentativo è quello di cercarci in quel sempre che è tanto un altrove.” \n– Anna Setola \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nNOTE D’ARTISTA\nMi chiamo Anna\, ho 23 anni\, un cane\, una famiglia\, degli amici\, e un piccolo mondo sulle spalle che cerco di far riposare; oltre ad una serie di altre piccole cose più o meno importanti. L’arte mi ha incurvato la schiena e incallito i piedi fin da sempre ma credo che mi sia diventata sorella e amante solo negli anni del liceo. L’indirizzo artistico mi ha permesso di sperimentare tecniche\, conoscere l’arte e i diversi modi di viverla. Eppure quella convivenza costante e continua conduce anche a dimenticarne la necessità e a produrre una forma di sofferenza e di insofferenza. È per questa ragione che dopo il liceo scelsi di continuare una mia sperimentazione in campo artistico senza frequentare una scuola d’arte\, proseguendo\ninvece gli studi iscrivendomi alla facoltà di filosofia.\n“Arte” è una parola che è un po’ ovunque credo\, dai dipinti di Caravaggio ai mozziconi di sigaretta: sta più negli occhi che nelle opere. Ed è umana troppo umana\, coinquilina dal carattere\ndifficile che affitta crani e gabbie toraciche qua e là.\n“Arte” è qualcuno e non qualcosa. È lei\, non sono io. Mi fu compagna e dialogo durante le quarantene: fu da quella nostra solitudine e collaborazione che nacque “Pattume”. Mi dettava parole nuove che suonavano strane e che accettavo con remissività. Altre ancora erano più antiche ed erano già state casa. Le mischiava e raccoglieva immagini cadutemi per strada\, per costruire infine un viaggio piccolo e intenzionato ad essere sincero in quello che semplicemente e ruvidamente siano insieme. \nCONTATTI\nInstagram: enne.esse22\nwww.behance.net/annasetola22
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SUMMARY:La danza delle stagioni
DESCRIPTION:7 maggio – 25 giugno 2022 \nMostra personale di Vittorio Iavazzo\nIl ciclo della nostra vita\, come le stagioni\, è parte della natura ed è dettato da essa attraverso il variare del tempo\, del clima e della biodiversità che ci circonda. \nIn questa mostra Vittorio Iavazzo vuole narrare delle stagioni non dal punto di vista meramente climatico\, ma delle stagioni della vita dell’uomo\, intese come “Stagioni dell’Animo”. \nL’uomo danza nelle fasi di nascita\, crescita e morte con cadute e risalite che ne scandiscono il ritmo\, la matita vibra nel descriverne le note\, catturando le emozioni su un foglio bianco. \nLe stagioni della vita sono altresì influenzate dalla nostra forza di volontà\, dalle nostre piccole o grandi scelte quotidiane. \nCome piccoli germogli sbucati dall’asfalto o rami di un grande albero che fioriscono\, l’uomo rinasce non facendosi avvolgere da un inverno infinito. Sta infatti a lui scegliere se chiudersi aspettando la primavera o affrontare l’inverno come un buon contadino\, seminando per un futuro raccolto\, per rinnovarsi e riabbracciare il sole della stagione serena. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nNOTE D’ARTISTA\nVittorio Iavazzo nasce nel 1991 a Napoli. Nel 2010\, spinto dalla forte passione per il disegno\, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Napoli\, dove consegue\, nel 2016\, la laurea in grafica d’arte.\nA Gennaio 2017\, grazie al progetto “Giovani artisti”\, sostenuto dalla Fondazione Mario Moderni\, tiene la sua prima mostra personale “Outcast” presso la Galleria Moderni di Roma.\nDal 2018 è rappresentato dalla galleria Von Buren Contemporary di Roma.\nLe sue opere in carta sono apprezzate e collezionate oltre che in Italia anche in: Austria\, Baharain\, Belgio\, Stati Uniti\, Canada\, Costarica\, Danimarca\, Francia\, Irlanda\, Malta\, Olanda\, Portogallo\, Regno Unito\, Repubblica Ceca\, San Marino\, Spagna e Svizzera. \nMOSTRE \nMostre personali\nGennaio 2017 – Outcast\, Galleria Moderni\, Roma\nGiugno 2017 – Icarus – Galleria Moderni\, Roma\nNovembre 2017 – Guerrieri Contemporanei\, San Marino\nOttobre 2018 – SGUARDI\, Spazio Onofri 57\, San Marino\nMaggio 2019 – Nella materia e oltre\, RvB Arts\, Roma\nLuglio 2019 – Unveiled\, SeeBay Hotel\, Ancona\nLuglio 2021 – Un Soffio di Vita\, Palazzo Cappuccini\, Napoli \nMostre collettive \nNovembre 2015 – XXVII Porticato Gaetano\, Gaeta (LT)\nMarzo 2016 – Premio Centro Direzionale per l’Arte\, Napoli\nGiugno 2016 – Segni svelati\, Scuderie di Palazzo Sansevero\, Napoli\nGiugno 2017 – Biennart – Biennale Internazionale Umbertide (PG)\nAgosto 2017 – Nott’Arte San Marino\, Repubblica di San Marino\nSettembre 2017 – Collectiv’Art\, Spazio Onofri 57\, San Marino\nGennaio 2018 – The Secret Garden\, Galleria RvB Arts\, Roma\nMaggio 2018 – MANI\, Galleria RvB Arts\, Roma\nNovembre 2019 – FOUR2ONE\, Isorropia Home Gallery\, Milano\nMaggio 2021 – CANONE DOPPIO\,The Project Gallery\, Atene\, Grecia\nSettembre 2021 – CANONE DOPPIO\, Palazzo Riso\, Palermo \nFiere d’arte \nNovembre 2018 – GrandArt Fair\, The Mall\, Milano\nFebbraio 2019 – Arte Genova\, Fiera di Genova\nAprile 2021 – Affordable Online Art Fair\, RvB Arts\nAprile 2022 – Arte Genova\, Fiera di Genova \nCONTATTI\nInstagram: vittorio_iavazzo\nFacebook: VittorioIavazzoArtis\nwww.vittorioiavazzo.it
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SUMMARY:Omaggio a Elio Bona
DESCRIPTION:9 – 30 aprile 2022 \nDipingere\, per Elio Bona\, è sempre stata un’urgenza\, non relegata a una sola tecnica. L’acquerello\, però\, rappresenta la più utilizzata. Le sue caratteristiche lo rendono “difficile” perché non ammette ripensamenti\, tuttavia questa sua qualità peculiare\, invece di aumentarne il valore\, è spesso assimilata al concetto riduttivo di esecuzione veloce\, adatta al massimo per studi o bozzetti mentre\, per l’artista\, è una tecnica non solo completa ma anche esaltante: casomai\, infatti\, costringe a pensare prima o a essere in uno stato di grazia tale da non necessitare ripensamento alcuno. Il colore è dato una sola volta\, annacquandolo\, caricandolo o modificandolo man mano che il pennello va riempiendo gli spazi individuati da un accenno di matita; controllando\, quindi\, che asciughi\, addensandosi in alcune zone piuttosto che in altre\, che si stenda uniforme o che si arricchisca di sfumature diverse. \n“I miei acquerelli sono tutti eseguiti dal vero non per rappresentarlo\, non per descriverlo e nemmeno per suggerirlo\, ma solo per esprimere il desiderio che ogni luogo\, ogni particolare raffigurato sia come viene rappresentato\, e tale rimanga per sempre\, e che la somma dei miei luoghi e di quei particolari diventi il mondo”. \nLa mostra vuole omaggiare la carriera di Elio Bona attraverso numerose opere che ne testimoniano il lungo ed eterogeneo percorso artistico: dagli anni ‘60 ai 2000\, dal paesaggio all’architettura\, dalla figura umana ai suoi caratteristici acquerelli che raccontano colorate e oniriche scene di fantasia. \nUna mostra per celebrare un uomo che ha lasciato certamente il segno nella storia di Robecchetto con Induno e dei comuni limitrofi\, così come nel ricordo delle persone che\, negli anni\, hanno potuto conoscere ed apprezzare Elio come architetto\, artista e\, soprattutto\, come amico.
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SUMMARY:Mondi / Visioni di futuro
DESCRIPTION:15 gennaio – 3 aprile 2022 \nMostra personale di Diego Asperges\nLa mostra “Mondi” rende materica una visione cosmica dettata da elementi reali e di fantasia\, che affondano le radici in un pensiero di sostenibilità e consapevolezza dello stato attuale ed evolutivo del nostro pianeta e si sviluppa attorno alla domanda: “L’attuale condizione fisica della Terra è dovuta all’estremo sfruttamento delle risorse del pianeta o ad una evoluzione causata dalla ciclicità del mutamento fisico del nostro mondo\, com’è accaduto nelle ere più remote?”. \nMosso da questo dilemma\, l’artista crea opere che scandiscono un viaggio onirico\, liberando appieno la propria capacità espressiva. \nGli scenari possibili\, che attraversano la linea temporale dal passato al presente sino al futuro\, si moltiplicano come il numero delle sfere terrestri e aliene sapientemente scolpite da Asperges. \nMonoliti enigmatici si ergono muti segnando il passaggio da un’era all’altra\, guidando lo spettatore in un percorso che lo accompagna nel mondo dell’artista. \nFluttuano nell’aria\, si sfiorano\, sistemi di pianeti sorretti da un instabile equilibrio\, si illuminano\, riverberando la loro energia\, alternandosi a buchi neri di massa implosa\, portali utilizzati per attraversare lo spazio temporale ed entrare in un mondo parallelo per scoprirne le peculiarità. \n \nNOTE D’ARTISTA\nDiego Asperges\, nasce a Milano da una famiglia di artisti il 22 aprile 1958. Il bisnonno materno\, Guglielmo Da Re\, era un pittore di rilievo ed il padre\, Italo\, uno scultore miniaturista. Studia e si diploma all’Accademia di Brera\, nel 1985 inizia a lavorare con il padre nel Laboratorio d’Arte di famiglia dove apprende l’arte della modellazione di materiali plasmabili per la realizzazione di bronzi e argenti. Crea prototipi per aziende famose collaborando con artisti di fama e griffe internazionali. Possiede una grande perizia nel disegno accademico\, esaltata da una notevole creatività che lo aiuta ad eccellere come scultore miniaturista\, dove si destreggia con molta abilità nella lavorazione della resina. Nel 2010 inizia la realizzazione di opere personali in resina\, nasce così D.AArte di Diego Asperges\, un’associazione che ha lo scopo di presentare e trasmettere le sue opere. \nLe opere in mostra ben rappresentano l’evoluzione stilistica dell’artista. Dalla raffigurazione dell’uomo dagli aspetti robotici\, atta a sottolineare il dualismo materia-spirito\, macchina-uomo\,  Asperges arriva a trattare temi scottanti di attualità\, quali\, immigrazione\, ecologia\, politica e realtà virtuale. Una riflessione che parte dal singolo per estendersi ad abbracciare l’intera umanità. \nPaesaggi naturali e urbani fanno da sfondo a un’intervento umano spesso poco edificante. Tutto è prodotto\, consumato e scartato per un piacere momentaneo\, i ritmi naturali cedono il passo ad un affannarsi frenetico che cerca di scardinare l’immutabile scorrere del tempo. \nMOSTRE\n2012 – Il tempo dell’uomo\, mostra personale Villa Fumagalli-Principe (Lugano\, Svizzera).\n2014 – Arte a confronto\, collettiva presso Spazio Papel\, Milano.\n2015 – collettiva di artisti in occasione dell’inaugurazione della comunità di Villa Plinia\, Solzago di Tavernierio (Co).\n2017 – esposizione al Superstudio Più\, la cittadella della creatività di via Tortona 27\, in occasione del Salone del Mobile di Milano.\n2019 – Espressione Libera\, collettiva presso SAC Spazio Arte Contemporanea\, Robecchetto con Induno (MI)\n2021 – retrospettiva dell’artista sui temi di Riciclo Ambiente Sostenibilità\, Palazzo Bocconi\, Milano \nCONTATTI\nwww.diegoasperges.com\ndiegoasperges
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SUMMARY:Levitating / Sospensioni
DESCRIPTION:30 ottobre – 19 dicembre 2021 \nMostra personale di Francesco Damiani\nLe sculture organiche di Francesco Damiani si protendono nello spazio creando un dialogo con lo spettatore. L’insieme di pieni e vuoti raccontano una storia\, narrazioni lontane e vicine a ciascuno di noi. L’astrazione prende forma e supera se stessa\, le linee divengono parole\, le geometrie paragrafi riordinati in diari personali. \nLa scultura fuoriesce dall’idea di staticità e pesantezza per trasformarsi in sospensioni leggere\, composte da moduli che si incastrano e riverberano tra loro\, non rimanendo mai uguali a se stesse\, ma trasformandosi nel tempo e nello spazio. \nI materiali utilizzati risultano all’occhio e al tatto giocosi nel colore e nella consistenza\, richiamando il mondo dell’infanzia. L’artista fa ampio uso di pasta di cellulosa e gomma\, la così detta “light clay” utilizzata in oriente dai bambini per prendere dimestichezza con la creta. \nVengono adoperate per lo più tinte secondarie\, la luce viene rappresentata non come bianca\, ma attraverso la sua rifrazione. I colori\, che sono frutto di un’illusione percettiva\, afferrano invece le vibrazioni del mondo contemporaneo e ne trasmettono il sussulto. \nGli studi chimici di Damiani influenzano l’estetica delle opere con richiami a morfologie cellulari\, lamelle di materia organizzata e forme evolutive che interrogano il limitare tra organico e vivente. \nLe sculture si integrano e adattano perfettamente allo spazio circostante\, rivoluzionandolo e fondendosi con esso\, creando nuove forme inedite studiate “ad hoc” per l’allestimento.\nIl titolo della mostra prende nome da una recente canzone di Dua Lipa\, artista pop\, come pop sono le opere\, colorate\, giocose e leggere così leggere da poter prendere vita e levitare con l’aria.\nIl sottotitolo\, sospensioni\, è un rimando alle sospensioni di John Cage (Il silenzio\, 1961) e fa riferimento al significato chimico del termine: una dispersione\, una miscela eterogenea in cui una fase solida con dimensione particellare microscopiche\, è disciolta in una fase disperdente liquida non in grado di sedimentare in tempo breve. \nLa personale interpretazione dell’artista rispetto quest’ultimo termine è attesa\, sospensione del giudizio\, significa non essere frettolosi\, dare fiducia agli altri e a se stessi. In qualche modo anche dare libertà\, come libere sono le sue opere. \nNOTE D’ARTISTA\nFrancesco Damiani è nato a Bari e vive e lavora in Emilia. Ha studiato chimica all’Università di Bari e al Centro Ricerche Fiat di Torino. Appassionato di arte e design\, ha frequentato la scuola milanese Tam Tam di Guerriero\, Mendini e Dalisi. E’ stato prima collezionista e poi consulente tecnico nel campo del design. Attualmente si dedica all’insegnamento e all’arte. \nMOSTRE\nIo sono come te a 17 anni\, QU4RANTAN9VE\, Reggio Emilia\, 2018.\nXXXX\, Galleria Samma\, Urbino\, 2020. \nCONTATTI\nhttps://www.francescodamianiartwork.com/\nhttps://www.instagram.com/damiani.francesco1975/?hl=it \n 
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SUMMARY:L'Umano\, tema e variazioni
DESCRIPTION:12 settembre – 15 novembre 2020 \nLa mostra collettiva\, “L’Umano\, tema e variazioni”\, si incentra sull’analisi di elementi che caratterizzano ciascun individuo: il sogno\, l’emozione\, l’inconscio\, i sentimenti.\nTutti aspetti che sfuggono al controllo dell’uomo contemporaneo\, che non può gestirli attraverso logica e regole definite e che tuttavia restano gli unici tratti che lo caratterizzano\, richiamandolo alla sua natura. \n“Presentiamo questa esposizione muniti dello strumento guida del nostro tempo: la statistica con i suoi grafici. È con l’ausilio di questi che osserviamo l’umanità attraverso la sua storia. I grafici -demografici\, economici\, tecnologici e così via- rilevano la vertigine di un percorso orizzontale millenario che improvvisamente subisce una impennata verticale in progressiva accelerazione apparentemente inarrestabile\, impostasi nel lasso di tempo di una manciata di generazioni. Dell’umanità che ha vissuto ed è appartenuta a questo pianeta per millenni\, precipitata com’è nella vertiginosa accelerazione verticale del “progresso”\, restano alcuni elementi: il sogno\, l’emozione\, l’inconscio\, i sentimenti.\nTutti elementi che sfuggono al controllo dell’individuo contemporaneo\, che non può gestirli attraverso logica\, regole e orizzonti di quello stesso progresso che lo aliena\, e che tuttavia restano gli unici elementi che lo caratterizzano\, richiamandolo alla sua natura. La verticalizzazione imposta da quello che chiamiamo progresso\, inverte il paradigma di appartenenza dell’uomo alla natura\, mutandolo in appartenenza della natura all’uomo. Ma la metamorfosi della natura da soggetto in oggetto\ninanimato (ovvero senz’anima)\, implica per l’umanità il medesimo destino.\nUna equazione\, quest’ultima\, che si legge a chiare lettere nei lavori di Stefano Invernizzi. Lavori nei quali il rapporto tra uomo e prodotto industriale -dei quali il nostro mondo è sommerso- è un rapporto vischioso: chi dei due giochi il ruolo di soggetto e di oggetto; chi sia la mano e cosa il monile; chi\, tra oggetto e uomo\, sia dotato di volontà e\nchi sia emanazione di questa volontà\, non è dato sapere.\nProporzione\, definizione\, collocazione degli oggetti raffigurati da Stefano Invernizzi\, si impongono ad una umanità di lillipuziani ignari del proprio ruolo nel gioco delle parti.\nSulla ribalta dei lavori di Constantin Migliorini scorrono corpi umani in primo piano\, nudi\, tanto raffinati quanto anonimi e oggettualizzati (che dell’oggetto portano con sé la sensualità) con-fusi\, su piani geometrici a-prospettici\, con sagome di altri corpi\, in una relazione eterea\, all’interno di aurea e trame oniriche.\nUn realismo più (Migliorini) o meno (Invernizzi) accademico\, gioca un ruolo di contrasto che esalta le narrazioni rispettivamente oniriche o surrealiste nell’opera di questi due artisti.\nUn linguaggio più diretto e univoco\, in senso espressivo\, hanno le sculture di Giuseppe Tattarletti e l’opera pittorica di Alessandro Negri.\nNelle magistrali opere di Negri\, realizzate attraverso un forte accento grafico\, Eros è insediato al timone\, attorno gli aleggia Thanatos: è dunque l’erotismo ad essere esplicito\, pur se nulla si concede al compiacimento.\nNei lavori scultorei di Tattarletti i ruoli di questi due dei della mitologia (alla radice del senso stesso dell’esistenza) sono invertiti: la sofferenza di una umanità negletta è infatti esplicita e sembra denunciare il conflitto tra sistema sociale e individuo\, tra la “normalità” agita dalle masse conformi e la solitudine del singolo che proprio la “normalità” sociale converte in alienazione e follia.\nTra il realismo di Invernizzi e Migliorini e l’espressività di Tattarletti e Negri si colloca l’elegante pittura di Igor De Marchi. Eleganza che è sintesi di realismo ed espressività ed evoca la pittura rinascimentale a dispetto del suo marcato carattere contemporaneo: il lavoro di De Marchi si colloca infatti tra le fessure di consapevole e caparbia resistenza al muro compatto\, ineludibile\, della “ipermassa” e del suo sistema sociale. Dice De Marchi del suo lavoro: «immagino un palcoscenico teatrale\, dove ogni personaggio recita se stesso mostrando forza e fragilità. Il nero [sempre presente nelle tele di IDM] è\, anche\, l’inconscio nel quale dimorano pulsioni passate e talora rimosse\, proprie dell’umana esistenza».” \nFebbraio 2020\nFrancesco Falcolini \n  \nARTISTI IN MOSTRA \n\nIgor De Marchi\nStefano Invernizzi\nConstantin Migliorini\nAlessandro Negri\nGiuseppe Tattarletti
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SUMMARY:TANTI
DESCRIPTION:11 gennaio – 26 luglio 2020 \nMostra personale di Francesco Quadri \nE’ la prima volta che mi capita di dover raccontare il mio lavoro in pittura. L’emozione domina queste prime parole. Raccontare il proprio lavoro\, come se avesse un senso preciso e organico\, laddove invece ha un’origine quasi totalmente istintiva\, è un’operazione molto complessa. \nIl movimento di una matita su un foglio di carta ha rappresentato la mia prima forma di comunicazione verso il mondo. Prima della scrittura. Forse ancor prima della parola. Ricordo i primi soggetti che incuriosirono la mia fantasia: le galline e i polli. Non ricordo affatto cosa scatenò lo stimolo vero e proprio a ritrarre uno dei più goffi pennuti della Terra\, ma di certo al primo tentativo\, poi al secondo e poi al terzo\, nasceva un innamoramento crescente nel riprodurre le cose del mondo. Fosse anche solo un pollo\, che razzola in uno steccato. \nDai polli\, la foga di riprodurre e rappresentare è cresciuta inarrestabile\, in modo spesso irrazionale e tumultuoso. Solo dopo molti anni ho cominciato a dare un ordine e una direzione al mio lavoro. Per questo è nata la mia prima vera mostra\, oltre all’indispensabile intuizione e capacità organizzativa di Nicoletta Candiani\, titolare e curatrice di SAC\, da qualche tempo ho messo assieme alcuni dipinti frutto di una visione comune. \nI “Tanti” mostrano luoghi\, contesti\, situazioni in cui ad essere protagonista è la massa. All’interno di una folla\, volendoli trovare\, stanno innumerevoli protagonisti\, ma la prima forma identitaria che emerge è la folla stessa. Il gruppo\, la massa; può esaltare\, può terrorizzare\, ma comunque si impone sui singoli. Lì nasce il fascino che mi porta a raffigurare situazioni di questo tipo\, contesti dove possono trovarsi a coesistere tante anime o cose\, i “Tanti” per l’appunto. \nDa quando ho iniziato la ricerca dei “Tanti”\, mi sono risultati utilissimi supporti rigidi\, leggeri e lisci\, che mi consentissero maneggevolezza\, lavorando spesso chino sul piano o tenendo la tavola direttamente sulle ginocchia (per la gioia del portafoglio del mio ortopedico)\, oltre alla permeabilità della superficie\, che mi consentisse la possibilità di operare con tecniche varie e differenti. Ultima e non certo meno importante\, l’omogeneità e la liscezza dovevano consentirmi di arrivare al più sottile livello di dettaglio nel disegno\, ove si fosse presentata la necessità. Ecco dunque che tavole di truciolato pressato\, compensati trattati\, in particolare il lamellare\, oppure il poliplat\, poliedrico ed affascinante (che preferisco chiamare per una mia debolezza estetica “carta rinforzata”)\, si sono rivelati ottime interfacce per il mio racconto. \nPer quanto riguarda le tecniche\, man mano che la mia ricerca prendeva piede ho capito\, in base al soggetto\, quali materiali privilegiare; quali toni di colore e quali intensità. L’inchiostro\, distribuito da trattopen molto sottili (non più di 0\,2 mm)\, caratterizzano ogni aspetto dell’ossatura di questi lavori. Un tratto discreto ma sempre deciso e affidabile\, oltre alla facile simbiosi con ogni tono di colore e alla sua buona reazione alle vernici finali. Poi in certi casi l’ombreggiatura ad acquarello mi ha assistito nella tridimensionalità di alcune scene o di singoli personaggi. A chiudere\, l’acrilico\, spesso usato in campiture dense e piatte\, per creare pareti o spazi di pieno colore su cui far stagliare le moltitudini dei “Tanti”. Un’architettura di materiali pulviscolari e variegati che si sono trovati a coesistere per rispondere all’esigenza armonica che avevo nella mente e negli occhi. Un po’ come l’architettura pulviscolare e variegata di una folla o di una massa di oggetti che trova nel fondo dell’occhio e dello spirito un suo misterioso equilibrio. \nCome tutti gli impulsi che muovono la mia mano su una superficie\, anche questi “Tanti” non potrebbero essere considerati lontani dell’idea di movimento e\, conseguentemente\, dalla messinscena cinematografica. Ognuna delle singole situazioni dei “Tanti” sono delle virtuali ambientazioni che un domani amerei raccontare cinematograficamente. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n				\n				RIPRESA DELLE ATTIVITA’. 2019. Inchiostro e acrilico su carta rinforzata. 50 x 68 cm.\n				\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n				\n				VIENE GIU’ IL TEATRO. 2018. Inchiostro\, acquerello e acrilico su legno. 50 x 50 cm.\n				\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n				\n				NON E’ UN RITRATTO A MYSS KETA. 2019. Inchiostro\, acquerello e acrilico su legno. 53 x 24\,5 cm.\n				\n		\n\nNOTE D’ARTISTA\nNasce nel 1989 a Bergamo. Si diploma al Liceo Artistico di Bergamo nel 2008. Studia Storia del cinema a Torino laureandosi nel 2012. Nel 2018 si diploma in regia e produzione pubblicitaria presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano. Contemporaneamente lavora come visualizer\, storyboard-artist e illustratore. Attualmente vive e lavora a Milano\, prevalentemente come regista e produttore pubblicitario\, oltre a perseguire la sua attività pittorica e di illustratore. \nhttps://www.instagram.com/francescoquadri/?hl=it \nhttps://www.facebook.com/francesco.quadri.art/
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