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SUMMARY:La danza delle stagioni
DESCRIPTION:7 maggio – 25 giugno 2022 \nMostra personale di Vittorio Iavazzo\nIl ciclo della nostra vita\, come le stagioni\, è parte della natura ed è dettato da essa attraverso il variare del tempo\, del clima e della biodiversità che ci circonda. \nIn questa mostra Vittorio Iavazzo vuole narrare delle stagioni non dal punto di vista meramente climatico\, ma delle stagioni della vita dell’uomo\, intese come “Stagioni dell’Animo”. \nL’uomo danza nelle fasi di nascita\, crescita e morte con cadute e risalite che ne scandiscono il ritmo\, la matita vibra nel descriverne le note\, catturando le emozioni su un foglio bianco. \nLe stagioni della vita sono altresì influenzate dalla nostra forza di volontà\, dalle nostre piccole o grandi scelte quotidiane. \nCome piccoli germogli sbucati dall’asfalto o rami di un grande albero che fioriscono\, l’uomo rinasce non facendosi avvolgere da un inverno infinito. Sta infatti a lui scegliere se chiudersi aspettando la primavera o affrontare l’inverno come un buon contadino\, seminando per un futuro raccolto\, per rinnovarsi e riabbracciare il sole della stagione serena. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nNOTE D’ARTISTA\nVittorio Iavazzo nasce nel 1991 a Napoli. Nel 2010\, spinto dalla forte passione per il disegno\, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Napoli\, dove consegue\, nel 2016\, la laurea in grafica d’arte.\nA Gennaio 2017\, grazie al progetto “Giovani artisti”\, sostenuto dalla Fondazione Mario Moderni\, tiene la sua prima mostra personale “Outcast” presso la Galleria Moderni di Roma.\nDal 2018 è rappresentato dalla galleria Von Buren Contemporary di Roma.\nLe sue opere in carta sono apprezzate e collezionate oltre che in Italia anche in: Austria\, Baharain\, Belgio\, Stati Uniti\, Canada\, Costarica\, Danimarca\, Francia\, Irlanda\, Malta\, Olanda\, Portogallo\, Regno Unito\, Repubblica Ceca\, San Marino\, Spagna e Svizzera. \nMOSTRE \nMostre personali\nGennaio 2017 – Outcast\, Galleria Moderni\, Roma\nGiugno 2017 – Icarus – Galleria Moderni\, Roma\nNovembre 2017 – Guerrieri Contemporanei\, San Marino\nOttobre 2018 – SGUARDI\, Spazio Onofri 57\, San Marino\nMaggio 2019 – Nella materia e oltre\, RvB Arts\, Roma\nLuglio 2019 – Unveiled\, SeeBay Hotel\, Ancona\nLuglio 2021 – Un Soffio di Vita\, Palazzo Cappuccini\, Napoli \nMostre collettive \nNovembre 2015 – XXVII Porticato Gaetano\, Gaeta (LT)\nMarzo 2016 – Premio Centro Direzionale per l’Arte\, Napoli\nGiugno 2016 – Segni svelati\, Scuderie di Palazzo Sansevero\, Napoli\nGiugno 2017 – Biennart – Biennale Internazionale Umbertide (PG)\nAgosto 2017 – Nott’Arte San Marino\, Repubblica di San Marino\nSettembre 2017 – Collectiv’Art\, Spazio Onofri 57\, San Marino\nGennaio 2018 – The Secret Garden\, Galleria RvB Arts\, Roma\nMaggio 2018 – MANI\, Galleria RvB Arts\, Roma\nNovembre 2019 – FOUR2ONE\, Isorropia Home Gallery\, Milano\nMaggio 2021 – CANONE DOPPIO\,The Project Gallery\, Atene\, Grecia\nSettembre 2021 – CANONE DOPPIO\, Palazzo Riso\, Palermo \nFiere d’arte \nNovembre 2018 – GrandArt Fair\, The Mall\, Milano\nFebbraio 2019 – Arte Genova\, Fiera di Genova\nAprile 2021 – Affordable Online Art Fair\, RvB Arts\nAprile 2022 – Arte Genova\, Fiera di Genova \nCONTATTI\nInstagram: vittorio_iavazzo\nFacebook: VittorioIavazzoArtis\nwww.vittorioiavazzo.it
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SUMMARY:Omaggio a Elio Bona
DESCRIPTION:9 – 30 aprile 2022 \nDipingere\, per Elio Bona\, è sempre stata un’urgenza\, non relegata a una sola tecnica. L’acquerello\, però\, rappresenta la più utilizzata. Le sue caratteristiche lo rendono “difficile” perché non ammette ripensamenti\, tuttavia questa sua qualità peculiare\, invece di aumentarne il valore\, è spesso assimilata al concetto riduttivo di esecuzione veloce\, adatta al massimo per studi o bozzetti mentre\, per l’artista\, è una tecnica non solo completa ma anche esaltante: casomai\, infatti\, costringe a pensare prima o a essere in uno stato di grazia tale da non necessitare ripensamento alcuno. Il colore è dato una sola volta\, annacquandolo\, caricandolo o modificandolo man mano che il pennello va riempiendo gli spazi individuati da un accenno di matita; controllando\, quindi\, che asciughi\, addensandosi in alcune zone piuttosto che in altre\, che si stenda uniforme o che si arricchisca di sfumature diverse. \n“I miei acquerelli sono tutti eseguiti dal vero non per rappresentarlo\, non per descriverlo e nemmeno per suggerirlo\, ma solo per esprimere il desiderio che ogni luogo\, ogni particolare raffigurato sia come viene rappresentato\, e tale rimanga per sempre\, e che la somma dei miei luoghi e di quei particolari diventi il mondo”. \nLa mostra vuole omaggiare la carriera di Elio Bona attraverso numerose opere che ne testimoniano il lungo ed eterogeneo percorso artistico: dagli anni ‘60 ai 2000\, dal paesaggio all’architettura\, dalla figura umana ai suoi caratteristici acquerelli che raccontano colorate e oniriche scene di fantasia. \nUna mostra per celebrare un uomo che ha lasciato certamente il segno nella storia di Robecchetto con Induno e dei comuni limitrofi\, così come nel ricordo delle persone che\, negli anni\, hanno potuto conoscere ed apprezzare Elio come architetto\, artista e\, soprattutto\, come amico.
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SUMMARY:Mondi / Visioni di futuro
DESCRIPTION:15 gennaio – 3 aprile 2022 \nMostra personale di Diego Asperges\nLa mostra “Mondi” rende materica una visione cosmica dettata da elementi reali e di fantasia\, che affondano le radici in un pensiero di sostenibilità e consapevolezza dello stato attuale ed evolutivo del nostro pianeta e si sviluppa attorno alla domanda: “L’attuale condizione fisica della Terra è dovuta all’estremo sfruttamento delle risorse del pianeta o ad una evoluzione causata dalla ciclicità del mutamento fisico del nostro mondo\, com’è accaduto nelle ere più remote?”. \nMosso da questo dilemma\, l’artista crea opere che scandiscono un viaggio onirico\, liberando appieno la propria capacità espressiva. \nGli scenari possibili\, che attraversano la linea temporale dal passato al presente sino al futuro\, si moltiplicano come il numero delle sfere terrestri e aliene sapientemente scolpite da Asperges. \nMonoliti enigmatici si ergono muti segnando il passaggio da un’era all’altra\, guidando lo spettatore in un percorso che lo accompagna nel mondo dell’artista. \nFluttuano nell’aria\, si sfiorano\, sistemi di pianeti sorretti da un instabile equilibrio\, si illuminano\, riverberando la loro energia\, alternandosi a buchi neri di massa implosa\, portali utilizzati per attraversare lo spazio temporale ed entrare in un mondo parallelo per scoprirne le peculiarità. \n \nNOTE D’ARTISTA\nDiego Asperges\, nasce a Milano da una famiglia di artisti il 22 aprile 1958. Il bisnonno materno\, Guglielmo Da Re\, era un pittore di rilievo ed il padre\, Italo\, uno scultore miniaturista. Studia e si diploma all’Accademia di Brera\, nel 1985 inizia a lavorare con il padre nel Laboratorio d’Arte di famiglia dove apprende l’arte della modellazione di materiali plasmabili per la realizzazione di bronzi e argenti. Crea prototipi per aziende famose collaborando con artisti di fama e griffe internazionali. Possiede una grande perizia nel disegno accademico\, esaltata da una notevole creatività che lo aiuta ad eccellere come scultore miniaturista\, dove si destreggia con molta abilità nella lavorazione della resina. Nel 2010 inizia la realizzazione di opere personali in resina\, nasce così D.AArte di Diego Asperges\, un’associazione che ha lo scopo di presentare e trasmettere le sue opere. \nLe opere in mostra ben rappresentano l’evoluzione stilistica dell’artista. Dalla raffigurazione dell’uomo dagli aspetti robotici\, atta a sottolineare il dualismo materia-spirito\, macchina-uomo\,  Asperges arriva a trattare temi scottanti di attualità\, quali\, immigrazione\, ecologia\, politica e realtà virtuale. Una riflessione che parte dal singolo per estendersi ad abbracciare l’intera umanità. \nPaesaggi naturali e urbani fanno da sfondo a un’intervento umano spesso poco edificante. Tutto è prodotto\, consumato e scartato per un piacere momentaneo\, i ritmi naturali cedono il passo ad un affannarsi frenetico che cerca di scardinare l’immutabile scorrere del tempo. \nMOSTRE\n2012 – Il tempo dell’uomo\, mostra personale Villa Fumagalli-Principe (Lugano\, Svizzera).\n2014 – Arte a confronto\, collettiva presso Spazio Papel\, Milano.\n2015 – collettiva di artisti in occasione dell’inaugurazione della comunità di Villa Plinia\, Solzago di Tavernierio (Co).\n2017 – esposizione al Superstudio Più\, la cittadella della creatività di via Tortona 27\, in occasione del Salone del Mobile di Milano.\n2019 – Espressione Libera\, collettiva presso SAC Spazio Arte Contemporanea\, Robecchetto con Induno (MI)\n2021 – retrospettiva dell’artista sui temi di Riciclo Ambiente Sostenibilità\, Palazzo Bocconi\, Milano \nCONTATTI\nwww.diegoasperges.com\ndiegoasperges
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SUMMARY:Levitating / Sospensioni
DESCRIPTION:30 ottobre – 19 dicembre 2021 \nMostra personale di Francesco Damiani\nLe sculture organiche di Francesco Damiani si protendono nello spazio creando un dialogo con lo spettatore. L’insieme di pieni e vuoti raccontano una storia\, narrazioni lontane e vicine a ciascuno di noi. L’astrazione prende forma e supera se stessa\, le linee divengono parole\, le geometrie paragrafi riordinati in diari personali. \nLa scultura fuoriesce dall’idea di staticità e pesantezza per trasformarsi in sospensioni leggere\, composte da moduli che si incastrano e riverberano tra loro\, non rimanendo mai uguali a se stesse\, ma trasformandosi nel tempo e nello spazio. \nI materiali utilizzati risultano all’occhio e al tatto giocosi nel colore e nella consistenza\, richiamando il mondo dell’infanzia. L’artista fa ampio uso di pasta di cellulosa e gomma\, la così detta “light clay” utilizzata in oriente dai bambini per prendere dimestichezza con la creta. \nVengono adoperate per lo più tinte secondarie\, la luce viene rappresentata non come bianca\, ma attraverso la sua rifrazione. I colori\, che sono frutto di un’illusione percettiva\, afferrano invece le vibrazioni del mondo contemporaneo e ne trasmettono il sussulto. \nGli studi chimici di Damiani influenzano l’estetica delle opere con richiami a morfologie cellulari\, lamelle di materia organizzata e forme evolutive che interrogano il limitare tra organico e vivente. \nLe sculture si integrano e adattano perfettamente allo spazio circostante\, rivoluzionandolo e fondendosi con esso\, creando nuove forme inedite studiate “ad hoc” per l’allestimento.\nIl titolo della mostra prende nome da una recente canzone di Dua Lipa\, artista pop\, come pop sono le opere\, colorate\, giocose e leggere così leggere da poter prendere vita e levitare con l’aria.\nIl sottotitolo\, sospensioni\, è un rimando alle sospensioni di John Cage (Il silenzio\, 1961) e fa riferimento al significato chimico del termine: una dispersione\, una miscela eterogenea in cui una fase solida con dimensione particellare microscopiche\, è disciolta in una fase disperdente liquida non in grado di sedimentare in tempo breve. \nLa personale interpretazione dell’artista rispetto quest’ultimo termine è attesa\, sospensione del giudizio\, significa non essere frettolosi\, dare fiducia agli altri e a se stessi. In qualche modo anche dare libertà\, come libere sono le sue opere. \nNOTE D’ARTISTA\nFrancesco Damiani è nato a Bari e vive e lavora in Emilia. Ha studiato chimica all’Università di Bari e al Centro Ricerche Fiat di Torino. Appassionato di arte e design\, ha frequentato la scuola milanese Tam Tam di Guerriero\, Mendini e Dalisi. E’ stato prima collezionista e poi consulente tecnico nel campo del design. Attualmente si dedica all’insegnamento e all’arte. \nMOSTRE\nIo sono come te a 17 anni\, QU4RANTAN9VE\, Reggio Emilia\, 2018.\nXXXX\, Galleria Samma\, Urbino\, 2020. \nCONTATTI\nhttps://www.francescodamianiartwork.com/\nhttps://www.instagram.com/damiani.francesco1975/?hl=it \n 
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SUMMARY:L'Umano\, tema e variazioni
DESCRIPTION:12 settembre – 15 novembre 2020 \nLa mostra collettiva\, “L’Umano\, tema e variazioni”\, si incentra sull’analisi di elementi che caratterizzano ciascun individuo: il sogno\, l’emozione\, l’inconscio\, i sentimenti.\nTutti aspetti che sfuggono al controllo dell’uomo contemporaneo\, che non può gestirli attraverso logica e regole definite e che tuttavia restano gli unici tratti che lo caratterizzano\, richiamandolo alla sua natura. \n“Presentiamo questa esposizione muniti dello strumento guida del nostro tempo: la statistica con i suoi grafici. È con l’ausilio di questi che osserviamo l’umanità attraverso la sua storia. I grafici -demografici\, economici\, tecnologici e così via- rilevano la vertigine di un percorso orizzontale millenario che improvvisamente subisce una impennata verticale in progressiva accelerazione apparentemente inarrestabile\, impostasi nel lasso di tempo di una manciata di generazioni. Dell’umanità che ha vissuto ed è appartenuta a questo pianeta per millenni\, precipitata com’è nella vertiginosa accelerazione verticale del “progresso”\, restano alcuni elementi: il sogno\, l’emozione\, l’inconscio\, i sentimenti.\nTutti elementi che sfuggono al controllo dell’individuo contemporaneo\, che non può gestirli attraverso logica\, regole e orizzonti di quello stesso progresso che lo aliena\, e che tuttavia restano gli unici elementi che lo caratterizzano\, richiamandolo alla sua natura. La verticalizzazione imposta da quello che chiamiamo progresso\, inverte il paradigma di appartenenza dell’uomo alla natura\, mutandolo in appartenenza della natura all’uomo. Ma la metamorfosi della natura da soggetto in oggetto\ninanimato (ovvero senz’anima)\, implica per l’umanità il medesimo destino.\nUna equazione\, quest’ultima\, che si legge a chiare lettere nei lavori di Stefano Invernizzi. Lavori nei quali il rapporto tra uomo e prodotto industriale -dei quali il nostro mondo è sommerso- è un rapporto vischioso: chi dei due giochi il ruolo di soggetto e di oggetto; chi sia la mano e cosa il monile; chi\, tra oggetto e uomo\, sia dotato di volontà e\nchi sia emanazione di questa volontà\, non è dato sapere.\nProporzione\, definizione\, collocazione degli oggetti raffigurati da Stefano Invernizzi\, si impongono ad una umanità di lillipuziani ignari del proprio ruolo nel gioco delle parti.\nSulla ribalta dei lavori di Constantin Migliorini scorrono corpi umani in primo piano\, nudi\, tanto raffinati quanto anonimi e oggettualizzati (che dell’oggetto portano con sé la sensualità) con-fusi\, su piani geometrici a-prospettici\, con sagome di altri corpi\, in una relazione eterea\, all’interno di aurea e trame oniriche.\nUn realismo più (Migliorini) o meno (Invernizzi) accademico\, gioca un ruolo di contrasto che esalta le narrazioni rispettivamente oniriche o surrealiste nell’opera di questi due artisti.\nUn linguaggio più diretto e univoco\, in senso espressivo\, hanno le sculture di Giuseppe Tattarletti e l’opera pittorica di Alessandro Negri.\nNelle magistrali opere di Negri\, realizzate attraverso un forte accento grafico\, Eros è insediato al timone\, attorno gli aleggia Thanatos: è dunque l’erotismo ad essere esplicito\, pur se nulla si concede al compiacimento.\nNei lavori scultorei di Tattarletti i ruoli di questi due dei della mitologia (alla radice del senso stesso dell’esistenza) sono invertiti: la sofferenza di una umanità negletta è infatti esplicita e sembra denunciare il conflitto tra sistema sociale e individuo\, tra la “normalità” agita dalle masse conformi e la solitudine del singolo che proprio la “normalità” sociale converte in alienazione e follia.\nTra il realismo di Invernizzi e Migliorini e l’espressività di Tattarletti e Negri si colloca l’elegante pittura di Igor De Marchi. Eleganza che è sintesi di realismo ed espressività ed evoca la pittura rinascimentale a dispetto del suo marcato carattere contemporaneo: il lavoro di De Marchi si colloca infatti tra le fessure di consapevole e caparbia resistenza al muro compatto\, ineludibile\, della “ipermassa” e del suo sistema sociale. Dice De Marchi del suo lavoro: «immagino un palcoscenico teatrale\, dove ogni personaggio recita se stesso mostrando forza e fragilità. Il nero [sempre presente nelle tele di IDM] è\, anche\, l’inconscio nel quale dimorano pulsioni passate e talora rimosse\, proprie dell’umana esistenza».” \nFebbraio 2020\nFrancesco Falcolini \n  \nARTISTI IN MOSTRA \n\nIgor De Marchi\nStefano Invernizzi\nConstantin Migliorini\nAlessandro Negri\nGiuseppe Tattarletti
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DESCRIPTION:Mostra personale di Francesco Quadri.
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DESCRIPTION:11 gennaio – 26 luglio 2020 \nMostra personale di Francesco Quadri \nE’ la prima volta che mi capita di dover raccontare il mio lavoro in pittura. L’emozione domina queste prime parole. Raccontare il proprio lavoro\, come se avesse un senso preciso e organico\, laddove invece ha un’origine quasi totalmente istintiva\, è un’operazione molto complessa. \nIl movimento di una matita su un foglio di carta ha rappresentato la mia prima forma di comunicazione verso il mondo. Prima della scrittura. Forse ancor prima della parola. Ricordo i primi soggetti che incuriosirono la mia fantasia: le galline e i polli. Non ricordo affatto cosa scatenò lo stimolo vero e proprio a ritrarre uno dei più goffi pennuti della Terra\, ma di certo al primo tentativo\, poi al secondo e poi al terzo\, nasceva un innamoramento crescente nel riprodurre le cose del mondo. Fosse anche solo un pollo\, che razzola in uno steccato. \nDai polli\, la foga di riprodurre e rappresentare è cresciuta inarrestabile\, in modo spesso irrazionale e tumultuoso. Solo dopo molti anni ho cominciato a dare un ordine e una direzione al mio lavoro. Per questo è nata la mia prima vera mostra\, oltre all’indispensabile intuizione e capacità organizzativa di Nicoletta Candiani\, titolare e curatrice di SAC\, da qualche tempo ho messo assieme alcuni dipinti frutto di una visione comune. \nI “Tanti” mostrano luoghi\, contesti\, situazioni in cui ad essere protagonista è la massa. All’interno di una folla\, volendoli trovare\, stanno innumerevoli protagonisti\, ma la prima forma identitaria che emerge è la folla stessa. Il gruppo\, la massa; può esaltare\, può terrorizzare\, ma comunque si impone sui singoli. Lì nasce il fascino che mi porta a raffigurare situazioni di questo tipo\, contesti dove possono trovarsi a coesistere tante anime o cose\, i “Tanti” per l’appunto. \nDa quando ho iniziato la ricerca dei “Tanti”\, mi sono risultati utilissimi supporti rigidi\, leggeri e lisci\, che mi consentissero maneggevolezza\, lavorando spesso chino sul piano o tenendo la tavola direttamente sulle ginocchia (per la gioia del portafoglio del mio ortopedico)\, oltre alla permeabilità della superficie\, che mi consentisse la possibilità di operare con tecniche varie e differenti. Ultima e non certo meno importante\, l’omogeneità e la liscezza dovevano consentirmi di arrivare al più sottile livello di dettaglio nel disegno\, ove si fosse presentata la necessità. Ecco dunque che tavole di truciolato pressato\, compensati trattati\, in particolare il lamellare\, oppure il poliplat\, poliedrico ed affascinante (che preferisco chiamare per una mia debolezza estetica “carta rinforzata”)\, si sono rivelati ottime interfacce per il mio racconto. \nPer quanto riguarda le tecniche\, man mano che la mia ricerca prendeva piede ho capito\, in base al soggetto\, quali materiali privilegiare; quali toni di colore e quali intensità. L’inchiostro\, distribuito da trattopen molto sottili (non più di 0\,2 mm)\, caratterizzano ogni aspetto dell’ossatura di questi lavori. Un tratto discreto ma sempre deciso e affidabile\, oltre alla facile simbiosi con ogni tono di colore e alla sua buona reazione alle vernici finali. Poi in certi casi l’ombreggiatura ad acquarello mi ha assistito nella tridimensionalità di alcune scene o di singoli personaggi. A chiudere\, l’acrilico\, spesso usato in campiture dense e piatte\, per creare pareti o spazi di pieno colore su cui far stagliare le moltitudini dei “Tanti”. Un’architettura di materiali pulviscolari e variegati che si sono trovati a coesistere per rispondere all’esigenza armonica che avevo nella mente e negli occhi. Un po’ come l’architettura pulviscolare e variegata di una folla o di una massa di oggetti che trova nel fondo dell’occhio e dello spirito un suo misterioso equilibrio. \nCome tutti gli impulsi che muovono la mia mano su una superficie\, anche questi “Tanti” non potrebbero essere considerati lontani dell’idea di movimento e\, conseguentemente\, dalla messinscena cinematografica. Ognuna delle singole situazioni dei “Tanti” sono delle virtuali ambientazioni che un domani amerei raccontare cinematograficamente. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n				\n				RIPRESA DELLE ATTIVITA’. 2019. Inchiostro e acrilico su carta rinforzata. 50 x 68 cm.\n				\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n				\n				VIENE GIU’ IL TEATRO. 2018. Inchiostro\, acquerello e acrilico su legno. 50 x 50 cm.\n				\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n				\n				NON E’ UN RITRATTO A MYSS KETA. 2019. Inchiostro\, acquerello e acrilico su legno. 53 x 24\,5 cm.\n				\n		\n\nNOTE D’ARTISTA\nNasce nel 1989 a Bergamo. Si diploma al Liceo Artistico di Bergamo nel 2008. Studia Storia del cinema a Torino laureandosi nel 2012. Nel 2018 si diploma in regia e produzione pubblicitaria presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano. Contemporaneamente lavora come visualizer\, storyboard-artist e illustratore. Attualmente vive e lavora a Milano\, prevalentemente come regista e produttore pubblicitario\, oltre a perseguire la sua attività pittorica e di illustratore. \nhttps://www.instagram.com/francescoquadri/?hl=it \nhttps://www.facebook.com/francesco.quadri.art/
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DESCRIPTION:21 settembre – 15 dicembre 2019 \n“Espressione Libera” è la prima mostra collettiva a prendere forma nello spazio espositivo di SAC\, Spazio Arte Contemporanea\, di Robecchetto con Induno\, Milano. \nLa curatrice della mostra\, Nicoletta Candiani\, propone un allestimento in grado di esaltare il pensiero degli artisti coinvolti\, concetto fondamentale della mostra è lasciare esprimere appieno il potenziale creativo di ciascun artista senza porre alcun vincolo\, è l’artista ad essere il vero protagonista dell’esposizione\, è lui a decidere cosa rivelare di sé al pubblico. \nNicoletta nota come entrando in un atelier d’artista\, alcune opere catturino il suo sguardo e provochino profonde emozioni\, solitamente sono le stesse opere che l’autore definisce come “realizzate per sé”\, prive di un vero scopo commerciale\, frutto di una lunga elaborazione mentale che permette al pensiero artistico di espandersi nella totale spontaneità\, varcando i confini della commissione. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nARTISTI IN MOSTRA\nDiego Asperges \nGiulia Bottiani \nGiorgio Figini \nLio \nFrancesca Manetta \nStefano Marangon \nMarta Mezynska \nAlessandro Negri \nFabrizio Vendramin
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SUMMARY:From objective to subjective: history of a construction
DESCRIPTION:Photographic exhibition by Giulia Bottiani.
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SUMMARY:Dall'oggettivo al soggettivo: storia di una costruzione
DESCRIPTION:La fotografia di architettura nasce con la fotografia. Da pratica privata che persegue lo scopo di offrire immagini come raccolte della memoria di monumenti\, a documentazione degli edifici per scopi scientifici e didattici. Nel corso dell’ottocento la documentazione delle fasi di costruzione e restauro degli edifici diventa un compito fondamentale per i fotografi. E’ questa l’epoca della realtà oggettiva\, della fotografia che rispecchia la verità\, pur mantenendo la propria autorialità. \nMa autorialità allora non rimanda ad una soggettività? “Ciascuno sarà costretto a vedere ciò che è otticamente reale\, di per sé significante\, oggettivo\, prima di poter attingere a una possibile presa di posizione soggettiva” (Moholy – Nagy\, 1925). \nEcco che l’interpretazione dell’oggetto\, o meglio dell’edificio\, si snoda in questo percorso allestitivo. Da una fotografia conservativa e di documentazione del processo costruttivo a una lettura critica della realtà. Il soggetto diventa la capacità di reinterpretare gli spazi attraverso punti di vista inusuali. \n \n\n		\n		\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nGiulia Bottiani\nLaureata in Architettura presso il Politecnico di Milano. Inizia a fotografare durante gli studi universitari\, maturando l’interesse verso la fotografia di architettura e del paesaggio antropizzato. Il percorso di studi focalizzato a sviluppare conoscenze tecniche legate alla progettazione le consente di poter dare una lettura particolare e specifica dell’architettura tramite la fotografia. Dopo la laurea ha conseguito un Master in Photography and Visual Design alla Naba di Milano. Nel 2016 ha lavorato da CAMERA\, Centro italiano per la fotografia a Torino come assistente curatoriale. Nel 2017 collabora con Lorenza Bravetta all’organizzazione degli Stati Generali della Fotografia indetti dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Dal 2012 ricopre ruoli di supporto alla didattica nelle Facoltà di Architettura Civile e nella Scuola del Design presso il Politecnico di Milano. Ha all’attivo un’esposizione collettiva presso la Triennale di Milano e diverse pubblicazioni editoriali fra libri e riviste nel quadro del dibattito sull’architettura contemporanea. \n 
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