Collezione Permanente SAC
Dal 2019 ad oggi
Collezione Permanente SAC
Dal 2019 ad oggi

Dettagli esibizione

Disciplina artistica:

A partire dal 2019, SAC ha costruito la propria identità come un cantiere in continuo divenire.
Ogni esposizione ha rappresentato la tappa di un processo aperto; la collezione oggi presentata offre l’opportunità di osservare ciò che è stato generato nel tempo, prima che il processo riprenda a trasformarsi: come se il cantiere si fermasse un istante, in una pausa che restituisce valore.
Le opere esposte, nella loro eterogeneità, hanno contribuito a definire il profilo dello spazio: un’identità stratificata, continuamente ridefinita attraverso il fare. Questa mostra è un esercizio di memoria attiva, una ricognizione attraverso i percorsi e le ricerche che hanno attraversato SAC negli anni.
La collezione, come un ritratto corale, testimonia le relazioni autentiche con il luogo e con le persone. I lavori sono stati selezionati secondo tre criteri principali: un’opera di rappresentanza scelta per ogni mostra personale; opere vincitrici del Primo Premio Candiani della prima e seconda edizione; opere realizzate in situ dagli artisti vincitori delle residenze d’artista.

Per quanto riguarda le mostre personali, il percorso espositivo si apre con QR di Lucrezia Minerva, una tela realizzata sul finire della pandemia che riflette sul qr code, mezzo imprescindibile di quel periodo. Impact di Diego Asperges, che invita l’osservatore a soffermarsi sull’attuale condizione del Pianeta Terra, vittima di sfruttamento e atrocità. La grande fabbrica di tessuti di Francesco Quadri, un’opera inedita, donata dall’artista e realizzata su un quaderno giapponese Moleskine: una traduzione visiva di ciò che, secondo l’autore, avveniva all’interno dello spazio originario legato alla tessitura. Con Creazione, Erica Conti porta lo spettatore a visualizzare il corpo nel suo duplice natura: interiore ed esteriore, carnale e spirituale. Francesca, di Giuseppe Barilaro, è una figura su legno non immediatamente riconoscibile, a causa dei graffi e della lavorazione del materiale, che invita a una rielaborazione visiva. Francesco Damiani con Scultura organica fluo, crea forme piene e vuote, geometrie sospese e leggere, utilizzando pasta di cellulosa e gomma e legno. I soggetti del collage Autumn Zoo di Elena Monzo, sembrano provenire da un mondo altro, fluttuano e danzano in pose contorte. Alessandro Negri, con Frutti maturi, attraverso il gesto pittorico, crea grovigli che richiamano naturali: rami, radici si intersecano e annodano intorno ai frutti, in un movimento continuo. La ragazza col melograno, scultura in carta di Vittorio Iavazzo, narra il mito di Persefone, costretta a restare negli Inferi per aver mangiato sei chicchi di melograno, causando l’alternarsi delle stagioni. Ernesto Morales, con Clouds XXVIII, esplora l’effimero delle nuvole, catturandone la mutevolezza come metafora della condizione umana.

In riferimento alle opere dei vincitori del Premio Luigi Candiani della prima edizione (2022/2023), in ordine, si incontra Telememoria del collettivo Zeroscena (Luka Bagnoli ed Elisa La Boria) con Silvia Francis Berry, un’opera-video che riflette sul tema della memoria trattata come oggetto: da rammendare e ricordare. Ibridazione di Stefano Zaratin è un monito: porre attenzione al Pianeta. Il mondo animale è costretto a snaturarsi per adattarsi alla trasformazione distopica già in atto. Giampaolo Parrilla, con Dry – cleaning machine, immagina una lavanderia a secco nella quale i corpi dei rifugiati ucraini sono appesi come abiti: chi conserva il proprio corpo dopo il lavaggio sarà appeso alle aste, chi lo perde, al soffitto. Asako Hishiki realizza una serie di xilografie giapponesi: Il viaggio #1, nello specifico, riflette sul tema del viaggio, attraverso l’elemento dell’acqua.

Tra le opere dei vincitori del Premio Luigi Candiani della seconda edizione (2023/2024), compare Yirui Fang, con Vulcanico, che, attraverso l’uso materico dell’olio, rappresenta lingue di fuoco che creano vortici su tutta la tela. Asya Magnaterra tramite la figura mitica di Morfeo, dio dei sogni, con L’abbraccio di Morfeo, accompagna lo spettatore nel proprio inconscio più profondo, alla ricerca della vera natura dell’essere. Sanda Skujina, ispirata dalla primordiale gestualità della figlia di due anni, realizza Scarabocchi: segni che si rivelano un linguaggio autentico e privo di sovrastrutture. Giuseppe Gallace, con La passeggiata, indaga la sensazione di solitudine legata alla mancanza, raffigurando figure sospese in un paesaggio desertico. Con Un attimo prima, Angelo Farina mostra come preoccupazione, senso di alienazione e attesa possano bloccare non solo il tempo, ma anche l’anima di chi le prova.

SAC rivendica la forza del sedimentare e del custodire attraverso questa esposizione, che si concretizza come un gesto curatoriale di restituzione e rilettura: un tentativo di far dialogare opere nate in momenti diversi, per far emergere connessioni inattese e riattivare una memoria collettiva. SAC rinnova il suo impegno ad ampliare la collezione e a costruire nuovi dialoghi, aprendo la strada a future narrazioni condivise.

 

Testo di Sofia De Pascali