Frammenti

Data 28 Febbraio 2026 - 18 Aprile 2026
Frammenti
MOSTRA DI SILVIA BELTRAMI E GIUSEPPE GALLACE

Frammenti

Data 28 Febbraio 2026 - 18 Aprile 2026
Frammenti
MOSTRA DI SILVIA BELTRAMI E GIUSEPPE GALLACE

Dettagli esibizione

Disciplina artistica:

“Ma nel momento stesso in cui quel sorso, mescolato alle briciole del dolce, toccò il mio palato, trasalii, attento a ciò che accadeva di straordinario in me”. 

(Marcel Proust, Dalla parte di Swann, 1913) 

Spesso è un dettaglio a innescare un’esperienza di rivelazione. Nel celebre episodio della madeleine di Marcel Proust, un gesto semplice, come addentare un dolce, dopo averlo immerso nel tè, agisce da amplificatore sensoriale in grado di far riemergere un intero universo di immagini ed emozioni. 

Frammenti si sviluppa in questo spazio percettivo liminale, dove ciò che è ambiguo, discontinuo e parziale, continua a interrogare lo sguardo e la mente. 

SAC apre le sue porte al pubblico, per la prima volta, con una mostra bipersonale. Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace, già presenti nello spazio in precedenti esposizioni collettive, sono ora protagonisti di un confronto diretto, un dialogo visivo in cui le loro sensibilità si intrecciano e si rispecchiano. 

La ricerca di Silvia Beltrami (Roma, 1974) si muove all’interno di una realtà frantumata, instabile e mai pienamente afferrabile. Fin dagli esordi il collage si afferma come suo linguaggio privilegiato: non una semplice tecnica compositiva, ma un gesto critico attraverso cui l’immagine viene smontata, decontestualizzata e ricostruita. Nei lavori più recenti Beltrami intreccia il collage alla pratica dello strappo d’affresco: tecnica che consiste nella rimozione dello strato superficiale della parete che, grazie all’uso di colle vegetali e di una tela leggera (calicot), viene staccata e trasferita su un nuovo supporto. Il muro, inteso come luogo di stratificazione storica, viene così fisicamente sottratto al suo contesto originario per diventare opera, mantenendo intatta la propria corporeità e al tempo stesso evocando l’effetto visivo di un manifesto strappato. Il frammento, lungi dall’essere una perdita, si fa elemento generativo: una porzione di realtà che, sottratta al proprio tempo e spazio, apre a nuove possibilità di senso. Le figure che abitano le opere di Beltrami restituiscono una condizione umana precaria, segnata da pregiudizi, controllo e incomunicabilità. Decostruire per dare nuova vita: è in questo gesto che la pratica di Beltrami trova il proprio nucleo più autentico. L’artista si affida alla teoria del Decostruzionismo, elaborata da Jacques Derrida, secondo cui è necessario smontare concetti e strutture consolidate per rivelarne la fragilità e le contraddizioni, mostrando come i significati siano in continua trasformazione.  

Giuseppe Gallace (Soverato, 1993) rifiuta la narrazione lineare per aprirsi a un’ambiguità stratificata, visiva e immaginifica. La sua ricerca si presenta come un campo aperto alle interpretazioni, fondato su un rapporto intimo con la pittura. Per l’artista la tela è una superficie in cui passato e presente, crosta e polpa convivono senza gerarchie prospettiche. Gallace colloca la propria ricerca nella sfera del Realismo Magico, inteso come approccio artistico e letterario che fonde il quotidiano con elementi fantastici, rendendo straordinario ciò che appare ordinario; una soglia instabile tra realtà e immaginazione, in cui le immagini mantengono un’apparente quiete formale ma sono attraversate da una tensione sottile e inquieta. Nei lavori più recenti Gallace fa affiorare elementi floreali che, come tracce materiali, squarciano la superficie pittorica rendendo visibile la stratificazione del dipinto. Le forme, fragili e sul punto di piegarsi o rompersi, abitano una condizione di tensione latente, sospesa tra la rappresentazione infantile del fiore e una sensazione di inospitalità. Il dualismo tra l’illusione tipica dell’infanzia e la disillusione della giovinezza esprime con chiarezza l’ibridazione tra delicatezza e inquietudine che caratterizza il lavoro di Gallace, dove l’apparenza suggerisce una favola continuamente interrotta da frammenti di tela che ne incrinano l’incanto. 

All’interno di questo dialogo, il frammento si afferma come forma di possibilità. Le opere di Beltrami e Gallace abitano un territorio ibrido in cui il reale, pur frantumato, resta vivo. 

  

Testo critico di Sofia De Pascali